Giornale on-line dell'AISRe (Associazione Italiana Scienze Regionali) - ISSN:2239-3110
 

Capitale territoriale e vantaggio competitivo d’impresa: le province di Milano e Palermo a confronto

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di: Valentina Morretta

EyesReg, Vol.9, N.5, Settembre 2019

In geografia economica si è spesso studiato il legame tra competitività aziendale e fattori di contesto territoriale (Malmberg e Maskell, 2018; Ferreira et al., 2017; Audretsch et al., 2015; Maskell e Malmberg, 1999; Porter, 1990). Concetti come distretti industriali, cluster, local milieu e, più recentemente, ecosistemi imprenditoriali (Ortega-Colomer et al 2016; Bagella e Becchetti, 2012; Aydalot e Keeble, 2018; Alvedalen e Boschma, 2017, Stam, 2015) rappresentano importanti contributi per comprendere in che modo la competitività delle imprese possa essere influenzata dal contesto locale in cui operano. Tuttavia, la maggior parte di queste teorie considerano soltanto alcuni aspetti del territorio, per esempio si concentrano sulle capacità relazionali dei diversi attori economici, e spesso non tengono conto della varietà di risorse che sono disponibili in diversi luoghi e che potrebbero essere simultaneamente importanti per la competitività (Capello e Camagni, 2013; Kitson et al., 2004).

Il concetto di capitale territoriale supera questa limitazione (EU, 1999; OECD, 2001; Camagni, 2008) considerando una vasta gamma di risorse del territorio, tangibili ed intangibili, come, per esempio, il capitale umano, sociale, culturale, istituzionale, naturale, artistico ed infrastrutturale, e soprattutto, ponendo enfasi sulla coesistenza e sulla complementarità di tali risorse come caratteristica distintiva dei diversi territori.

Uno studio condotto nel 2016 [1] in due province italiane si è proposto di analizzare in che modo il capitale territoriale può diventare una fonte di vantaggio competitivo per le imprese. Lo studio si basa su un’analisi qualitativa di 26 aziende italiane che operano in tre settori: “Servizi di alloggio e ristorazione”, “Manifattura” e “Tecnologie dell’Informazione e Comunicazione”. Le imprese sono state selezionate nelle province di Milano e Palermo che rappresentano due casi molto diversi tra loro in termini di prestazioni macro e microeconomiche (Creswell, 2003). L’analisi tematica delle interviste semi strutturate condotte con imprenditori e manager delle imprese svela tre importanti aspetti.

Rapporti indiretti e diretti tra territorio e imprese come fonte di vantaggio competitivo

L’analisi mostra il modo in cui il capitale territoriale diventa una fonte di vantaggio competitivo per le imprese, sia in termini di costo che di differenziazione, agendo indirettamente come esternalità territoriale e, in alcuni casi, diventando direttamente un ‘core asset’ dell’impresa. Nel primo caso, come teorizzato da Kitson et al. (2004), una vasta gamma di risorse che vanno dal capitale umano e creativo, alle infrastrutture, alle istituzioni, diventano tutte importanti esternalità territoriali a beneficio delle imprese locali. Per fare un esempio tra tanti, la provincia di Milano risulta estremamente attrattiva per le risorse umane qualificate provenienti da altre regioni e a volte anche dall’estero. La presenza di questo ricco capitale umano agevola le imprese nella fase di selezione del personale con un notevole risparmio dei costi di reclutamento. Nel secondo caso, le risorse territoriali acquisiscono direttamente un valore economico se trasformate in prodotti commerciabili (Camagni, 2008; Camagni e Capello (2013), come nel caso di una impresa che sfrutta l’antica e rinomata tradizione della provincia di Palermo nella produzione agrumaria, acquisendo vantaggi di costo e differenziazione e una solida reputazione a livello nazionale e internazionale grazie alle caratteristiche del capitale naturale di cui può disporre.

L’interconnessione di diversi elementi del capitale territoriale sulla competitività aziendale

L’analisi delle interviste rivela inoltre come le risorse locali presenti in ciascuna provincia si accumulano nel tempo e nello spazio generando capitale territoriale seguendo un procedimento tacito e complesso. Le risorse locali sono infatti strettamente interconnesse e interdipendenti tra di loro e questo rende qualsiasi tentativo di costruire il capitale territoriale da zero, o di volerlo riprodurre con caratteristiche simili in luoghi diversi, un compito estremamente difficoltoso. Questa inimitabilità rappresenta una fonte di vantaggio competitivo a lungo termine per le imprese situate in ambienti più favorevoli che possono godere di un capitale territoriale più ricco e vibrante. Per esempio a Milano, il ricco capitale sociale, inteso come l’elevata propensione e la capacità degli attori economici del territorio di collaborare e cooperare, è fortemente favorito da una cultura locale aperta e dinamica e grazie allo scambio e alla contaminazione tra le imprese contribuisce, a sua volta, a stimolare il capitale creativo del territorio, con conseguenti ricadute positive sull’innovazione aziendale. Il capitale creativo facilita, a sua volta, l’accumulazione di capitale umano, in quanto i migliori talenti, che giungono da altre regioni Italiane sono attratti da questo contesto stimolante. Nella provincia di Palermo, la presenza di un ricco capitale naturale, artistico e culturale (mare, montagna, monumenti, tradizioni locali etc.) contribuisce all’accumulazione del capitale creativo e umano nel territorio, stimolando, per esempio, la produzione di prodotti e servizi innovativi relativi al loro sfruttamento. Alcuni imprenditori inoltre affermano che queste risorse giocano un ruolo nell’attrarre talenti da altre regioni e ad arginare la ‘fuga dei cervelli’ verso il Nord. Tuttavia il debole capitale istituzionale incide negativamente, non solo sulla preservazione del capitale naturale ed artistico, ma anche sull’accumulazione del capitale infrastrutturale (e.g. telecomunicazioni e trasporti) e del capitale sociale, per il fatto che le istituzioni si rapportano con gli imprenditori in maniera individuale piuttosto che in maniera sistemica. Il fragile capitale sociale basato soprattutto su relazioni di amicizia è, a sua volta, causato da una cultura e mentalità chiusa, restia alla collaborazione, e questo contribuisce negativamente all’accumulazione di capitale creativo che risulta infine molto poco stimolante con effetti negativi sulle imprese e così via. In definitiva, il capitale territoriale, dato la variabilità della sua composizione e natura tra le diverse province, data la sua scarsa imitabilità e riproducibilità dovuta al complesso processo di accumulazione delle risorse di cui è costituito, e data la sua capacità di favorire, o meno, le attività economiche, può spiegare le persistenti disparità territoriali esistenti tra le due province.

Risorse locali avanzate vs risorse locali ereditate

Infine, l’analisi identifica come le imprese della provincia di Milano beneficiano di un mix di “risorse avanzate”, ovvero sviluppate attraverso investimenti a lungo termine sul territorio (Fahy, 2002), come il capitale sociale, creativo, una cultura imprenditoriale aperta e dinamica e la capacità di costruire infrastrutture efficienti. Al contrario, la provincia di Palermo è ricca di “risorse ereditate” (ovvero donate dalla natura o dagli avi come nel caso del capitale naturale e artistico), che possono diventare un’importante fonte di vantaggi di costo e di differenziazione per le imprese, in particolare nel settore turistico. Tuttavia, il semplice possesso di queste risorse ereditate non garantisce lo sviluppo di vantaggi competitivi (Sirmon et al. 2007; Barney e Arikan, 2001). Ad esempio, nonostante la bellezza del paesaggio e il ricco patrimonio artistico, naturale e culturale, il debole capitale sociale e istituzionale, la mancanza di adeguate infrastrutture di trasporto non consente agli imprenditori di sfruttare appieno il potenziale turistico della provincia né di avere performance superiori a quelle delle imprese di Milano. Pertanto, gli investimenti a lungo termine in risorse avanzate che appartengono alla sfera delle ‘capacità’ diventano essenziali per sostenere le imprese locali e realizzare pienamente il potenziale di sviluppo di ciascun luogo.

Conclusioni

Il capitale territoriale è una importante fonte di vantaggio competitivo in termini di costi e differenziazione agendo come esternalità territoriale o diventando un ‘core asset’ delle imprese. Le risorse locali sono altamente interconnesse tra loro, rendendo il capitale territoriale unico in ogni luogo e non facilmente imitabile, garantendo quindi vantaggi competitivi a lungo termine per le imprese che possono beneficiare della sua dotazione. Un mix di risorse locali avanzate, sviluppato attraverso investimenti a lungo termine, è più prezioso per le imprese rispetto alle risorse ereditate, donate dalla natura o dagli avi.

L’ identificazione e l’analisi del capitale territoriale è importante sia per gli imprenditori che per i policy makers locali. Nel primo caso aiuta a comprendere meglio le conseguenze delle scelte di localizzazione e a selezionare le migliori strategie in ogni provincia e settore. Ad esempio, un’impresa può decidere di focalizzare la sua attività economica sullo sfruttamento di un determinato asset che è peculiare e unico del territorio come fanno alcune imprese operanti nel settore turistico a Palermo e nel digital design a Milano. In alternativa, un’azienda può scegliere di de-territorializzare alcune delle sue attività per contrastare le debolezze territoriali o investire nello sviluppo interno di quelle risorse che sono scarsamente presenti nel contesto locale. È il caso, ad esempio, di un’impresa Palermitana operante nel settore ICT che ha deciso di aprire una filiale nel Regno Unito per tenersi aggiornata con prodotti e servizi all’avanguardia, sviluppando la creatività al di fuori del contesto poco stimolante e vibrante di Palermo.

Nel secondo caso l’analisi del capitale territoriale è importante per aiutare la politica locale a riconoscere le specificità di ciascun territorio, i punti di forza e debolezza, le potenzialità inespresse e conseguentemente progettare adeguate politiche di luogo termine per promuovere diversi settori economici all’interno di specifici contesti locali. Una serie di politiche a lungo termine, coordinate ed integrate che mirano ad arricchire in maniera complementare le risorse avanzate di capitale territoriale potrebbe quindi essere molto più efficace nel ridurre disparità territoriali persistenti rispetto a risposte politiche basate su interventi singoli e frazionati nel territorio.

Valentina Morretta

Riferimenti bibliografici

Audretsch, D. B., Link, A. N., Walshok, M. L. (Eds.). (2015), The Oxford handbook of local competitiveness. Oxford University Press.

Alvedalen, J., Boschma, R. (2017), A critical review of entrepreneurial ecosystems research: towards a future research agenda’. European Planning Studies, 25(6), 887-903.

Aydalot, P., Keeble, D. (2018), High technology industry and innovative environments: the European experience. Routledge.

Bagella, M., Becchetti, L. (Eds.). (2012), The competitive advantage of industrial districts: theoretical and empirical analysis. Springer Science & Business Media

Barney, J. B., Arikan, A. M. (2001), The resource-based view: Origins and implications. Handbook of strategic management, 124188.

Camagni, R. (2008), Regional competitiveness: Towards a concept of territorial capital. In Seminal Studies in Regional and Urban Economics. Springer, Cham, 2017. 115-131.

Camagni, R., Capello, R. (2013), Regional competitiveness and territorial capital: A conceptual approach and empirical evidence from the European Union. Regional Studies, 47(9), 1383-1402.

Creswell, J. W. (2003), Research design: Qualitative, quantitative, and mixed methods approach, Sage publications.

EU (1999), Territorial competitiveness. Creating a territorial development strategy in light of the LEADER experience. Rural Innovation Dossier, 6(1).

Fahy, J. (2002), A resource-based analysis of sustainable competitive advantage in a global environment. International Business Review, 11(1), 57-77.

Ferreira, J. J., Fernandes, C. I., Raposo, M. L. (2017), The effects of location on firm innovation capacity. Journal of the Knowledge Economy, 8(1), 77-96.

Kitson, M., Martin, R., Tyler, P. (2004), Regional competitiveness: An elusive yet key concept? Regional Studies, 38(9), 991-999.

Maskell, P., Malmberg, A. (1999), The competitiveness of firms and regions ‘Ubiquitification’ and the importance of localized learning. European Urban and Regional Studies, 6(1), 9-25.

Malmberg, A., Maskell, P. (2018), Localised capabilities and industrial competitiveness. In Voices from the North (pp. 11-28). Routledge.

OECD (2001), Territorial outlook, OECD Publications Service.

Ortega-Colomer, F. J., Molina-Morales, F. X., Fernández de Lucio, I. (2016), Discussing the concepts of cluster and industrial district. Journal of technology management & innovation, 11(2), 139-147.

Porter, M. E. (1990), The competitive advantage of nations. Harvard business review, March-April, 68(2), 73-93.

Sirmon, D. G., Hitt, M. A., Ireland, R. D. (2007), Managing firm resources in dynamic environments to create value: Looking inside the black box. Academy of management review, 32(1), 273-292.

Stam, E. (2015), Entrepreneurial ecosystems and regional policy: a sympathetic critique. European Planning Studies, 23(9), 1759-1769.

Note

[1] Lo studio è stato realizzato nell’ambito del progetto di dottorato – Territorial capital and firm performance: evidence from Italian regions – condotto dall’autrice presso la Middlesex University, Londra (2017), con l’obiettivo di analizzare, mediante l’utilizzo di una metodologia mista, in che modo il capitale territoriale influenza le performance delle imprese.

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