Migrazioni e rimesse: un’analisi delle determinati a livello regionale

di: Romano Piras e Francesca Zanda

EyesReg, Vol.9, N.2, Marzo 2019


Introduzione

Nell’ opinione pubblica, il tema delle migrazioni è percepito spesso in termini negativi e come un’emergenza di breve periodo. Poco o nessuno spazio è lasciato ad una riflessione sulle opportunità di sviluppo di lungo termine che le migrazioni possono rappresentare sia per i paesi di origine che di destinazione, qualora i flussi migratori venissero guidati in modo efficace nel contesto di una strategia di integrazione. In particolare, uno dei canali attraverso i quali i flussi migratori potrebbero condurre ad un maggior sviluppo e ad un maggior benessere nei paesi di origine dei migranti è quello delle rimesse. Le rimesse si configurano come uno strumento che, perlomeno nella fase iniziale del progetto migratorio individuale, rafforza il legame con il paese di origine dei migranti. Spesso, per il loro tramite è possibile accumulare risparmio e realizzare investimenti a lungo termine nei paesi di origine.

Questo tema, negli anni più recenti, ha assunto un’importanza fondamentale non solo dal punto di vista economico, ma anche nel più ampio dibattito politico e sociale (Page e Plaza, 2006). Principalmente sono due i fattori che spiegano questa maggiore rilevanza. In primo luogo per via della loro entità, si configurano come una delle componenti più significative degli scambi finanziari a livello internazionale, tanto che l’ammontare delle rimesse è maggiore rispetto ai trasferimenti internazionali di aiuto ai paesi in via di sviluppo; inoltre esse rappresentano più della metà degli investimenti diretti esteri verso gli stessi paesi. Le rimesse vengono identificate come un vero e proprio strumento di politica economica che può essere utilizzato dai paesi caratterizzati da forte emigrazione, per favorire lo sviluppo (De Haas, 2005). In secondo luogo, a partire dalla crisi del 2008 è possibile evidenziare il fatto che le rimesse abbiano una natura anticiclica, in quanto rispetto ad altre variabili economiche, le rimesse hanno tenuto un trend stabile e positivo nel tempo, confermando così l’ipotesi di persistenza (Ratha e Silwal, 2012).

I flussi finanziari generati dalle rimesse, oltre che costituire un’ancora di salvezza per milioni di famiglie, producono un forte impatto sulle aree sottosviluppate del Sud del mondo, favorendone la crescita e attivando spesso la possibilità di una “migrazione circolare”, che presuppone una mobilità generalmente temporanea (risposta eccezionale alla fluidità del mercato del lavoro globale). Pertanto, essi posso costituire una sorta di “cuscino finanziario”, per l’eventuale ritorno permanente in patria dei migranti.

Secondo i dati della Banca Mondiale, il mercato delle rimesse a livello globale, ha registrato un valore pari a 464 miliardi di dollari nel 2010 fino a superare i 600 miliardi nel 2017. A livello mondiale l’India resta il paese che riceve maggiori rimesse, circa 70 miliardi di dollari, seguita dalla Cina (60 miliardi), Filippine (25 miliardi), Messico (22 miliardi) e Nigeria (21 miliardi). La Banca Mondiale ritiene che i flussi di rimesse continueranno a beneficiare della crescente migrazione internazionale. A livello globale, perciò, si prevede un trend positivo per gli anni futuri. In riferimento all’Europa, i dati evidenziano come, a fronte di una popolazione che rappresenta circa il 10% della popolazione mondiale, la quota degli gli immigrati nel continente sia a pari al 20% del totale degli immigrati e che, allo stesso tempo, sia l’origine del 25% delle rimesse a livello mondiale. I sei principali paesi europei per origine delle rimesse rappresentano i tre quarti delle rimesse, con in testa la Federazione Russa (20,6 miliardi di dollari), seguita dal Regno Unito (17,1 miliardi), dalla Germania (14 miliardi), dalla Francia (10,5 miliardi), dall’Italia (10,4 miliardi) e dalla Spagna (9,6 miliardi).

La situazione in Italia

L’Italia, come è noto, a partire dalla seconda metà degli anni settanta ha iniziato a sperimentare l’arrivo di lavoratori immigrati stranieri con origini ed esperienze lavorative differenti. In effetti, si può affermare che nel corso di quel decennio, nonostante la crisi economica seguita ai due shock petroliferi, è iniziata la trasformazione da paese di emigrazione a paese di immigrazione. L’origine degli immigrati presenti in Italia è molto varia; principalmente essi provengono dai paesi europei, seguiti da quelli africani, asiatici e dell’America Latina. Secondo i dati della Banca d’Italia, il fenomeno delle rimesse degli immigrati ha visto un costante aumento dal 2008 al 2011, fino ad arrivare a 7,39 miliardi di euro. In seguito, nel biennio 2012/2013, il flusso di rimesse ha subìto un netto calo fino ad attestarsi sui 5 miliardi registrati nel 2016 e nel 2017.Le regioni maggiormente coinvolte dal fenomeno, come mostrato nella Tabella 1, sono comprensibilmente quelle con il maggior numero di immigrati. Nell’arco temporale che va dal 2008 al 2017, complessivamente dal Lazio sono state inviate rimesse per un ammontare pari a 18,1 miliardi di euro, dalla Lombardia 16 miliardi, dalla Toscana 7,9 miliardi, dall’Emilia Romagna 5,4 miliardi e, infine, dal Veneto 5,2 miliardi.

Una breve analisi empirica sulle derminanti delle rimesse dall’Italia

Al fine di fare luce sulle determinanti dei flussi di rimesse inviate dagli stranieri residenti in Italia verso i loro paesi di origine, ci si propone ora di spiegare il flusso bilaterale delle rimesse da ciascuna delle venti regioni italiane verso i nove principali paesi extra-UE di provenienze degli immigrati. I paesi presi in considerazione sono Albania, Ucraina, Marocco, Tunisia, Bangladesh, India, Pakistan, Brasile e Perù. Nel complesso, gli immigrati da questi nove paesi rappresentano il 48,4% della popolazione extra-UE residente in Italia e il 35,6% del totale della popolazione straniera residente nel nostro paese. I dati utilizzati per il periodo dal 2012 al 2016 si riferiscono ai flussi annui di rimesse, disaggregati per regione italiana di invio e paese di destinazione. Si tratta quindi di dati diadici combinati per ogni coppia “regione i di origine-paese j di destinazione”. Il dataset così costruito comprendente 180 unità di osservazione (venti regioni italiane per nove paesi stranieri) per cinque anni, per un totale di 900 osservazioni. Le definizione delle variabili utilizzate e le fonti dei dati sono riportate nella Tabella 2.

Espresso in termini log-lineari, il modello di regressione utilizzato per spiegare le rimesse pro capite (rimesseij,t) inviate dagli immigrati verso il proprio paese di origine, è dato da:

I risultati delle stime effettuate con diverse specificazioni di effetti fissi (risultati simili si ottengono anche utilizzando una specificazione ad effetti random che, tuttavia, è rifiutata sulla base del test di Hausmann) sono riportati nella Tabella 3. La colonna (1) riporta le regressioni in assenza di effetti specifici. La colonna (2) presenta le stime effettuate introducendo i soli effetti specifici bilaterali. Infine, nella colonna (3) vengono introdotti, contemporaneamente, gli effetti specifici bilaterali e quelli temporali.

Per ciò che riguarda le variabili reddito e reddito2, i coefficienti stimati sono statisticamente significativi, con la seconda che presenta un coefficiente stimato negativo, suggerendo quindi una relazione ad U rovesciata tra il reddito pro capite e le rimesse pro capite. Dati, ad esempio, i coefficienti stimati nella colonna (3), che risultano pari rispettivamente a 8,88 e a –0,48, e considerando il fatto che le variabili sono trasformate in logaritmi, si può calcolare che al crescere del reddito, le rimesse tendono ad aumentare fino al raggiungimento di circa 10.404 euro di reddito pro capite, per poi diminure una volta superata tale soglia. Questo risultato conferma la cosidetta “remittances decay hypothesis” secondo la quale, man mano che il processo di integrazione degli immigrati nel paese ospitante consente a questi ultimi di conseguire livelli di reddito via via maggiori, i legami con il paese di origine tendono a diminuire con conseguente diminuzione delle rimesse (Lucas e Stark, 1985; Dustmann e Mestres, 2010). In particolare secondo Lucas e Stark esisterebbe una relazione non lineare a causa del fatto che nelle prime fasi, gli immigrati incontrano difficoltà nel paese ospitante che li porta a occupazioni precarie, instabili e sotto pagate. Successivamente, con la stabilizzazione e la maggiore integrazione nel paese di destinazione le rimesse tendono ad aumentare. Infine, una volta che gli immigrati si stabilizzano definitivamente, vengono meno i legami sociali, familiari e di solidarietà economica con il paese di origine con conseguente riduzione delle rimesse.

La variabile share_permlp permette anch’essa di verificare l’ipotesi di Lucas e Stark, riguardo la possibilità che il livello delle rimesse possa diminuire per via del trascorrere del tempo e dell’attaccamento del migrante alla terra di accoglienza. Nella presente analisi, il segno negativo di questa variabile suggerisce che all’aumentare della quota dei soggiornanti di lungo periodo, le rimesse inviate verso il proprio paese tendono a ridursi per l’effetto del’indebolimento dei legami con il paese di origine.

Il coefficiente stimato della variabile inflazione è negativo e indica che all’aumentare del livello dei prezzi in Italia, i migranti hanno la necessità di trattenere presso di se una maggiore parte del proprio redditi per far fronte al maggior costo della vita, piuttosto che inviarla sotto forma di rimesse.

Infine, la varibile pil_pc mostra anch’essa un coefficiente stimato negativo ad indicare il fatto che un aumento del pil pro capite nei paesi di origine degli immigrati, segnala che il livello di benessere in quei paesi tende ad aumentare e, quindi, che i familiari rimasti in patria hanno meno bisogno delle rimesse inviategli dall’Italia.

In conclusione, si può affermare che l’analisi empirica ha dimostrato come il reddito, la share di permessi di soggiorno di lungo periodo, il tasso d’inflazione in Italia e il pil pro capite dei paesi di origine degli immigrati, sono delle determinanti fondamentali del livello di rimesse trasferite dall’Italia verso i paesi stranieri. In accordo con le ipotesi avanzate da Lucas e Stark (1985), si è rilevato che maggiore è il periodo che gli immigrati trascorrono in Italia, maggiore tende ad essere la loro integrazione nel nostro paese. Se questo aspetto appare positivo per l’Italia, in termini appunto di integrazione degli immigrati, ciò implica un flusso di rimesse verso i paesi di origine che tende a diminuire nel tempo. In questo senso, è importante che i paesi di origine sfruttino le rimesse degli immigrati al fine di favorire processi di sviluppo che, ancorché inizialmente possano avvalersi del flusso di rimesse provenienti dal nostro paese, nel lungo periodo hanno tuttavia necessità di progredire in maniera autonoma da essi.

Romano Piras, Università di Cagliari, Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali

Francesca Zanda, Indipendente


Riferimenti bibiliografici

De Haas H. (2005), International Migration, Remittances and Development: Myths and Facts, Third World Quarterly, 26, 8: 1269-1284.

Lucas R., Stark O. (1985), Motivations to Remit: Evidence from Botswana, Journal of Political Economy, 93, 5: 901-918.

Dustmann C., Mestres J. (2010), Remittances and Temporary Migration, Journal of Development Economics, 92, 1: 62-70.

Page J., Plaza S. (2006), Migration Remittances and Development: A Review of Global Evidence, Journal of African Economies, 15, S2: 245-336.

Ratha D., Silwal A. (2012), Remittance Flows in 2011. An Update, Migration and Development Briefs, World Bank, Washington, DC.

Tabelle

Tabella 1. Rimesse (milioni di euro e variazioni %).

Regione 2008 2011 2014 2017 2008-2017 (% var.)
Valle d’Aosta 8 9 7 8 0.00
Piemonte 297 326 301 285 -4.04
Lombardia 1304 1575 1119 1180 -9.51
Liguria 174 195 186 180 3.45
Emilia Romagna 429 476 460 464 8.16
Trentino A.A. 53 63 59 76 43.40
Veneto 426 495 426 443 3.99
Friuli V. Giulia 63 73 79 103 63.49
Toscana 851 695 587 445 -47.71
Marche 99 112 111 104 5.05
Umbria 72 74 66 59 -18.06
Abruzzo 68 79 73 69 1.47
Lazio 1770 2131 985 771 -56.44
Campania 295 425 307 321 8.81
Molise 9 11 9 10 11.11
Puglia 106 149 161 170 60.38
Basilicata 13 18 18 20 53.85
Calabria 82 99 94 94 14.63
Sicilia 188 319 219 205 9.04
Sardegna 62 65 62 68 9.68
Totale 6369 7389 5329 5075 -20.32

Note: nostre elaborazioni su dati Banca d’Italia.

Tabella 2. Descrizione delle variabili e fonti.

Variabili Descrizione Fonte
Rimesse pro capite (rimesseij,t) Importo medio pro capite inviato dai lavoratori stranieri da una data regione verso un dato paese. World bank. Remittance Prices Worldwide.
  Determinanti micro      
Reddito pro capite (redditoij,t) Reddito medio pro capite dei lavoratori dipendenti stranieri regolari nelle regioni italiane. Inps. Osservatorio sui cittadini Extracomunitari. Retribuzioni dei lavoratori dipendenti.
Share permesso di soggiorno di lungo periodo (share_permlpij,t) Quota di stranieri con permesso di soggiorno di lungo periodo. Immigrati.stat. Permessi di soggiorno dei cittadini non comunitari.
  Determinanti macro      
Tasso di inflazione in Italia (inflazioneITA,t) Tasso di inflazione in Italia. World Bank. Inflation.
Pil pro capite del paese straniero (pil_pcj,t) Pil pro capite dei paesi stranieri, in cui vengono inviate le rimesse. World Bank. GDP, PPP (constant 2011 international $)

Tabella 3.  Stime.

__ (1) (2) (3)
Ln reddito 14,63** (6,89) 7,88** (3,91) 8,88** (3,90)
Ln redddito2 -0,68* (0,38) -0,42* (0,22) -0,48** (0,22)
Ln share_permlp -1,34*** (0,34) -3,53*** (0,19) -3,36*** (0,19)
Ln inflazione -0,07* (0,04) -0,22*** (0,02) -0,18*** (0,02)
Ln pil_pc -0,59*** (0,13) -1,42*** (0,19) -0,69*** (0,22)
  Effetti Fissi
Origine-Destinazione NO SI SI
Anno NO NO SI
R2-Adj 0,16 0,99 0,99

Errori standard riportati in parentesi. *** = livello di significatività dell’1%; ** =  livello di significatività dell 5%; * =  livello di significatività del 10

One Response to Migrazioni e rimesse: un’analisi delle determinati a livello regionale

  1. EMANUELE IMPERIALI DAFFLITTO

    Professor Piras, lei scrive che nell’arco temporale che va dal 2008 al 2017, complessivamente dal Lazio sono state inviate rimesse per un ammontare pari a 18,1 miliardi di euro, dalla Lombardia 16 miliardi, dalla Toscana 7,9 miliardi, dall’Emilia Romagna 5,4 miliardi e, infine, dal Veneto 5,2 miliardi.Puo fornirmei gentilemnte questo dato complessivo anche per le rimesse dalla Campania e dalla Puglia? Grazie
    Emanuele Imperiali

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