Processi di specializzazione e costruzione della città a tema

di: Giuseppe Mazzeo

EyesReg, Vol.8, N.5, Settembre 2018

 

 

Una delle caratteristiche vincenti della città è la complessità della sua struttura fisica e funzionale, interpretata diversamente da città a città e, nel tempo, all’ interno della stessa città (Fistola e Mazzeo, 2009). Nonostante questa assunzione di base, destano sempre maggiore attenzione processi indirizzati alla semplificazione delle strutture urbane.
Il paper vuole approfondire tali fenomeni. Essi possono interessare una città o un suo distretto più o meno ampio e si basano sulla rilevanza di una specifica attività che assurge a polo di attrazione endogeno (ossia già esistente ma diversamente caratterizzato) o esogeno (introdotto ex-novo), capaci di generare flussi addizionali e processi economici espansivi. Essi, inoltre, si traducono spesso in segni fisici caratteristici (landmarks) o nella caratterizzazione di un’area dal punto di vista architettonico e funzionale.
Da questo processo discendono almeno due effetti connessi alla creazione o all’incremento di flussi fisici ed economici. Il primo è la differenziazione tra valore d’uso e valore di scambio degli oggetti urbani (Logan, Molotch, 2007); il secondo, connesso a quello precedente, è il sorgere di conseguenze fisiche, sociali e spaziali che incidono in termini di attività e di identità sulla comunità presente (Chang, 2000).

 

Processi di specializzazione urbana. Casi-studio

I processi di specializzazione non sono una novità nella storia urbana. Possono esservi ricondotte le trasformazioni economiche che hanno portato molte città a divenire poli industriali, o quelle in cui la localizzazione di un polo culturale (una università, ad esempio) genera nuovi modelli di economia locale.
Entrambi questi casi sono esempi di specializzazione tematica urbana che generano flussi di lunga durata. Nella realtà contemporanea questo processo sembra aver assunto caratteristiche proprie, con l’accentuazione di iniziative legate ad una fruizione temporalmente limitata dell’elemento di attrazione (Rullani et al., 2000), ovvero connesso a flussi aventi una elevata frequenza di ricambio.
In Cina la specializzazione delle città è divenuta parte delle politiche di urbanizzazione attuate non solo attraverso l’espansione illimitata dei centri urbani (65 città cinesi hanno già superato il milione di abitanti nel 2018, secondo worldpopulationreview.com), ma anche mediante la realizzazione di quartieri o città tematiche (denominate tese xiaozhen, “città caratteristiche”) ciascuna dedicata ad uno specifico tema (industriale, artigianale, culturale, turistico, funzionale) che viene evidenziato al punto da trasformare la città in una sorta di parco dedicato che la differenzia dalle altre città (de Benedetti, 2018; Wu et al., 2018). La realizzazione di queste “città caratteristiche” va nella direzione della urbanizzazione, favorisce la mobilità delle persone e rafforza i flussi turistici che, nel 2016, hanno registrato 4,4 miliardi di viaggi interni alla Cina, con una crescita dell’11% rispetto al 2015. Di questi 3,2 miliardi sono stati effettuati da residenti in aree urbane (wta.web.org).
Anche nella penisola arabica sono in corso radicali programmi di trasformazione urbana che interessano sia città esistenti (Dubai, Abu Dhabi, Doha) che nuovi insediamenti (Masdar, Neom). Anche in questo caso le città nascono o si sviluppano secondo un piano che si incentra su pochi specifici tematismi (ambiente, cultura, tempo libero, …) tradotti in potenti landmark urbani (quartieri, grattacieli, edifici, infrastrutture, …); il processo si attua mediante una successione nello spazio e nel tempo di mega-progetti che si rifanno a quello che viene definito “modello Dubai” (Davis, Monk, 2008). Come nel caso cinese, la crescita dei flussi turistici rappresenta sia una premessa che una conseguenza importante del processo trasformativo. Per Beaugrand et al. (2013) queste trasformazioni, basate su una logica iper-capitalistica, hanno come fine la diversificazione dell’economia locale, da svincolare dallo stretto legame con il settore petrolifero, e sono finalizzate ad uno sviluppo economico basato su rilevanti investimenti: basti ricordare che per la sola realizzazione della città di Neom si prevede una spesa di 500 miliardi di dollari (Carey, 2018).
Anche nel caso delle città italiane è possibile individuare processi di specializzazione tematica, pur se più sfumati rispetto ai casi internazionali citati. La peculiarità sta nel fatto che l’elemento da specializzare è quasi sempre individuabile tra quelli connaturati con la città esistente, in quanto la quasi totalità dei centri della penisola possiede aree storiche, monumenti, attrattive ambientali e paesaggistiche che possono trasformarsi in poli di attrazione. Tali processi interessano i centri storici di città come Firenze e Venezia, ma anche, in misura minore, Roma e Napoli, laddove il tessuto urbano è investito da trasformazioni funzionali che sostituiscono le tradizionali attività urbane con attività connesse alla fruizione turistica. Vi sono però anche casi di specializzazione indotta, che si ritrovano nei luoghi nei quali sono stati inseriti nuovi attrattori, culturali e non, di grande rilievo. Il caso di Rovereto (240.462 visitatori nel 2016 a fronte di circa 40.000 abitanti) è emblematico (Mart, 2017), così come quello di Gardaland (circa 2.900.000 visitatori annui, a fronte di circa 12.000 abitanti nel comune di Castelnuovo del Garda).

 

Gli impatti delle scelte

Iniziare o meno un processo di specializzazione è una scelta tra mantenere o modificare le caratteristiche tradizionali di un centro. Solo nel secondo caso si potrà parlare di specializzazione in quanto lo scatto che muta la condizione del centro si ha variando radicalmente gli elementi che ne formano la struttura consolidata.
L’analisi urbana ha approfondito alcune specificità connesse a questo processo. Si possono citare le analisi sull’urban branding, ossia sulla costruzione di una immagine urbana basata su specifiche caratteristiche (Vanolo, 2009), o quelle sulla gentrification conseguente alla riqualificazione di aree degradate (Gastaldi, 2013). Anche il fenomeno turistico va inserito in questo ragionamento; per dimensione e tipologia dei flussi che si creano viene utilizzato spesso il termine “touristify” (Kegermeier et al., 2016) e il derivato “touristification”, inteso quale processo di asservimento degli spazi urbani al fenomeno del turismo di massa (Freytag, Bauder, 2018; Novy, 2018).
Pur non essendo strettamente connesse tra di loro, queste tre caratteristiche lo sono con quella di specializzazione urbana.
Ne derivano almeno due impatti primari, il primo relativo ai flussi che si attraggono, il secondo relativo alla città e alle sue peculiarità sociali.
Per Greffe (2003) “sembrerebbe che una parte crescente dell’attrazione dei siti culturali sia spiegata non dalla domanda culturale, quanto da una domanda “non culturale”. L’attrazione si trasforma in incremento di flussi e in diminuzione della loro qualità, dovendo i processi di specializzazione adattare l’offerta ad una utenza culturalmente ed economicamente più debole. Dal punto di vista economico ciò porta ad un circolo vizioso in quanto se l’utenza è debole il margine di profitto unitario si riduce, a meno di non aumentare il numero di utenti. Dall’ipotesi deriva che i processi di specializzazione tematica delle città sembrano andare di pari passo con la semplificazione del contenuto dell’offerta turistica di massa, la quale non è più costruita sull’approfondimento della conoscenza dei luoghi, quanto piuttosto sul soddisfacimento del riconoscimento tra immagine costruita, soprattutto sulla rete, e realtà offerta. Il che si traduce anche nella polarizzazione dei flussi su un numero limitato di elementi di attrazione all’interno della struttura urbana.
Il secondo elemento è rappresentato dagli effetti della specializzazione sulla realtà socio-economica delle aree urbane coinvolte da tali processi (Sinclair-Maragh et al., 2015). Pur riconoscendo loro effetti positivi non è improbabile il sorgere di potenziali conflitti legati sia alla sostituzione delle attività tradizionali che alla crescita del costo della vita, con conseguenti fenomeni più o meno estesi di espulsione di parte della popolazione urbana indigena e di mutamento del tessuto socio-economico.

Giuseppe Mazzeo, ISSM – CNR

 

Bibliografia

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