Lo spopolamento nei comuni italiani: un fenomeno ancora rilevante

di: Cecilia Reynaud, Sara Miccoli

EyesReg, Vol.8, N.3, Maggio 2018

 

 

Dalla seconda metà del ‘900 ad oggi, in Italia, si sono verificate profonde trasformazioni nei processi demografici. In Italia, a causa del continuo calo delle nascite e della parallela diminuzione della mortalità, il saldo naturale (differenza tra nascite e morti) risulta negativo da diversi anni. La crescita della popolazione è, quindi, da attribuire al solo saldo migratorio (differenza tra immigrazione ed emigrazione). Dalla metà degli anni ’90, senza il contributo della presenza straniera, la popolazione italiana avrebbe, quindi, cominciato a sperimentare una variazione negativa del suo ammontare.

A livello sub-nazionale, però, già dagli anni ’50 molti territori hanno sperimentato e stanno sperimentando un processo di diminuzione della popolazione, che può essere, nelle piccole aree, denotato come spopolamento. In queste aree, infatti, ad un saldo negativo tra nascite e morti, si è affiancato e si affianca un saldo migratorio negativo. In territori marginali del paese, infatti, il fenomeno dell’emigrazione, iniziato negli anni dell’industrializzazione, non si è mai concluso.

Nello stesso periodo, la diminuzione costante del numero delle nascite e l’aumento della speranza di vita hanno anche alterato la struttura per età e determinato un importante processo di invecchiamento (aumento della popolazione anziana over 65), sia in numero assoluto che rispetto al resto della popolazione, in particolare rispetto a quella giovanile (under 15). Ad oggi, la popolazione italiana risulta essere una delle più invecchiate al mondo, ma non sperimenta un processo di invecchiamento uniforme nel territorio italiano (Golini et al, 2003; Miccoli, Reynaud, 2016).

Dal punto di vista demografico, i processi di spopolamento ed invecchiamento sono strettamente collegati tra loro. Da una parte, l’emigrazione intensa riduce la numerosità della componente giovanile della popolazione; dall’altra, i giovani adulti tendono ad emigrare maggiormente proprio da contesti molto invecchiati, in cui le possibilità economiche e sociali risultano più scarse (Reynaud, Miccoli, 2016).

Lo scopo di questo lavoro è quello di analizzare il fenomeno dello spopolamento nel periodo compreso tra il 1951 ed il 201, e la sua interazione con l’invecchiamento della popolazione, a livello comunale. In particolare si vogliono analizzare l’evoluzione dello spopolamento e, infine, le caratteristiche demografiche, in termini di numerosità e struttura per età, delle aree in cui si è verificato uno spopolamento continuo nell’intero arco di tempo considerato.

 

Spopolamento ed invecchiamento nei comuni italiani

Lo studio è stato condotto utilizzando i dati del Censimento Generale della Popolazione e delle Abitazioni dell’ISTAT, relativi alla popolazione dei comuni italiani negli anni di censimento dal 1951 al 2011. Per rendere confrontabili i dati nel corso del tempo, si è scelto di utilizzare la situazione dei confini comunali del 2011, che definiscono 8.092 comuni, molto eterogenei tra loro, sia per numerosità e struttura della popolazione, che per dimensione e tipologia del territorio. Come misura dello spopolamento è stata calcolata la variazione percentuale negativa della popolazione, ((popolazione a inizio periodo – popolazione a fine periodo)/popolazione iniziale); come indicatore dell’invecchiamento si è scelto di utilizzare la percentuale di over 65 sul totale della popolazione.

Come si può osservare nella figura 1, emerge che nei primi due decenni considerati, cioè nei periodi 1951-1961 e 1961-1971, si è verificato un forte processo di spopolamento. Da un periodo all’altro, la media dell’indicatore dello spopolamento è aumentata da 12.4% a 14.8%. Lo spopolamento, in questi anni, sembra diffuso e coinvolge un elevato numero di comuni: in particolare, il 63,9% dei comuni nel primo periodo, il 65,5% nel secondo. Il diffuso processo di spopolamento, avvenuto, però, in parallelo ad un aumento della popolazione italiana – con tassi di incremento pari al 5,8% e al 7,7% – ha, quindi, determinato un incremento della concentrazione della popolazione in un numero ridotto di comuni, per lo più urbani, che hanno fatto registrare un incremento maggiore di quello rilevato a livello nazionale. Lo spopolamento riguarda in modo particolare i comuni montani e quelli rurali (Rizzo, 2015). Nel primo periodo, coinvolge in misura maggiore i comuni del Nord. Nel secondo, la situazione appare particolarmente critica, nel Mezzogiorno, dove ben il 75% dei comuni ha sperimentato una variazione negativa della popolazione. Proprio la popolazione di quest’area ha contribuito, infatti, in maniera rilevante alle grandi migrazioni interne degli anni ’60. Le migrazioni verso i contesti industrializzati ed urbani hanno quindi determinato o accentuato i processi di spopolamento di molte aree. Nonostante tutto ciò, non emerge ancora una relazione importante tra spopolamento e invecchiamento che, ancora poco diffuso, si concentra nelle aree del Nord più industrializzato.

 

Figura 1.Variazione percentuale negativa della popolazione (100*(Pt-Pt+n)/Pt)) nei periodi intercensuari (1951-1961, 1961-1971, 1971-1981, 1981-1991, 1991-2001, 2001-2011).

 

1951-1961                                                                              1961-1971

 

1971-1981                                                                              1981-1991

 

1991-2001                                                                                     2001-2011

Fonte: ns. elaborazioni su dati Istat.

 

Nei decenni successivi, lo spopolamento sembra rallentare, tanto che l’intensità e la variabilità del fenomeno diminuiscono, anche se non in misura rilevante. In particolare, nel periodo 1971-1981, i comuni che sperimentano un processo di spopolamento sono molto meno numerosi rispetto al passato. In questi anni, la popolazione italiana continua ad aumentare ad un tasso di incremento uguale al 4,5%, e solo il 49,1% dei comuni sperimenta una variazione negativa della popolazione. In questo decennio, la relazione tra spopolamento e invecchiamento registrato a fine periodo appare importante, tanto che il coefficiente di correlazione tra i due fenomeni registrati negli 8.092 comuni italiani è pari a circa 0,6. La continua diminuzione di popolazione, dovuta sia all’emigrazione – dei giovani principalmente – sia alla mancanza di un numero di nascite sufficienti al ricambio generazionale, appare quindi legata al processo di invecchiamento.

Nel decennio 1981-1991 la media dell’indicatore dello spopolamento è uguale al 7,6%, e la percentuale dei comuni spopolati risulta lievemente più bassa, 48%, simile anche a quella del Mezzogiorno, dove è il 49% dei comuni a spopolarsi.

Tra il 1991 ed il 2001 si verifica invece una nuova accelerazione del processo di spopolamento, che riguarda però in gran parte i comuni del Mezzogiorno. Qui, il 66% dei comuni ricomincia a sperimentare una variazione negativa della popolazione, mentre nel Nord solo nel 35% dei comuni si verifica uno spopolamento. Nel Nord, soprattutto nel Nord-Est, si registra invece un aumento della popolazione in comuni che nei periodi precedenti risultavano spopolati. Questi incrementi di popolazione possono essere attribuiti soprattutto alla dinamica migratoria, più che a quella naturale, in quanto molti comuni settentrionali mostrano una nuova capacità di attrazione dovuta principalmente al positivo saldo migratorio con l’estero. L’immigrazione straniera ha un importante effetto anche sull’invecchiamento della popolazione, creando un ulteriore legame tra la variazione di popolazione e i livelli di invecchiamento.

Nonostante, nell’ultimo decennio, il numero di comuni spopolati diminuisca notevolmente, meno del 40%, nel Mezzogiorno il processo rimane simile a quanto accaduto nel periodo precedente.

In tutto il periodo considerato, dal 1951 al 2011, 1.475 comuni, corrispondenti al 18% di tutti i comuni, sperimentano una costante variazione negativa della popolazione. Il 50% di questi comuni si trova nel Mezzogiorno, e costituisce il 27% dei comuni di quest’area. Al 1.1.1951, questi comuni includono il 10% della popolazione italiana, mentre al 1.1.2011 solo il 3%. La maggior parte dei comuni sottoposti ad un continuo spopolamento per tutto il periodo considerato, che presentano una variazione negativa più intensa anche tra il 1.1.2001 e il 1.1.2011 si trovano prevalentemente sull’appennino centrale (Fig. 2). Se si mantenesse costante il tasso di decremento registrato nell’ultimo decennio, -71,4 per 1.000 abitanti, questa popolazione, corrispondente a 2 milioni di persone, si dimezzerebbe in meno di 10 anni. La numerosità delle popolazioni di questi comuni è variegato, ma più del 50% dei comuni spopolati ha una popolazione inferiore a 1.000 abitanti, e solo il 7% ne ha più di 10.000; tre comuni hanno meno di 50 abitanti, e solo uno ne ha più di 20.000. Al 1.1.1951, l’invecchiamento nei comuni spopolati, uguale al 12%, risulta essere, in media, di poco superiore a quella italiano, corrispondente al 10%. Nel corso del tempo, però, le differenze si amplificano, e la relazione tra spopolamento e invecchiamento, registrata dal coefficiente di correlazione superiore a 0,5, dal 1971 appare ancora più netta. Al 1.1.2011, l’invecchiamento, uguale al 23,9% in Italia, raggiunge il 30,7% nei comuni spopolati.

 

Figura 2.Variazione percentuale negativa della popolazione (100*(Pt-Pt+n)/Pt)) nel periodo intercensuario 2001-2011 nei comuni che hanno subito costantemente una diminuzione.

Fonte: ns. elaborazioni su dati Istat.

 

 

 

Conclusioni

Lo spopolamento e l’invecchiamento nei comuni stanno continuando ad essere molto significativi.

Emerge una differenza importante tra territori del Nord e del Mezzogiorno, che appare l’area che, da un punto di vista demografico, si trova ad affrontare adesso importanti sfide, avendo però a disposizione meno strumenti rispetto ad un Centro-Nord più avanzato economicamente e socialmente.

Nonostante molti studiosi abbiano evidenziato un ruolo importante dell’immigrazione straniera nel recupero dei territori spopolati (Collantes et al., 2014), questo sembra, nel complesso nazionale, essere contenuto. In particolare, nel Mezzogiorno, l’immigrazione non sembra aver contribuito ad un ripopolamento dei territori sempre spopolati.

Spopolamento ed invecchiamento sono il risultato complesso di varie dinamiche demografiche. Questi processi pongono delle sfide socio-economiche ed ambientali molto serie. Soprattutto nei territori in cui lo spopolamento è intenso, la sostenibilità politica ed economica può essere fortemente messa in discussione.

Un intenso invecchiamento non sembra sostenibile, ancor di più se unito ad un costante spopolamento. Elevati livelli di questi due fenomeni definiscono delle vere e proprie aree di malessere demografico dove, in assenza di azione esterna, un recupero sembra molto difficile.

Cecilia Reynaud e Sara Miccoli, Università Roma Tre

 

 

Bibliografia

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Collantes F., Pinilla V., Sáez L. A., Silvestre J. (2014), Reducing -Depopulation in Rural Spain: the Impact of Immigration, Population, Space and Place, 20(7): 606-621.

Golini A., Reynaud C. (2010), South-North population movements in Italy forty years later, Rivista Italiana di Economia, Demografia e Statistica, LXIV (3): 101-122.

Golini A., Basso S., Reynaud C. (2003), Invecchiamento della popolazione in Italia: una sfida per il paese e un laboratorio per il mondo, Giornale di Gerontologia, 6: 528-544.

Golini A., Mussino A., Savioli M. (2001), Il malessere demografico in Italia: una ricerca sui comuni italiani. Bologna: il Mulino, 1-400.

Miccoli S., Reynaud C. (2016), Invecchiamento demografico: dinamiche nelle province italiane, Eyesreg, 6(2).

Reynaud C., Miccoli S. (2016), Spopolamento e invecchiamento: una difficile relazione nelle aree di malessere demografico, in Fornasin A., Lorenzini C. (eds), Per una storia della popolazione italiana nel Novecento, Udine: Forum, 2016, 247-258.

Rizzo A. (2015), Declining, transition and slow rural territories in southern Italy Characterizing the intra-rural divides. European Planning Studies, 24(2): 231-253.

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