La montagna lombarda verso la convergenza con la pianura?

di: Antonio Dal Bianco, Riccardo Secomandi

EyesReg, Vol.8, N.1, Gennaio 2018

 

La montagna lombarda presenta potenzialità di sviluppo che dipendono oltre che dalla capacità di mobilitare e attrarre risorse, anche dalla resilienza del sistema produttivo locale.

Lo studio della convergenza economica delle comunità montane lombarde consente di gettare luce sul grado di efficacia delle politiche regionali per i territori montani, mirate appunto a stimolare interventi per ricucire il ritardo di sviluppo rispetto alle aree urbane e pedemontane. Allo stesso tempo, potrebbe fornire delle indicazioni sulle disparità delle traiettorie di crescita delle stesse aree montane.

Le analisi sulla convergenza sono svolte solitamente per grandi unità a livello geografico, mentre meno frequenti sono gli studi riferiti a livello sub-regionale (Bollino e Polinori, 2007, Espa e Taufer, 2015). I maggiori ostacoli per le analisi della convergenza a livello sub-regionale sono dovuti alla difficoltà di reperire i dati attendibili su proxy dello sviluppo di un territorio quali reddito, occupazione o valore aggiunto.

Nel nostro studio, per approssimare il livello di sviluppo delle comunità montane lombarde abbiamo utilizzato i redditi risultanti dalle dichiarazioni fiscali IRPEF, disponibili a livello comunale. I dati, opportunamente deflazionati, sono stati successivamente aggregati nelle 23 zone omogenee montane che coincidono con i territori amministrati dalle Comunità montane lombarde, così come riorganizzate dalla legge regionale n.19 del 2008.

 

Analisi della convergenza

Negli studi su crescita economica e disparità nella distribuzione dei redditi a livello regionale o nazionale si fa riferimento al concetto di convergenza, che si verifica qualora economie meno sviluppate crescano più velocemente di quelle più sviluppate, riducendo gradualmente nel tempo le differenze nei livelli di reddito iniziali.

Applicando il modello di Barro e Sala-I-Martin (1995), è stata realizzata un’analisi di convergenza sui redditi dei territori montani lombardi nel periodo 2007-2015. Le stime di questo primo modello indicano che il coefficiente del parametro della convergenza è negativo e non significativo, il che fa ipotizzare che la riduzione nel livello dei redditi delle comunità montane sia riconducibile ad effetti casuali, senza che sia in atto un processo di convergenza vero e proprio.  Si può apprezzare questo effetto anche attraverso un grafico che mostra la correlazione parziale tra il tasso di crescita nel periodo analizzato e il livello iniziale della variabile di riferimento. Nella figura 1 si osserva una debole correlazione negativa tra il livello iniziale e il tasso di crescita del reddito pro capite per le 23 Comunità montane.

 

Figura 1 – Convergenza dei redditi pro capite dei territori montani lombardi, anni 2007-2015

Fonte: ns. elaborazione su dati Ministero dell’Economia e delle Finanze.

 

Allo stesso tempo, non si evidenzia alcuna capacità di recupero del reddito dei territori montani nei confronti dei territori di pianura (figura 2). In particolare, nel periodo considerato si evidenzia un aumento del divario nel livello di reddito pro-capite tra territori montani e non montani, che conferma la difficoltà delle terre alte di ricucire il ritardo di sviluppo nei confronti delle aree urbane e pedemontane della Lombardia. La resilienza mostrata dai territori montani durante la crisi economica non si è quindi tradotta in capacità di recupero, e a tutt’oggi il divario tra i livelli di reddito rimane significativo.

 

Figura 2 – Andamento dei redditi pro capite nei territori montani e non montani in Lombardia, periodo 2007-2015

Fonte: ns. elaborazione su dati Ministero dell’Economia e delle Finanze.

 

L’analisi sulla convergenza è stata ulteriormente affinata per tenere conto delle relazioni spaziali tra i territori montani. Sulla scorta della più recente letteratura in argomento (Taufer, Giuliani, Espa e Dickson, 2016), sono stati utilizzati i Spatial error model (Sem) che tengono in considerazione la contiguità spaziale tra le osservazioni attraverso una matrice di prossimità, che indica le zone omogenee confinanti, e una matrice di distanze, che indica le distanze tra i principali centri delle zone montane.

I risultati ottenuti dai modelli econometrici spaziali mostrano che l’effetto della convergenza è ancora non significativo, tuttavia viene evidenziato il fattore della prossimità: le zone che crescono più velocemente hanno effetti positivi sulla crescita dei territori montani contigui.

In definitiva, da queste analisi non sembra che sia in atto alcun processo di convergenza nei livello di sviluppo delle aree montane lombarde. Tale risultato potrebbe essere influenzato da diverse ragioni: i dati sulla dichiarazione dei redditi potrebbero cogliere solo la parte meno volatile del reddito dei territori delle aree montane; in particolare i redditi legati al lavoro dipendente e al settore primario. In seconda battuta la differenza del livello dei redditi tra aree montane potrebbe essere collegato alle relazioni che le stesse intrattengono con le zone di pianura, da cui dipende l’andamento di una parte dei redditi dei territori di montagna (lavoro pendolare etc.).

 

Conclusioni

L’assenza di convergenza nel livello di reddito pro capite tra aree montane e il divario strutturale con i territori non montani avvalora l’ipotesi di un rischio di rottura non sanabile dei percorsi di sviluppo tra aree marginali, da un lato, e aree urbane e pedemontane della Lombardia, dall’altro lato. La crescente differenziazione dei percorsi di sviluppo delle Comunità montane (Dal Bianco e Secomandi, 2017) potrebbe essere il riflesso di un processo di ulteriore marginalizzazione di una parte dei territori montani.

Le aree montane più fragili soffrono di limiti che vanno ben oltre la capacità di creare ricchezza. Uno dei principali vincoli allo sviluppo è dovuto alla frammentazione istituzionale e alla connessa incapacità di coordinare iniziative con un respiro sovracomunale, al netto del ruolo pur importante delle Comunità montane. Lo stesso deficit di coordinamento pregiudica l’accesso agli interventi nazionali e regionali (politiche per la piccola distribuzione e il turismo, la tutela del territorio), ai fondi comunitari, e in particolare il programma regionale di sviluppo. Il caso dei Programmi integrati di sviluppo locale (PISL) montagna in Lombardia è sintomatico di una politica che ha cercato di innescare una progettazione di sviluppo in chiave sussidiaria, ma senza definire le condizioni necessarie a garantire una regia unitaria degli interventi con il risultato che in molti casi la dispersione degli interventi dei PISL montagna riproduce la frammentazione istituzionale del territorio montano.

Un approccio alla politica di intervento sui territori marginali radicalmente diverso è quello inaugurato con la Strategia nazionale delle aree interne (SNAI), che in Lombardia interessa soprattutto le aree montane. Nella strategia delle aree interne approvate a livello nazionale, un ruolo importante viene attribuito alla strategia di sviluppo locale attorno a cui si coagula il partenariato di attori che, sotto la supervisione e il monitoraggio dell’Agenzia per la coesione territoriale e della Regione, dovrebbe farsi carico della realizzazione delle misure previste volte a rilanciare la ripresa delle attività imprenditoriali, la valorizzazione delle competenze locali, il rafforzamento delle filiere locali a contrastare lo spopolamento, superando il localismo e le gelosie locali, che sono stati fin qui il maggior deterrente ad una visione di insieme di sviluppo delle aree montane. Si tratta di un’occasione importante, forse unica, per rilanciare le aspirazioni delle terre alte di vedersi riconosciuto un ruolo nel dibattito sulle politiche di sviluppo locale, anche alla luce del calo delle risorse che gli enti locali possono destinare agli investimenti. La qualità del partenariato locale è uno dei fattori che potrà assicurare alla strategia delle aree interne un elemento di vantaggio rispetto alle politiche regionali rappresentate dai PISL montagna.

Antonio Dal Bianco, Éupolis Lombardia 

Riccardo Secomandi, Università di Parma e Università di Ferrara

Bibliografia

Barro R. e Sala-I-Martin X. (1995), Economic Growth. Mc Graw-Hill.

Bollino C.A. e Polinori P. (2007), Ricostruzione del valore aggiunto su scala comunale e percorsi di crescita a livello micro-territoriale: il caso del’’Umbria, Scienze Regionali, 6, 2: 35-73.

Dal Bianco A. e Secomandi R. (2017), Politiche e risorse regionali per lo sviluppo della montagna lombarda. in Ferlaino, F., Iacobucci D. e Tesauro C. Quali Confini. Territori tra identità e integrazione internazionale, Franco Angeli Editore, Milano.

Espa G. e Taufer E. (2015), Modelli econometrici per l’analisi della ß-convergenza a livello micro-territoriale. In: Bollino C.A. Espa G. (eds.) Analisi e modelli di efficienza e produttività a livello territoriale. Franco Angeli Editore. Milano.

Taufer E., Giuliani D., Espa G. e Dickson M.M. (2016), Spatial models for the analysis of β-convergence at micro-territorial level, Bulletin of Mathematics and Statistics research, 4, 4:77-86.

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