Grandi eventi: alcune problematiche nella stima dei costi

di: Jérôme Massiani

EyesReg, Vol.8, N.5, Settembre 2018

 

 

 

Si discute molto in questo periodo di una nuova candidatura italiana per le Olimpiadi del 2026 e dei suoi possibili benefici, un tema che è ovviamente di grande interesse per le scienze regionali. Al contrario, non si può dire che vi sia altrettanto interesse per l’altra parte del bilancio, una parte fondamentale, quella dei costi. In effetti, solo pochi studiosi hanno analizzato con sufficiente attenzione questo tema (Long, 2005; Crompton and Howard, 2013), se non per la questione ormai banale della sovrastima dei costi (Flyvbjerg and Stewart, 2012).

Ora, l’esempio di Expo 2015 dimostra che l’insufficiente attenzione esercitata sulla coerenza concettuale adoperata nella misura di tali costi, sia da parte degli studiosi che da parte del decisore pubblico, ha determinato errori dello stesso ordine di grandezza del costo stesso. Nel caso di Expo, il dibattito pubblico vede coesistere stime assolutamente non confrontabili dei costi, da 1,2 a 18 miliardi, non riconducibili all’ovvia distinzione fra costi d’investimento e costi operativi. Questo, senza che il mondo degli economisti abbia contribuito significativamente a chiarire i termini del dibattito.

Fonte: elaborazione propria

 

In realtà, una stima affidabile ed univoca di tale ammontare dovrebbe corrispondere ad una serie di criteri che sono rispettati solo in piccola parte.

In primis, il costo dovrebbe essere realistico, ossia basato sui costi reali delle opere. Ex-ante dovrebbe prendere in considerazione i rischi di rincaro; ex-post, il costo consuntivato delle opere. Questo aspetto non sembra quello più problematico nel caso dell’Expo. I rincari sembrano essere stati contenuti, almeno per le opere essenziali, se si considerano contabilizzazioni ex post (il DPCM 22 aprile 2016 stabilisce una spesa di 2,1 miliardi per le “opere essenziali”) che consentono di rispettare, almeno formalmente, l’esigenza di rendicontazione ex-post.

Un criterio più problematico riguarda l’esaustività della stima. Tale esigenza si dovrebbe applicare dal punto di vista funzionale (considerando tutti i capitoli di spesa, come ad esempio le spese per la sicurezza) e dal punto di vista della natura dei costi (ad esempio le esenzioni fiscali), e dovrebbe riguardare i diversi soggetti coinvolti (molte amministrazioni locale hanno stanziato fondi per eventi legati all’Expo) come è stato in parte realizzato per Torino 2006 (Bertone and De Giorgis, 2006). Se ci si riferisce alle stime di Matheson (Baade and Matheson, 2016), che cita 250 milioni di dollari per Sydney e 1,6 miliardi per Atene, la sola considerazione delle spese di sicurezza sarebbe in grado di cambiare drasticamente la stima dei costi.

Ancora più significativo è il criterio di “attribuibilità”. Numerose infrastrutture elencate nel dossier di candidatura e nei documenti legislativi (DPCM 22 ottobre 2008 e successive modifiche) non sono attribuibili all’Expo. Alcune (si pensi alla linea metropolitana 5) sarebbero state costruite comunque, mentre altre non sono state realizzate (la linea 4). In alcuni casi, si potrebbe ipotizzare che Expo ha suscitato un’accelerazione di alcuni cantieri. In questo caso è il rincaro corrispondente che andrebbe considerato, e non il costo preventivato dell’opera. Una valutazione preliminare suggerisce che l’omessa considerazione di questo criterio implica errori nell’ordine di grandezza di 10 miliardi di euro, almeno se si considera che tale ammontare corrisponde alle infrastrutture incluse nel dossier di candidatura con l’indicazione che sono “prescheduled”, ossia già previste. Queste infrastrutture sono considerate negli studi d’impatto dell’Expo, avallando l’idea che, nel dibattito pubblico, i costi (e i benefici) sono valutati senza corretta considerazione di questo criterio.

Soprattutto, sarebbe necessario effettuare una distinzione fra spesa del settore pubblico e costo dell’evento. Se lo Stato italiano attribuisce un cantiere a un’azienda italiana, esistono sia un costo (costo per il settore pubblico) che un beneficio per l’Italia (fatturato dell’azienda). Se si considerano queste due facce della stessa medaglia, è più complesso capire il costo per l’Italia. Esso consiste nel mancato beneficio legato a un utilizzo alternativo di queste risorse (altra spesa pubblica, consumi privati alternativi) che può essere quantificato tramite il costo opportunità dei fondi pubblici (Massiani and Picco, 2013). Un costo opportunità che andrebbe confrontato con i benefici generati dalle infrastrutture corrispondenti, a sua volta la differenza di benefici rispetto all’utilizzo alternativo di queste risorse, con debita considerazione per il costo opportunità dei fattori e per le esternalità.

Queste indicazioni ci allontanano dalle certezze rassicuranti che possono risultare dalla lettura dei documenti di candidatura o dei testi legislativi, e suggeriscono fortemente la necessità di adottare un approccio di Equilibrio Generale Calcolabile (Massiani, 2018) o di Analisi Costi Benefici che risultano sempre più spesso utilizzati all’estero e giungono spesso a valutazioni negative, come nei lavori dell’economista Michiel De Nooij sui Mondiali di calcio (Nooij, Berg e Koopmans, 2013).

Ma anche senza seguire questa strada, se si volesse solo quantificare la spesa pubblica per l’evento andrebbero considerati almeno i criteri d’attribuibilità e d’esaustività, che pur agendo in senso opposto, potrebbero cambiare notevolmente le cifre presenti nel dibattito pubblico. Nel complesso, appare doveroso per gli economisti interessati alle questioni territoriali attrarre l’attenzione del policy-maker su come alcune quantificazioni del costo dei mega eventi siano sostanzialmente ingannevoli e non dovrebbero essere considerate.

Jérôme Massiani, Università Ca’ Foscari Venezia

 

 

Riferimenti

Baade, R. A., Matheson, V. A. (2016), Going for the Gold: The Economics of the Olympics, Journal of Economic Perspectives, 30, 2: 201–218. doi: 10.1257/jep.30.2.201.

Bertone, S., De Giorgis, L. (2006) Il libro nero delle olimpiadi di Torino. Torino: Fratelli Frilli Editori.

Crompton, J. L., Howard, D. R. (2013), Costs: The Rest of the Economic Impact Story, Journal of Sport Management, 27, 5: 379–392. doi: 10.1123/jsm.27.5.379.

DPCM 22 ottobre 2008 detta “legge Expo”, G. U. 26 novembre 2008

DPCM 22 aprile 2016, G.U. del 19-05-2016

Flyvbjerg, B., Stewart, A. (2012) Olympic Proportions: Cost and Cost Overrun at the Olympics 1960-2012. Saïd Business School Working Papers, Oxford: University of Oxford, 23 pp.

Long, J. G. (2005) Full Count: The Real Cost of Public Funding for Major League Sports Facilities, Journal of Sports Economics, 6, 2: 119–143.

Massiani, J., Picco, G. (2013) The Opportunity Cost of Public Funds: Concepts and Issues’, Public Budgeting & Finance, 33, 3: 96–114. doi: 10.1111/j.1540-5850.2013.12016.x.

Massiani, J. (2018) Assessing the economic impact of mega events using Computable General Equilibrium models: Promises and compromises’, Economic Modelling. In press.

Nooij, M. de, Berg, M. van den, Koopmans, C. (2013) Bread or Games? : A Social Cost–Benefit Analysis of the World Cup Bid of the Netherlands and the Winning Russian Bid, Journal of Sports Economics, 14, 5: 521–545

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