Giornale on-line dell'AISRe (Associazione Italiana Scienze Regionali) - ISSN:2239-3110
 

Innovare e sviluppare conoscenza: l’agricoltura in Basilicata

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di: Domenica Ricciardi, Manuela Pascarelli, Carmela De Vivo

EyesReg, Vol.7, N.2, Marzo 2017

 

L’attuale riflessione sui processi innovativi in agricoltura ha fatto registrare un’evoluzione rispetto al passato: un flusso top-down di conoscenza, un’idea di innovazione “pre-confezionata”, offerta dal mondo scientifico, ha subìto un ripensamento a seguito delle nuove e crescenti sfide che l’agricoltura globale è chiamata ad affrontare.

Si assiste, infatti, all’emergere di un’idea complessa e articolata di innovazione, maggiormente capace di affrontare le nuove sfide in campo agricolo, di confrontarsi e combinarsi anche con iniziative di tipo bottom-up, ossia con quelle forme della conoscenza e quei processi innovativi informali, taciti, diffusi e graduali, generati da uno sviluppo spontaneo, poco governato e scarsamente finanziato (Esposti, 2013).

Le innovazioni agricole, infatti, non sono più solo quelle che puntano ad aumentare la produttività convenzionalmente intesa, ma rispondono anche ad altre funzioni sociali di interesse collettivo nel segno della sostenibilità e multifunzionalità, come produrre paesaggio e valori estetici, servizi culturali e ricreativi, benessere fisico e mentale, che richiedono la generazione di conoscenza e di innovazioni di natura diversa.

In questa prospettiva si inserisce il complesso e articolato concetto di “innovazione sociale”, così descritta ne Il libro bianco sull’innovazione sociale: “Definiamo innovazioni sociali le nuove idee (prodotti, servizi e modelli) che vanno incontro ai bisogni sociali e che allo stesso tempo creano nuove relazioni sociali e nuove collaborazioni. In altre parole, innovazioni che sono sia buone per la società sia che accrescono le possibilità di azione per la società stessa” (Murray R., 2010).

L’innovazione sociale si differenzia, pertanto, dalla semplicistica idea di miglioramento, di invenzione creativa, che sono sì vitali nel processo d’innovazione, ma non considerano il percorso che permette ad un’idea promettente di trasformarsi in un modello operativo utile, in una pratica innovativa, ovvero in un’applicazione efficace e sostenibile di una nuova idea di prodotto, servizio o modello (Zanoni, 2013).

Eterogenei sono gli ambiti in cui tale concetto trova applicazione; tra questi, il settore agricolo mostra un rinnovato appeal per molti giovani in un momento di forte crisi dell’economia e sembra offrire un terreno particolarmente fertile a fenomeni di innovazione sociale.

Ad analizzare il rapporto tra innovazione sociale e realtà agricola è stato il Centro Politiche e Bioeconomia del CREA che ha sviluppato il progetto “Colture, Cultura e Creatività”, in collaborazione con il Dipartimento Politiche Agricole e Forestali della Regione Basilicata, per individuare e raccontare storie di imprenditorialità giovanile e femminile innovative sotto il profilo sociale e culturale nel settore agroalimentare lucano.

A dare voce al progetto è il sito web “landofstories.eu”, attraverso il racconto multimediale delle esperienze di chi ha scelto di “ritornare alla terra” per investire in nuovi modelli di impresa, nella consapevolezza che la rete ad oggi rappresenta un potente strumento per propagare le idee, trasferire i saperi e le best practices anche in campo agricolo.

Tra queste si distinguono le esperienze di due imprenditori che hanno deciso di ritornare nel proprio territorio per recuperare e curare la propria terra, reinventando e arricchendo l’attività produttiva di nuovi valori e funzioni sociali, configurando così un’inedita dimensione innovativa.

Il loro riavvicinamento è stato agevolato anche da incentivi pubblici nell’ambito del PSR Basilicata 2007/2013: in un caso ha riguardato il premio per il primo insediamento a valere sull’Asse I, nell’altro si è trattato di un finanziamento a valere sull’Asse IV Leader.

 

La coltura della canapa

Alla riscoperta di un’antica tradizione colturale – la canapa (cannabis sativa) – si è dedicata un’azienda ubicata a Oppido Lucano, un piccolo paese della Basilicata dove un tempo si producevano tessili, carta e corde derivate dalla pianta in un luogo evocativo chiamato “canapaio”.

Il titolare dell’azienda è un giovane che all’età di 28 anni lascia il lavoro di personal trainer a Roma e torna in Basilicata per diventare agricoltore, con l’intento di ridare vita ad una tradizione colturale del proprio territorio, quasi dimenticata, e contribuire al rispetto dell’ambiente producendo in modo sostenibile.

La piantagione di canapa, inizialmente di 4 ettari, si estende oggi su circa 30 ettari di terreno ed è affiancata dalla coltivazione di zafferano e dalla presenza di una piccola serra per la produzione del fungo cardoncello.

La versatilità della canapa permette gli utilizzi più disparati: da essa si ricava olio, ricchissimo in antiossidanti, farina per la produzione di biscotti, pane, pasta, ma anche fibre, carta, stoffe, cosmetici, medicinali, biocarburanti, materiale fonoassorbente e fonoisolante per la bioedilizia.

Intraprendere un percorso innovativo ha significato per l’azienda anche dare vita ad un network di relazioni con altri produttori lucani e con le istituzioni.

Consapevole del ruolo importante che l’agricoltore ha nella custodia della terra, il titolare si è fatto promotore di una società che raggruppa i produttori lucani di canapa, impegnati nella coltivazione della pianta su oltre 43 ettari di terreno, seleziona, fa stoccaggio, lavora semi e granaglie e commercializza all’ingrosso la materia prima e i suoi derivati.

Le relazioni con produttori e istituzioni avvengono anche attraverso ASSOCANAPA Basilicata, fondata allo scopo di svolgere azioni di formazione e informazione, promozione e valorizzazione del prodotto.

Così facendo l’imprenditore ha catalizzato gli interessi degli agricoltori ed ha fornito tutela e promosso lo sviluppo delle aziende che producono la materia prima, anche attraverso la collaborazione con l’Università di Basilicata e l’adozione del marchio CANAPA LUCANA.

Grazie a un modello di impresa innovativo e sostenibile, l’azienda si è aggiudicata il premio Oscar Green 2014, categoria “Stile e cultura d’impresa”, promosso da Coldiretti Giovani Impresa, che valorizza le giovani realtà imprenditoriali italiane del settore agricolo e alimentare.

Captando i bisogni del territorio, il titolare dell’azienda sta lavorando a un vero e proprio cambiamento culturale: è riuscito a coinvolgere altri produttori, trasformatori e artigiani e a coordinarne le risorse in un territorio dove storicamente l’associazionismo  produttivo ha rivestito un peso poco significativo.

Inizia, infatti, a prendere forma, in collaborazione con aziende agricole locali, un progetto di filiera integrata incentrato sulla produzione di granella di canapa per uso alimentare e degli altri derivati, che favorisce al contempo la riscoperta degli aspetti correlati alla coltura e dei benefici che ne derivano dal punto di vista della sostenibilità ambientale.

 

La Fattoria Sportiva

In Basilicata è stata inaugurata la prima Fattoria Sportiva italiana situata a Bernalda in provincia di Matera. La Fattoria Sportiva è annessa ad un’azienda agricola specializzata nella produzione di olio di oliva extravergine biologico e di vino.

Circa 10 anni fa, i  titolari hanno deciso di lasciare Napoli, la città in cui hanno sempre vissuto, per trasferirsi con la famiglia nelle campagne di Bernalda, dove hanno recuperato e ristrutturato l’antica masseria di proprietà familiare risalente al 1700, estesa su circa 100 ettari di terreno.

Aderendo a un progetto della Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) certificato dalla Federazione Italiana di Atletica Leggera (FIDAL), è stato possibile coniugare la passione per la campagna a quella per lo sport. Così, nei pressi degli antichi oliveti, sono stati allestiti percorsi green che uniscono la pratica sportiva alla vacanza a contatto con la natura.

Si tratta di una vera e propria azienda agricola e agrituristica che permette ai propri ospiti, in aggiunta ai servizi tipici della ricettività extralberghiera, di divertirsi e allenarsi attraverso pratiche sportive orientali, arti marziali, meditazione all’aperto, sentieri naturalistici e trekking. Si tratta di veri e propri circuiti di allenamento nel verde, ad alto contenuto tecnologico, in cui è possibile correre o camminare, andare in bicicletta immersi nella cultura agroalimentare del posto, integrando la voglia o la necessità di movimento alla conoscenza del territorio e dei suoi prodotti.

La Fattoria Sportiva ha avviato, così, un percorso di innovazione sociale nel proprio contesto rurale grazie all’adozione di una prospettiva di grande apertura all’aggregazione inter-settoriale che ha consentito la predisposizione di nuovi sistemi di offerta turistica.

L’iniziativa contribuisce, infatti, allo sviluppo di una rete di ricettività di eccellenza, integrata nel sistema produttivo locale, che valorizza il settore agricolo del territorio.

La Fattoria Sportiva rappresenta un’esperienza interessante dal punto di vista dell’integrazione, perché frutto della collaborazione tra attori appartenenti a mondi diversi: il mondo imprenditoriale agricolo incontra quello delle organizzazioni di categoria e delle associazioni sportive, producendo una contaminazione di valori e prospettive.

Una nuova forma di collaborazione tra soggetti di diversa natura che hanno trovato nel progetto un allineamento di interessi: promuovere un nuovo e inedito equilibrio tra agricoltura, cultura e sport, al fine di creare occasioni di sviluppo locale.

 

Conclusioni

Le due esperienze presentate sono espressione, insieme a numerose altre giovani aziende lucane, della recente evoluzione in atto nel settore agroalimentare regionale, dove si fa sempre più strada la consapevolezza che partecipare allo sviluppo locale significa farlo in maniera innovativa.

L’approccio creativo adottato dai due imprenditori fa sì che l’agricoltura non venga più vista solo in chiave produttiva come fonte di reddito, ma risponda a nuove funzioni sociali, innescando meccanismi di aggregazione tra attori locali e di integrazione tra settori produttivi finora considerati separati dal mondo rurale, contribuendo allo sviluppo sostenibile del territorio.

Considerando che la modalità ritenuta più comune per la diffusione dell’innovazione è l’imitazione da parte del tessuto imprenditoriale di riferimento (Vagnozzi, 2013), si auspica che queste realtà giochino un ruolo essenziale per la crescita del territorio rurale lucano per il quale il settore agroalimentare costituisce un’imprescindibile opportunità di sviluppo.

Domenica Ricciardi,  Manuela Pascarelli, Carmela De Vivo, CREA Basilicata

 

 

Riferimenti bibliografici

Esposti R.(2013), Conoscenza, tecnologia e innovazione per un’agricoltura sostenibile: lezioni dal passato, paradossi del presente e sfide per il futuro, Agriregionieuropa, 9, 32: 61.

Murray R., Grice J. C., Mulgan G. (2010), Il libro bianco sull’innovazione sociale, Londra: NESTA , (National Endowment for Science Technology and the Arts).

Vagnozzi A. (2013), Innovazione e Agricoltura: come si genera e come si diffonde l’innovazione, RRN Magazine, 7: 6-9.

Zanoni D., Pacchi C., Masetti-Zannini A. (2013), Social Innovation Whorkshops, Milano, Rapporto finale, 1-8.

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