Il volto (poco) rosa dell’agricoltura di una regione avanzata: il caso della Lombardia

di: Valentina Cattivelli

EyesReg, Vol.7, N.6, Novembre 2017

 

Tradizionalmente considerata come una professione maschile, quella dell’”imprenditore agricolo” è una attività che oggi attira molte donne. Grazie alla possibilità di accedere a finanziamenti a condizioni agevolate per l’avvio dell’attività di impresa e alla trasformazione in senso “multifunzionale” dell’agricoltura, molte donne guardano al settore primario come ambito di attività alternativo all’impiego nel settore industriale o in quello dei servizi. Il loro apporto è il più diverso: dalla coltivazione e dall’allevamento, all’offerta di servizi agrituristici, sociali, didattici, agronomici.

Il numero delle aziende condotte da imprenditrici agricole è aumentato rispetto al 2001, ma rimane sempre al di sotto del 50% (Censimento generale dell´Agricoltura 2010, ISTAT, 2012). Le conduttrici di aziende agricole sono infatti circa 532mila (ossia il 33% del totale dei conduttori), mentre le capo azienda sono poco meno, ossia 497 mila e rappresentano il 31% del totale. Il peso delle donne occupate in agricoltura è ugualmente basso: nel 2010, era pari al 3% del totale delle donne occupate, a fronte del 14% registrato nell’industria e dell´83% in quello dei servizi. Poco meno di 500mila donne lavorano poi in azienda in qualità di coniuge, e poco meno di 200mila con altri famigliari. Del milione di donne che a vario titolo lavorano in agricoltura, solo un quinto di loro non è legata da alcun rapporto famigliare con il conduttore.

Approfondendo la lettura di questi dati, emergono quindi diverse tipologie di impegno. Vi sono “donne che hanno la titolarità della azienda, ma che non hanno la gestione corrente e quotidiana dell’azienda”, che però è organizzata da individui che le sono legati da rapporti famigliari. Vi sono poi le donne che pur collaborando alla gestione quotidiana, non sono inquadrate come capi azienda, ma come coadiuvante. Infine, vi sono le donne dipendenti e con mansioni operative e le imprenditrici che rivestono contemporaneamente il ruolo di conduttore e capo azienda.

Le donne operano in aziende agricole di piccola-media dimensione. La SAU media è infatti di 5,3 ettari e più del 50% ha una dimensione economica media inferiore ai 4mila euro.

Le regioni italiane con la maggiore presenza di imprese agricole rosa sono le regioni centrali e quelle meridionali, forse grazie alla maggiore entità degli incentivi all’imprenditoria femminile garantite dai governi locali.

Grafico 1a e b – Numero aziende agricole “rosa” sul totale e SAU (%)

a. Aziende

b. SAU

Fonte: elaborazione su dati Istat Sesto Censimento Agricoltura 2011, 2014. Tratto da Magliocchi, MG.; Liguori, M.A, (2014), Principali caratteristiche dell’imprenditorialità agricola femminile secondo i risultati del VI° Censimento Agricoltura, Roma.

 

La Lombardia, regione italiana tra le più sviluppate e avanzate dal punto di vista socio-economico, nonché sede di un settore primario tutt’altro che trascurabile, è una delle regioni a minore presenza di imprenditrici agricole. Nonostante la forte vocazione agricola del territorio lombardo (prima regione italiana per import/export di prodotti agricoli, ai vertici per SAU e numero di imprese agricole), meno di un’impresa su cinque è infatti condotta da una donna. La dimensione delle imprese agricole è anch’essa ridotta. La SAU (Superficie agricola utilizzabile) è in media inferiore ai 15 ettari, con punte di circa 30 ettari in Liguria e in Campania. In Lombardia, la SAU registra i valori più bassi: le imprese agricole rosa sono infatti tra le più piccole in Italia.

 

Grafico 2 – Numero aziende agricole “rosa” sul totale (in %)

Fonte: elaborazione su dati Istat Sesto Censimento Agricoltura 2011, 2014.

 

 

Tabella 1 – Numero conduttrici per superficie Agricola (SAU)

Fonte: elaborazione su dati Istat Sesto Censimento Agricoltura 2011, 2014.

 

Le imprenditrici agricole lombarde hanno un titolo di studio medio-basso e spesso non afferente alle discipline agrarie.

 

Tabella 2 – Titoli di studio delle imprenditrici agricole lombarde

Fonte: elaborazione su dati Sesto Censimento Agricoltura Istat 2011, 2017

 

 Più della metà ha un titolo di studio basso (licenza elementare e media), mentre un terzo ha un diploma di scuola superiore ad indirizzo non agrario. Quasi 1000 imprenditrici agricole lombarde hanno una laurea in discipline non agrarie Ci sono più laureate laddove vi sono università e centri di alta formazione, anche in materie agricole e nelle province meridionali (Pavia, Cremona e Mantova). Questa tendenza si conferma pressappoco in tutte le province lombarde, e può sottintendere che l’attività agricola è condotta part time insieme ad altre attività, oppure che è alternativa ad una iniziale aspirazione professionale non soddisfatta.

Parimenti, può essere correlata all’età media delle conduttrici.

L’imprenditrice ha un’età media abbastanza alta, dai 40 anni in su. Meno di una su dieci hanno meno di 40 anni, così come le over 60, mentre da sola la classe tra i 40 e i 59 raccoglie quasi la metà del totale.

 

Tabella 3 – L’età media delle conduttrici

Fonte: Elaborazione su dati Sesto Censimento Agricoltura Istat 2011, 2017

 

La preferenza per l’attività agricola come attività part time o priva della rigidità di orari che vincolano altre professioni è poi condizionata dalla possibilità di disporre di collaboratori, da scegliersi anche tra i membri della propria famiglia.

Tabella 4 – I collaboratori delle imprenditrici agricole lombarde Fonte: elaborazione su dati Sesto Censimento Agricoltura Istat 2011, 2017

 

In genere l’imprenditrice agricola è sola in azienda e difficilmente viene aiutata da altri famigliari o dal coniuge. Preferisce avvalersi di collaboratori esterni che però sono pochi (circa un collaboratore ogni 10 conduttrici).

Non sono previste specifiche politiche a sostegno della imprenditoria femminile in agricoltura. Le misure previste a sostegno della imprenditoria quali “Intraprendo” si estendono a tutti gli aspiranti imprenditori senza alcuna distinzione di sesso. Specifici criteri di premialita´ riguardano l´età, ma non il sesso del richiedente. Nel PSR regionale 2014-2020 non sono disponibili misure specifiche di sostegno alla imprenditoria femminile in agricoltura. Per talune operazioni, sono attribuiti punteggi specifici. Per esempio, la misura 4.1.01 “Incentivi per investimenti per la redditività, competitivita´ e sostenibilita´ delle aziende agricole” sostiene gli investimenti compiuti dalla impresa agricola per migliorare la propria redditività, competitività e sostenibilità ambientale attribuisce qualche punto aggiuntivo alle domande presentate da imprenditrici; lo stesso vale per la misura 6.1.01 “Incentivi per la costituzione di nuove aziende agricole da parte di giovani agricoltori”.

Per ora, queste decisioni hanno sostenuto poco l´avvio di nuove imprese agricole da parte di donne, rivelando quindi una certa carenza di politiche di genere in uno dei settori che sta riassumendo centralità nello sviluppo del paese, che fa riflettere e merita più attenzione e approfondimento.

Valentina Cattivelli, EURAC research

 

Riferimenti bibliografici

Magliocchi, MG.; Liguori, M.A, (2014), Principali caratteristiche dell’imprenditorialità agricola femminile secondo i risultati del VI° Censimento Agricoltura, Roma.

ISTAT, (2011), Censimento generale dell’Agricoltura, 2011, Roma.

 

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