Identità locale e sistemi informativi nella pianificazione d’area vasta: il Matese campano

di: Valerio Di Pinto, Claudia Capretti

EyesReg, Vol.7, N.5, Settembre 2017

 

Le aree interne costituiscono senza dubbio uno degli elementi portanti del sistema socio-economico nazionale. Seppure la tendenza all’abbandono degli insediamenti periferici rispetto ai centri erogatori di servizi sia sotto gli occhi di tutti, in questi contesti si conserva ancora una quota molto rilevante della popolazione, nonché un’ancor più importante fetta del patrimonio di risorse culturali del Paese. Nella sola Regione Campania si contano, in quelle che la Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) ha definito come aree intermedie, periferiche o ultra-periferiche, circa 850.000 residenti (poco meno del 15% del totale regionale) ed oltre il 63% della superficie territoriale (Figura 1).

Figura 1 – Strategia Nazionale per le Aree Interne – Classificazione dei Comuni campani

La capitalizzazione delle risorse culturali, ed in particolar modo di quelle che si definiscono minori pur se hanno un valore intrinseco significativo – che spesso si ritrovano proprio nelle aree periferiche – rappresenta un’opportunità strategica per la crescita economica e lo sviluppo sociale dell’intero sistema-Paese: la sfida per il prossimo futuro sarà quella di riconoscerle e metterle a sistema. Da un lato, al fine di costituire una massa critica di offerta, capace di innescare investimenti. Dall’altro, per salvaguardarle e valorizzarle pienamente, in modo da garantire la sostenibilità del loro “uso”.

In tale contesto, i sistemi informativi territoriali costituiscono uno strumento imprescindibile non solo per la costruzione di un’offerta effettivamente funzionale del patrimonio culturale, in grado di convincere investitori ed utenti, ma anche – e per quanto riguarda le aree periferiche, soprattutto – per il riconoscimento stesso e la promozione/valorizzazione delle risorse materiali ed immateriali minori, che sempre più spesso sono sopite finanche nella memoria collettiva delle piccole comunità locali.

La creazione di un sistema informativo territoriale (GIS) che possa efficacemente assolvere un tal ruolo pone, tuttavia, alcune difficoltà operative legate innanzitutto alla ricerca ed alla successiva catalogazione dei dati, che riverberano sulla progettazione e sulla gestione della base di dati (DB).

Il caso di studio che segue descrive l’esperienza di creazione di un sistema informativo territoriale per il contesto territoriale del Matese Campano (area periferica SNAI della Campania), nonché il suo successivo utilizzo nella creazione di una strategia di sviluppo territoriale incardinata sull’innesco e la stabilizzazione di un turismo sostenibile per l’area.

Figura 2 – Inquadramento territoriale dell’Area di studio

 

Atlante territoriale del Matese campano

L’ambito territoriale del Matese campano, sebbene conti poco meno di 41.000 abitanti all’ultima rilevazione censuaria (ISTAT, 2011), possiede un’estensione territoriale superiore ai 534km2, con una struttura urbana polinucleata, matrice di numerose comunità locali autonomamente riconoscibili e complementari, fortemente stratificate nel tempo (Petroncelli & Di Pinto, 2017). Ne consegue la presenza di un patrimonio vasto e capillarmente diffuso, ricco di testimonianze materiali ed immateriali. La creazione del Sistema Informativo Territoriale per l’area ha quindi richiesto un lungo lavoro di individuazione e catalogazione delle risorse, che è stato portato avanti attraverso la compilazione di un vero e proprio Atlante territoriale, contenente informazioni sul patrimonio culturale locale, sia di tipo quantitativo, sia di tipo qualitativo.

Nell’idea che la capacità auto-organizzativa degli attori locali rappresenti di per sé una risorsa territoriale (Magnaghi, 2010), è stata inoltre posta particolare attenzione all’individuazione della progettualità messa in campo dagli enti locali della zona. Attraverso la localizzazione e la classificazione dei progetti realizzati, nonché di quelli redatti ma non attuati, inerenti il patrimonio culturale nella sua più generale accezione, nonché il sistema delle infrastrutture a suo supporto, si è cercato di capire quali siano state le principali spinte allo sviluppo del territorio degli ultimi 20 anni. Ove possibile si è provveduto alla valutazione dello stato dei luoghi dopo la realizzazione delle opere. La capitalizzazione di tali informazioni può, da un lato, favorire un giusto approccio per lo sviluppo dell’area, dall’altro, evidenziare buone e cattive pratiche a carattere locale.

La notevole estensione del territorio oggetto di indagine, accompagnata da una generalizzata scarsità di fonti bibliografiche attendibili su consistenza e tipologia del patrimonio culturale esistente, ha posto un problema di metodo per la raccolta dei dati, instradando fortemente il lavoro verso il rilievo diretto. La ricerca è stata quindi essenzialmente condotta attraverso sopralluoghi sulla base di specifici itinerari tematici, compilando schede di rilevazione quali-quantitative, orientate alla costituzione della base di dati territoriale (Figura 3).

Figura 3 – Atlante territoriale –  Scheda-tipo di rilevazione e stralcio della scheda inerenti le risorse Storico-Culturali (patrimonio culturale materiale) del Comune di Sant’Angelo d’Alife.

 

Ulteriori informazioni documentali sono state raccolte presso gli uffici tecnici degli Enti locali. In ultimo, specificamente in relazione al patrimonio immateriale, si è proceduto ad effettuare interviste standardizzate a cittadini e professionisti cultori o depositari della memoria storica locale. Anche quest’ultima tipologia di dato è stata formalizzata attraverso uno schema orientato alla costituzione del DB territoriale.

 

GIS, WebGIS e identità locale

I dati raccolti sono stati inseriti in una base di dati geografica di tipo relazionale, orientata alla completa interoperabilità con gli open-data, oggi sempre più disponibili ed affidabili. In termini operativi, i dati sono stati strutturati in quattro vettori di classe puntuale, riferiti alle principali macro-tipologie di risorse materiali ed immateriali individuate sul territorio (1). Gli attributi che completano le geometrie dei vettori sono strutturati per accogliere i dati conformemente alle schede di rilevamento, giovandosi di domini esterni per la compilazione e di sottotipi di default per la massima integrità e la minimizzazione dei fisiologici errori di compilazione. Numerosi dati sono stati conservati in forma estesa in tabelle esterne, successivamente relazionate internamente sulla base di valori codificati.

La base di dati geografica così strutturata risulta di semplice gestione e facilmente interrogabile. I singoli elementi puntuali, inoltre, risultano particolarmente agevoli da correlare ad altre informazioni territoriali utili, quali, segnatamente, il sistema delle infrastrutture e le altre risorse funzionali del territorio.

Le potenzialità dei sistemi GIS in ambito di riconoscimento e valorizzazione delle risorse culturali possono essere portate ad un livello superiore ricorrendo a sistemi in grado di consentire la visualizzazione delle risorse su mappe condivise on-line, nonché di gestire la composizione di mappe personalizzate, se non addirittura la creazione di livelli informativi, da parte di più utenti simultaneamente attraverso un’interfaccia web. I cosiddetti WebGIS rappresentano in tal senso il futuro delle banche dati territoriali, soprattutto quando queste sono riferite a risorse di difficile individuazione, in cui il contributo di un gran numero di utenti può dare benefici superiori al costo di amministrazione e garanzia dell’integrità dei dati. Grazie allo sviluppo di tecnologie free-ware ed al forte ribasso dei costi delle soluzioni proprietarie, nonché alla possibilità anche di beneficiare di infrastrutture server remote, è ormai possibile dotare di tali strumenti anche piccole comunità locali. Nel caso di specie, la struttura-dati costituita è stata integrata nel sistema WebGIS messo a punto per la condivisione delle informazioni inerenti il rischio sismico nel Matese campano (Comunità Montana Zona del Matese, 2015). Ciò ha permesso di giovarsi di informazioni di alta specializzazione, utili soprattutto per le successive fasi di masterplanning (Figura 5), nonché di considerare l’utilizzo della stessa piattaforma per la condivisione delle informazioni con il pubblico dei turisti, degli operatori e degli investitori.

Figura 4 – Carta del Patrimonio Culturale del Matese Campano

Figura 5 – Geoportale della Comunità Montana del Matese (Beta release) — Stralcio della Carta Geomorfologica.

 

Turismi e territorio

Le iniziative progettuali prodotte ed in alcuni casi già avviate sul territorio, unite al crescente interesse che le aree minori rivestono per fasce di popolazione sempre più ampie, spingono ad individuare nel turismo culturale sostenibile la giusta leva per la crescita economica e lo sviluppo socio-culturale del Matese campano.

L’area è già interessata da forme di turismo, che per quanto acerbe non sono marginali, potendo contare flussi che incidono per circa l’1,15% del totale provinciale (2), sia in termini di arrivi che di presenze. Circa l’80% dei turisti provengono dalla Regione Campania (2) ed il 45% si trattiene per un solo giorno (2) (Figura 6), restituendo l’immagine di un territorio predisposto al turismo, ma che per averne una ricaduta strutturale in termini socio-economici necessita di una strategia coerente d’investimento e di promozione.

Figura 6 – Provenienza e permanenza media dei turisti nell’area di studio

 

Le buone pratiche implementate in contesti territoriali simili (Martelloni, 2007), suggeriscono di agire secondo una strategia a doppia gittata: nel breve periodo, finalizzata ad imprimere un impulso al comparto turistico; nel lungo periodo, orientata alla stabilizzazione del turismo quale fenomeno economico auto-propulsivo.

La doppia gittata è intesa innanzitutto a favorire il controllo degli effetti secondari negativi, cui il turismo non è esente, grazie alla possibilità di stilare un piano d’investimenti graduale, accompagnato da un altrettanto graduale coinvolgimento degli attori pubblici e privati. La stessa strategia, inoltre, consente una più accurata e realistica previsione delle spese e dei tempi di attuazione, che ha effetti positivi sulla capacità d’intercettare risorse economiche.

In termini operativi, non volendo modificare significativamente le variabili territoriali strutturali nel breve periodo, la strategia è focalizzata sulla creazione di un brand territoriale, sull’innesco del turismo nell’area e sul suo successivo monitoraggio, in modo da promuovere al meglio l’identità locale e capitalizzare le risorse immediatamente fruibili in termini di offerta turistica, nonché per acquisire informazioni utili per la successiva fase di investimento, da attuarsi in lunga gittata.

Innanzitutto, sono state, quindi, identificate le caratteristiche fondamentali necessarie alla realizzazione di un marchio territoriale, volto a favorire la riconoscibilità del territorio all’esterno, nonché a creare una rete di comunicazione e collaborazione tra gli attori responsabili della governance e dell’erogazione dei servizi al turista.

Secondariamente, si è strutturata una proposta di offerta basata su itinerari tematici, differenziati in base a diversi cluster di turisti, assunti come target e caratterizzati da specifiche esigenze e caratteristiche peculiari, che si è provveduto a profilare. Anche in questa fase il ruolo degli strumenti GIS è stato centrale. Grazie al ricorso alla costruzione della rete stradale ed alla sua ottimizzazione in termini di costo di percorrenza (network analysis), è stato infatti possibile individuare i percorsi turistici ottimali per visitare le risorse immediatamente fruibili e maggiormente attrattive, nonché per usufruire dei servizi complementari già attivi (Figura 7). Al fine di rendere maggiormente efficaci tali itinerari, è stato, inoltre, individuato un set di interventi prioritari a basso costo ed a basso impatto, da realizzare nel quadro della strategia di breve periodo, volto a migliorare la attrattività e l’accessibilità delle risorse-chiave già fruibili.

Si è infine definito un sistema di monitoraggio turistico, da implementare su piattaforma GIS attraverso la raccolta centralizzata e la condivisione dei dati su presenze e permanenza dei turisti nell’area, corredato da indagini di customer safisfaction. Grazie all’attività di monitoraggio sarà possibile effettuare una valutazione continua del livello di attuazione degli interventi previsti e dell’effettiva capacità della strategia di generare processi di cooperazione e partecipazione, ma soprattutto sarà possibile seguire in tempo reale l’evoluzione del processo di innesco del turismo e le preferenze dei target turistici profilati, consentendo aggiustamenti in corso d’opera, capaci di assecondarne le richieste o di sanare eventuali fenomeni distorsivi.

Figura 7 – Strategia di sviluppo per l’area – Itinerari turistici (inviluppo)

 

Quale futuro?

I sistemi GIS rappresentano uno strumento imprescindibile per il governo di ambiti territoriali complessi, segnatamente in relazione al governo di settori specialistici, qual è indubbiamente il patrimonio culturale locale. Se nel supporto ai decisori ed agli investitori gli strumenti GIS si segnalano ormai da alcuni anni come elementi imprescindibili, il caso di studio del Matese campano, sinteticamente discusso nel presente contributo, evidenzia le straordinarie potenzialità che gli stessi sistemi informativi territoriali possiedono, soprattutto quando le informazioni, condivise su piattaforme web, sono in grado di raggiungere un ampio pubblico anche non specializzato.

Il futuro del Paese non può che passare dal dare la giusta attenzione alle aree periferiche, al fine di mitigare la tendenza alla polarizzazione dell’offerta di servizi, messa in atto ormai da alcuni decenni, che si è dimostrata inefficace ed in alcuni casi addirittura fallimentare, in favore della mitigazione del gradiente di offerta tra aree centrali e aree periferiche. Il ricorso agli strumenti GIS, ormai sempre più accessibili e di facile utilizzabilità, può favorire l’implementazione di azioni volte a ridurre i divari, accendendo una luce sulle frange meno attenzionate del Paese, nell’ottica di permettere ad ogni territorio di offrire il proprio contributo per lo sviluppo sostenibile e la crescita economica nazionale.

Valerio Di Pinto, Università “Federico II” – DICEA

Claudia Capretti

 

Bibliografia

Comunità Montana Zona del Matese (2015), Geoportale della Comunità Montana Zona del Matese – Studio del Rischio Simico (Beta release).

ISTAT (2011), 15° Censimento della popolazione e delle abitazioni. dati.istat.it.

Magnaghi A. (2010), Il progetto locale, Torino: Bollati Boringhieri.

Martelloni R. (2007), Nuovi territori: riflessioni e azioni per lo sviluppo e la comunicazione del turismo culturale, Milano: Franco Angeli.

Petroncelli E., Di Pinto V. (2017), La Convenzione Europea del Paesaggio e il Paesaggio Storico Urbano: uno strumento di supporto alle decisioni nella definizione di progetti di intervento, Napoli: Università di Napoli “Federico II”.

 

Note

(1) Le macro-tipologie sono quattro: risorse storico-culturali; risorse ambientali-culturali; risorse archeologiche; risorse immateriali.

(2) Elaborazione degli autori su dati ISTAT e dell’Ente Provinciale per il Turismo (EPT) di Caserta.

One Response to Identità locale e sistemi informativi nella pianificazione d’area vasta: il Matese campano

  1. Molto interessante; avrei piacere di ricevere ulteriore documentazione sul tema pianificazione territoriale in chiave di sviluppo territoriale e poter entrare in contatto con Valerio Di Pinto; la mia email è: bocci@federculture.it
    Grazie

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