Dalla Franciacorta al Franciacorta (e ritorno). Geografie e brand

di: Fulvio Adobati, Renato Ferlinghetti, Federica Signoretti, Moris Antonio Lorenzi

EyesReg, Vol.7, N.2, Marzo 2017

 

 

Nell’immaginario collettivo il termine Franciacorta rappresenta un territorio, e un paesaggio, fortemente caratterizzato dalla coltura vitivinicola; territorio che trova nel “bollicine” prodotto in questa DOCG (metodo Franciacorta) il veicolo di promozione e diffusione di un brand di successo internazionale.

Un elemento di grande interesse rilevabile in questo “laboratorio territoriale” è il carattere relativamente recente (a partire dagli anni Cinquanta del XX secolo) di questo straordinario sviluppo della coltura vitivinicola: le vigne, tradizionalmente distribuite a macchia di leopardo lungo i contrafforti morenici e prealpini hanno guadagnato progressivamente le parti agronomicamente coltivabili del piano, anche entrando in competizione con usi del suolo molto remunerativi, quali gli insediamenti produttivi e commerciali. Questi ultimi, di significativa entità nel contesto e disposti lungo la rete portante della viabilità stradale, determinano qualche “cedimento” della qualità paesaggistica che però non pare inficiare una percezione forte e diffusa della Franciacorta quale “paesaggio del vino”.

Figura 1 – La zona di produzione del Franciacorta DOCG in una rappresentazione cartografia dal registro comunicativo che tende a valorizzare l’attuale vocazione vitivinicola del territorio

Fig_1Fonte: (https://enopassione.wordpress.com)

Questa “vocazione territoriale” a terra del vino è stata costruita ed enfatizzata (beninteso, con una definizione territorialmente fondata) grazie a felici iniziative imprenditoriali di aziende vinicole che hanno saputo promuoversi e contaminare/coinvolgere la comunità insediata.

Pertanto, un caso esemplare di vocazione non quale riconoscimento di una visione unitaria, storicamente, socialmente e ambientalmente fondata, quanto piuttosto una risultante di azioni di attori territoriali che perseguono i propri interessi (Mastroberardino, Calabrese, Cortese, 2012); in buona sintesi un vero progetto di vocazione territoriale.

Questa traiettoria di progettualità territoriale e di cooperazione ha visto già dal 2007 istituzioni locali e soggetti territoriali strutturare occasioni di cooperazione e prospettive di progettualità comune: il Consorzio per la tutela del Franciacorta, “Franciacorta sostenibile” e, nel 2013, l’Accordo “Terra della Franciacorta” tra i 18 comuni della DOCG.

 

Il Piano Territoriale Regionale d’Area (PTRA) per uno scenario d’azione

 La progressiva maturazione della volontà di darsi un disegno di sviluppo territoriale capace di porre al centro la qualità paesaggistica, fondamento della promozione enogastronomica e turistica dell’area, ha alimentato l’obiettivo, condiviso con Regione Lombardia, di elaborare un piano: il Piano Territoriale Regionale d’Area (PTRA), previsto dalla legge 12/2015 (art.20) quale strumento per territorializzare gli obiettivi regionali entro una scala di lavoro, quella territoriale intermedia, tradizionalmente difficile in Italia; obiettivo centrale del piano d’area: “elevare la qualità del territorio, risultante della qualità dei suoi prodotti e del modo di vivere dei suoi abitanti, al livello di qualità del brand che lo identifica nel mondo intero”.

L’area di analisi iniziale ha ricompreso 27 comuni (18 della DOCG e 9 comuni “buffer”), e conta circa 230 mila abitanti, con  40 mila addetti alle attività manifatturiere. Nei comuni interessati sono presenti il 54,82% delle superfici a vite della provincia di Brescia, ovvero il 14,28% delle superfici a vite dell’intera regione Lombardia.

Configurato dalla disciplina quale strumento per governare (government) specifiche situazioni di rilevante interesse regionale, nella sua progressiva applicazione si sta trasformando in strumento di governance, atto a riconoscere e orientare entro uno scenario desiderabile il ventaglio delle progettualità promosse dagli attori. Il PTRA della Franciacorta, riconfiguratosi lungo il processo decisionale a 22 comuni (18 comuni della DOCG e 4 comuni “buffer”, per 195 mila abitanti complessivi), è stato adottato dalla Giunta regionale in data 11.11.2016. Elaborato entro un Accordo di collaborazione tra Regione Lombardia- Direzione Generale Territorio, urbanistica, difesa del suolo e città metropolitana e le Università degli Studi di Brescia e di Bergamo, assume la forma di strumento di riferimento della pianificazione/programmazione locale componendo interessi diversi e selezionando (pochi) obiettivi territoriali qualificanti (di carattere urbanistico, infrastrutturale e paesaggistico-ambientale) volti a valorizzare la dimensione concertativa e strategica, assumendo l’approccio per “territori di progetto” (Mazza, 2016, Conti, Salone, 2012). Rappresenta, a parere di chi scrive, un esempio di qualche interesse entro il dibattito su temi della governance – in Lombardia strettamente connessi con la possibile istituzione di zone omogenee anche al di fuori della città metropolitana di Milano – che si trova già nell’Accordo del 2011: “le attività in collaborazione e in gestione associata tra più enti locali producono sinergie positive, economie di scala a vantaggio dell’efficienza, dell’efficacia e dell’economicità dell’azione amministrativa”.

In questo senso il successo del piano si misurerà sull’efficacia del processo di governance dedicato di affiancamento degli enti locali messo in campo da Regione Lombardia in forma sperimentale, atto a tradurre in progetti e azioni il dispositivo di piano.

Ma in questa fase di complessa (o solo complicata) sovrapposizione di strumenti di pianificazione, a cosa serve un (altro) piano? Secondo chi scrive a far emergere le peculiarità di un territorio che racchiude al suo interno una complessa articolazione di geografie di luoghi e di relazioni che, se riconosciute e messe in valore, concorrono ad accrescerne la competitività.

L’intento del piano, articolato in azioni a base territoriale e azioni di governance, è proprio quello di “mettersi a disposizione”: ne sono un esempio gli allegati al Documento di Piano: il Regolamento edilizio, le Linee guida per i PGT, gli Indirizzi per la pianificazione degli ambiti assoggettati a tutela. Tali strumenti concorrono a una “semplificazione” del portato dei diversi livelli di pianificazione, quindi a supportare il funzionamento della macchina amministrativa comunale.

 

Un’interpretazione geografica della densità dei luoghi

 A partire da un’intuizione, ovvero la forza del brand, si è man mano acquisita consapevolezza delle potenzialità del processo in atto e la visione/condivisione di una Franciacorta “al plurale” (diverse anime, individuate attraverso un’interpretazione geostorica che ha unito due metodi di indagine, quello dei “paesaggi in mutamento” e quello “regressivo”)(Garducci, Rombai, 2015) ha contribuito senza dubbio ad allargare lo sguardo oltre le visioni unificanti, intravedendo proprio nel paesaggio quell’armatura forte sulla quale orientare lo sviluppo e la valorizzazione del territorio sovra-comunale. Sulla base dei lineamenti geomorfologici e ambientali, dei caratteri dell’edificato tradizionale, dell’assetto colturale, oltre che per gli specifici processi di territorializzazione, sono stati individuati sei ambiti di riferimento: delle seriole, dei navigli e dell’asta dell’Oglio, del sebino-camuno, degli anfiteatri morenici interni o occidentale, degli anfiteatri morenici esterni o orientale, l’ambito montano e quello dello sbocco vallivo triumplino.

Figura 2 – Il territorio, 27 comuni, considerato nella analisi di piano, suddiviso per ambiti geo-storici.

Fig_2

Fonte: elaborazione Centro Studi sul Territorio “Lelio Pagani”

 

Prerogativa e forza del piano/processo è stata quella di porre in evidenza il carattere processuale della tutela e valorizzazione delle componenti verdi del paesaggio naturale, rurale e periurbano, coordinato con lo schema della rete ecologica regionale, avendo come target specifico la messa in valore dei paesaggi regionali, la riqualificazione paesaggistica dei contesti soggetti a degrado di varia natura oppure destrutturati nelle loro componenti. Rete Verde, quindi, quale armatura culturale in relazione integrata con i sistemi ambientali strutturanti e sistema privilegiato di organizzazione e fruizione territoriale (una infrastruttura verde senza soluzione di continuità da nord a sud, da est ad ovest).

Nel riconoscere il valore chiave del paesaggio, la geografia diviene storia del territorio o dello spazio che si fa territorio e deve individuare i complessi spazio-temporali prodotti dalle comunità umane saldando il passato al presente, integrando all’assetto attuale l’analisi dei documenti storici e cartografici senza la paura di affiancarsi o sovrapporsi ad altre discipline.

Si tratta dunque di un disegno complesso in cui sono stati posti a sistema gli elementi in precedenza richiamati entro una maglia “larga” di potenziali connessioni in grado di intercettare i “ganci” territoriali storici, gli elementi paesaggistici distintivi e i luoghi della produzione consolidata, segnatamente quella vitivinicola, che oggi è assurta a vero e proprio “iconema” (Turri, 2001) di questa realtà territoriale.

Il progetto di Rete Verde diventa allora un “moltiplicatore emozionale” attraverso la gestione unitaria dei bacini delle risorse (materiali e immateriali) e la messa a sistema dei capitali territoriali e umani, dei nodi (le tracce che la storia lunga ci ha lasciato) e delle reti di mobilità integrata e multimodale.

Forse mai come oggi, e il processo di piano continua a insegnarlo, “per guidare i cambiamenti verso esiti adeguati ai valori naturali e culturali in gioco, è necessaria una significativa cultura dei luoghi, capace di impedire che gli impatti sociali, ambientali e paesistici, frutto del nostro agire territoriale, non cancellino totalmente o rendano muti i riferimenti al passato, almeno ai suoi valori più consolidati” (Ferlinghetti, 2008).

Il contesto della Franciacorta, con le sue distinte connotazioni e articolazioni paesaggistiche, ben si presta a sperimentare nuove traiettorie di riqualificazione e valorizzazione che hanno abbracciato i valori di natura (“schiacciati” dalle importanti pressioni infrastrutturali e insediative degli ultimi cinquant’anni) e l’armatura storico-culturale (anch’essa ricchissima di valori ed espressioni territorializzanti) entro un sistema di fruizione sostenuto da opzioni di lunga durata.

 

Figura 3 – La dorsale verde di ricomposizione paesaggistica. Gli elementi morfologici e la lettura della struttura territoriale sono alla base di un processo di progettazione territoriale, in risposta ai continui mutamenti socio-economici e alle dinamiche di più ampia scala.

Fig_3

Fonte: elaborazione Centro Studi sul Territorio “Lelio Pagani”

 

In altre parole, la visione unitaria del brand che ha reso celebre la Franciacorta nel mondo è stata sostenuta e insieme messa in discussione per tentare di scoprire la ricchezza insita nelle diverse “condizioni di partenza” (Calafati, 2014) nelle quali ogni contesto locale si può radicare.

Dalla promozione del prodotto alla promozione del territorio (dalla Franciacorta al Franciacorta…e ritorno).

La mission individuata dall’Accordo Terra della Franciacorta “guardare insieme nella stessa direzione per i prossimi 20 anni”, trova nel PTRA un disegno (sempre più auspicabilmente aperto e inclusivo) di attuazione. Ancora e sempre da alimentare e da sostenere.

 

Fulvio Adobati, Renato Ferlinghetti, Federica Signoretti, Moris Antonio Lorenzi,

Università di Bergamo –  Centro Studi sul Territorio “Lelio Pagani”

 

 

Riferimenti bibliografici

Adobati F., Pavesi F.C., Oliveri A., Pezzagno M., Tira M. (in corso di pub.), Franciacorta: un brand (e un piano) per molti paesaggi. Paper presentato alla XIX Conferenza Nazionale SIU, Cambiamenti Responsabilità e strumenti per l’urbanistica al servizio del Paese, Catania, IT: Giugno 2016.

Calafati A.G., (2014), Città tra sviluppo e declino. Un’agenda urbana per l’Italia. Roma: Donzelli.

Conti S., Salone C., (2012), Territori di progetto nella programmazione regionale. In Bonora P. (ed.) Visioni e politiche del territorio. Per una nuova alleanza tra urbano e rurale. Storicamente-Quaderni del Territorio, 2: 68-83.

Ferlinghetti R.(ed.) (2008), Per una cultura dei luoghi. Antologia di scritti di Lelio Pagani, Bergamo: Provincia di Bergamo.

Mastroberardino P., Calabrese G., Cortese F. (2012), La vocazione territoriale come mito razionalizzante. Atti XXIV Convegno annuale di Sinergie, Il territorio come giacimento di vitalità per l’impresa, Presentato a Lecce, IT: 8-19 ottobre 2012.

Mazza L. (2016), Un’agenzia autonoma contro la latitanza delle politiche territoriali, Il Giornale dell’Architettura, 4.01.2016.

Garducci A., Rombai L. (2015), Paesaggio e territorio, il possibile contributo della geografia. Concetti e metodi. Paper presentato al Seminario La storia nelle scienze del territorio, Firenze, IT: 13 marzo 2015.

Regione Lombardia, Piano Territoriale Regionale d’Area Franciacorta, www.regione.lombardia.it.

Turri E., (2001), L’immagine della pianura lombarda: gli elementi dell’identità, in: Jodice M., Gli iconemi: storia e memoria del paesaggio, Electa, Milano.

 

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