Giornale on-line dell'AISRe (Associazione Italiana Scienze Regionali)
 

Invecchiamento demografico: dinamiche nelle province italiane

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di: Sara Miccoli, Cecilia Reynaud

EyesReg, Vol.6, N.2, Marzo 2016

 

In Italia, il numero di anziani continua ad aumentare sia in assoluto sia rispetto al resto della popolazione, soprattutto in proporzione alla componente più giovane. Il nostro paese, ormai da decenni, sta infatti sperimentando un intenso processo di invecchiamento, che accomuna tutte le popolazioni dei paesi sviluppati (Kinsella e Phillips, 2005). Nel contesto europeo, l’Italia continua ad essere uno dei paesi più vecchi, assieme alla Germania, mentre in quello mondiale valori superiori a quelli italiani si registrano solo in Giappone, che risulta il paese più invecchiato al mondo ormai da qualche anno (De Santis, 2010). L’indice di vecchiaia – il rapporto cioè tra popolazione considerata in età anziana (dai 65 anni in su) e popolazione in età giovanile (0-14 anni) – al 1.1.2014, in Italia, era pari a 154,1, cioè superiore a 150 anziani per 100 bambini, mentre la percentuale di ultra sessantacinquenni sul totale della popolazione corrispondeva al 21,4%, indicando la presenza di più di un anziano ogni 5 persone. Il nostro paese si presenta così con un livello di invecchiamento particolarmente elevato, destinato ad aumentare anche con intensa velocità. Dal 1.1.2002 al 1.1.2014 l’aumento dell’indice di vecchiaia è stato pari a 22,4 punti percentuali, mentre l’aumento degli over 65 è stato eguale al 2,7%.

Questi indicatori, considerati nei diversi anni e nelle diverse unità territoriali, non hanno mostrato una dinamica uniforme nel tempo e nello spazio (Golini et al, 2003). Riferiti alla popolazione residente in Italia, hanno infatti messo in evidenza un aumento particolarmente intenso dal 2011 in poi, e importanti differenze nei trend e nei livelli registrati nelle diverse aree territoriali. Appare, quindi, interessante analizzare le diverse evoluzioni, e cercare di verificare il ruolo e la misura delle determinanti demografiche (Kurek, 2003).

Esaminando il solo indice di vecchiaia nel periodo compreso tra il 2002 ed il 2014 nelle cinque ripartizioni italiane, si osserva come le differenze tra i valori degli indici esistenti all’inizio del periodo tra le ripartizioni siano diminuite (Fig. 1). Se nelle ripartizioni Nord e Centro il trend dell’indice di vecchiaia è stato discendente sino al 2011 e poi crescente, nelle ripartizioni Sud e Isole l’andamento è stato sempre crescente, con un aumento dell’incremento a partire dal 2011.

 

Figura 1 – Indice di vecchiaia nelle ripartizioni italiane. Anni 2002-2014

Figura 1

Fonte: ns. elaborazione dati Istat

 

Scendendo a livello provinciale, e suddividendo il periodo considerato in due sotto-periodi, 2002-2008 e 2008-2014, si possono esaminare in dettaglio le variazioni degli indici di vecchiaia nel territorio italiano ed osservare così la dinamica dell’invecchiamento in due distinti periodi di tempo di sette anni ciascuno, il cui spartiacque importante è rappresentato dall’anno di inizio della crisi economica. Nel secondo periodo, la media delle variazioni degli indici di vecchiaia nelle diverse province italiane è più alta rispetto al periodo precedente (9,9 contro 9,0), a testimonianza di come l’invecchiamento sia aumentato maggiormente durante la crisi, mentre per la deviazione standard si osserva il contrario (13,4 contro 10,4): con il passare del tempo, quindi, l’invecchiamento e la sua crescita aumentano, ma la variabilità tra le diverse province diminuisce.

Contrariamente alla dinamica generale, 23 province del Centro-Nord hanno subìto un processo di ringiovanimento della propria popolazione nel periodo 2002-2014, facendo registrare quindi una variazione negativa dell’indice di vecchiaia, mentre 10 province hanno sperimentato processi opposti nei due periodi: ringiovanite durante il primo periodo, sono poi invecchiate successivamente, tra il 2008 ed il 2014. Tutte le province del Sud e delle Isole sono invecchiate, ed in molte la variazione positiva dell’indice è stata maggiore nel secondo periodo esaminato; in particolare, le province della Sardegna sono quelle che hanno fatto registrare l’aumento maggiore (vedi tabella A1 in appendice).

Ponendo in relazione la variazione dell’indice di vecchiaia ed il valore dell’indicatore all’inizio del periodo, si osserva come le province con un elevato indice di vecchiaia all’inizio del periodo abbiano subito variazioni negative o piccole variazioni positive, mentre le province con un indice di vecchiaia più basso all’inizio abbiano registrato un aumento positivo maggiore. Questo testimonia come l’invecchiamento sia un processo che coinvolge e/o coinvolgerà tutte le sub-popolazioni con una differenza di velocità che appare maggiore quando i livelli di invecchiamento iniziale sono più contenuti. Ciò non sembra però esser vero per alcune province, come quelle sarde di Cagliari, Oristano, Medio-Campidano che, nel secondo periodo, pur partendo da livelli di invecchiamento elevati, frutto delle importanti variazioni del periodo precedente, continuano a registrare significative variazioni positive.

Una regressione condotta per entrambi i periodi sulle dinamiche demografiche nelle province, ponendo come variabile dipendente la variazione dell’indice di vecchiaia e come variabili indipendenti l’indice di vecchiaia (Iv) all’inizio del periodo, i saldi migratori interno (SMi) ed esterno (SMe) ed il saldo naturale (SN) per 1000 abitanti, aiuta ad analizzare in maniera esplorativa i cambiamenti verificatisi nell’evoluzione dell’invecchiamento nelle diverse province italiane negli ultimi anni.  A differenza del primo periodo, nel secondo – 2008-2014 – la dinamica naturale risulta influire meno nella variazione dell’indice di vecchiaia, mentre il saldo migratorio con l’estero sembra avere un peso maggiore, più che raddoppiato rispetto al primo periodo (Tab. 1).

 

Tab. 1 – Stima dei coefficienti e di R2 dei modelli di regressione con variabile dipendente la variazione dell’indice di vecchiaia. Periodi 2002-2008, 2008-2014

Tab 1Significatività:  0 ‘***’, 0,001 ‘**’, 0,1 ‘*’

 

Dal 2008 si è quindi verificata un’importante evoluzione del fenomeno invecchiamento nelle province italiane. I valori dell’indice di vecchiaia sono aumentati in molte province e si è assistito ad un processo di convergenza dei livelli di invecchiamento tra le province del Nord e del Centro e quelle di Sud e Isole. Tra le possibili determinanti, negli ultimi anni il ruolo delle migrazioni internazionali sembra esser divenuto drasticamente quello più rilevante.

Nonostante negli ultimi tempi l’attenzione scientifica e non sull’invecchiamento sembra essere diminuita, gli effetti della crisi economica sulle dinamiche demografiche, sicuramente più lente e meno evidenti di quelle economiche, riporteranno tale fenomeno, ancora più accentuato, alla ribalta. Si renderà così necessaria un’attenzione maggiore alle possibili modalità di gestione di una popolazione molto invecchiata e, nello stesso tempo, una discussione sull’immigrazione più attenta e più consapevole dei suoi effetti positivi.

 

Sara Miccoli, La Sapienza – Università di Roma

Cecilia Reynaud, Università Roma Tre

 

Riferimenti bibliografici

De Santis G. 2010. Europa: un invecchiamento sotto controllo? in Europa, 2020. Politica dell’immigrazione e della cittadinanza. Neodemos.

Golini A., Basso S., Reynaud C. 2003. L’invecchiamento della popolazione in Italia: una sfida per il paese e un laboratorio per il mondo, in Giornale di Gerontologia, n. 6/2003.

Kinsella K, Phillips DR. 2005. Global aging: the challenge of success. Population Bulletin 60, 1.

Kurek S. 2003. The spatial distribution of population ageing in Poland in the years 1988-2001. Bulletin of Geography (Socio-Economic Series) 2: 65-75

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