Giornale on-line dell'AISRe (Associazione Italiana Scienze Regionali) - ISSN:2239-3110
 

Grandi eventi, cultura e Università: Matera 2019 tra making place e selling place

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di: Mariavaleria Mininni

EyesReg, Vol.5, N.2 – Marzo 2015.

 

Matera, diventata famosa dopo il romanzo di Carlo Levi “Cristo si è fermato a Eboli (1949)”, è stata proclamata il 17 ottobre 2014 capitale europea per la cultura 2019 . Da “vergogna nazionale”, Matera oggi, con una storia interessante ancora da raccontare, vive un momento di grandi fermenti che rimettono in gioco il destino della città. A partire dal rilancio di una politica culturale promossa dalla candidatura, che dà forza ad un glorioso passato in cui la cultura urbana ha svolto un ruolo importante sul destino della città, che oggi viene rafforzata dalla presenza di un nuovo polo dell’ateneo lucano [1].
Il consolidamento culturale e istituzionale del polo universitario di Matera potrebbe diventare un caso esemplare per una buona integrazione tra città e università, tra politiche culturali e politiche urbane, nell’ottica di un modello di sviluppo territoriale basato sulle knowledge based economies. Un modello che possa aiutare le politiche urbane a orientare immaginari sociali, migliorare la qualità dei servizi e dello spazio pubblico ed elaborare un’idea innovativa di welfare, in un clima ritornato oggi a Matera, dopo un illustre passato, più disponibile alla mediazione sociale sui discorsi dello spazio. Prima di diventare sede universitaria, Matera, a partire dagli anni ‘50, era stata infatti sede di uno straordinario laboratorio culturale e progettuale [2] che aveva provato a ridefinire i rapporti tra spazio, economie e società.
La convergenza tra le promesse della candidatura e la capacità di portare un nuovo welfare dovrà adesso inevitabilmente mediare tra gli interessi costituiti e quelli da costruire, lasciando spazi e speranze a quelli che portano innovazione e miglioramento.

Il nuovo polo universitario materano si fa oggi portatore di un progetto formativo ben radicato nella città, che ruota intorno alle seguenti parole chiave: beni culturali, turismo, architettura, ambiente, agricoltura, archeologia, restauro. Questi temi consentirebbero all’università di collocarsi come attore urbano e interlocutore privilegiato, a condizione però che la città sia disposta a investire su questo rapporto in maniera strategica, così che l’università, da enclave, possa diventare una anchor institution, ovvero un’istituzione geograficamente integrata ad un determinato luogo in ragione della propria missione e per competenza [3].
Matera, a partire dagli anni ’50, era stata al centro di un dibattito culturale che l’aveva portata nel vivo dei temi della Grande Ricostruzione, in un paese come l’Italia che in quegli anni andava incontro alla modernità, e che a Matera richiedeva un’angolazione critica tra Questione Meridionale e Moderno. Un luogo quindi in cui la sperimentazione era di casa, una città sulla quale si accendevano i riflettori sulle potenzialità dell’urbanistica, ai primi passi con una nuova legge che doveva accompagnare il processo di ridefinizione dei rapporti tra spazio, economie e società. E, per mano di Adriano Olivetti, questa piccola città del Sud, dimenticata dalla storia, diventa allora scenario di un progetto riformista politico di vasta portata che la colloca nel vivo di un confronto nazionale e internazionale.
Oggi la società e l’economia di Matera presentano alcuni indizi di un certo interesse: dal 2002 al 2012 Matera ha visto crescere del 3,37% i propri abitanti arrivando a quota 59.859, pur se ha subito un calo del 20,94% dei suoi residenti nella fascia critica di età 20-29 anni, con un dato sottostimato se si considera che i giovani che vanno a lavorare o a studiare fuori spesso prendono la nuova residenza. I nuovi addetti nel 2012 sono collocati in gran parte nel turismo: alberghi e ristorazione, con un dato rilevante dall’incremento delle imprese con soggetti con età contenuta tra i 18 e 30 anni nel sistema produttivo culturale. Si registra, infine, un piccolo ma significativo aumento in agricoltura, e questi dati controbilanciano la perdita di occupazione a Matera nei settori industria, costruzioni e commercio [4].
In questo clima apparentemente favorevole, Matera capitale della cultura 2019 costituisce quindi un’occasione per elaborare un rinnovato rapporto tra città e università, sia come prospettiva delle riflessioni teoriche in termini generali su questo rapporto, sia come occasione congiunturale per l’innalzamento della qualità delle politiche urbane e culturali tracciando un percorso comune.
Il processo di candidatura, vale la pena sottolineare, prevede che una città non venga designata Capitale unicamente per ciò che è o per quello che già ha e per quanto ha fatto, ma per quanto propone di fare. A essa viene assegnato il titolo soprattutto per il programma di eventi culturali profondamente innovativi che propone di organizzare nella corsa alla candidatura. Sono di importanza essenziale il carattere innovativo della manifestazione, lo spazio riservato alle forme culturali contemporanee e la capacità di favorire la creatività e il dinamismo culturale elaborando prodotti ad alto valore aggiunto in grado di avere ricadute sulla città e sui cittadini. La candidatura di Matera a Capitale Europea della Cultura per il 2019, dunque, rappresenta la piattaforma migliore per dare spazio e opportunità all’industria creativa.
Se una politica urbana elaborata insieme a una politica universitaria può essere making place e non selling place, le politiche urbane e universitarie possono giocare bene la loro parte nel rilancio della città e nella sua promozione culturale, nel tentativo di recuperare ciò che ancora di quel progetto riformista non è andato in frantumi nella liquidità della contemporaneità operando qualitativamente in termini di public space e civic engagement.

Mariavaleria Mininni, DICEM – Università della Basilicata

 

Note

[1] Dipartimento DiCEM, sede materana dell’UNIBAS, componente del Comitato Matera 2019. E’ stato istituito a Matera nel giugno 2012, dopo un lungo periodo di “clonazione” di corsi universitari da Potenza,
[2] Matera, dopo la pubblicazione del libro Cristo si è fermato ad Eboli, di Carlo Levi, agli inizi degli anni ’50 verrà interessata da un progetto riformista portato avanti da grandi intellettuali, urbanisti ed architetti, che sperimenteranno in questa città del Sud un percorso di emancipazione di spazio, economie e società.
[3] Cfr. Wiewel W., Perry D.C., (2013), Da enclave ad “anchor institution” sviluppo economico, città e università in America, in Urbanistica 150.
[4] Strategia per la Regione Basilicata”Verso un programma di sviluppo operativo regionale della Regione Basilicata” 2014-2020, 7 Gennaio 2013. Rapporto finale (gruppo esperti) Ron Boschma, Riccardo Crescenzi, Ana Maria Esteves, Marco Percoco, Lisa de Propris e Mara Thiene

 

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