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La qualità della vita nelle città italiane: alla ricerca della dolce vita

EyesReg, Vol.2, N.3 – Maggio 2012. Negli ultimi anni un numero crescente di amministrazioni locali ha promosso studi per valutare la qualità della vita nelle proprie città con l’intento di individuare i fattori su cui occorre agire per migliorarne la vivibilità [1]. Gran parte di questi studi converge nell’individuare come fattori determinanti la qualità della vita le infrastrutture, i servizi, l’estetica e la funzionalità dell’arredo urbano, la qualità dell’ambiente. L’individuazione e la valutazione quantitativa dell’impatto di questi fattori sulla qualità della vita costituiscono importanti strumenti di supporto ai policy makers. Le strategie di intervento di questi ultimi non sempre sono volte esclusivamente a rendere la città più vivibile. Spesso vengono perseguiti anche altri obiettivi come, per esempio, rendere la città più competitiva oppure migliorarne l’immagine a livello nazionale o internazionale. Indagini condotte a livello nazionale o sovranazionale sono quindi utili a valutare peculiarità e differenze dei singoli contesti urbani e possono costituire una fase preliminare all’implementazione di politiche analoghe a quelle appena menzionate. Per esempio, a livello sovranazionale, l’Unione europea ha avviato nel 2003 il programma Urban Audit finalizzato a raccogliere ogni tre anni le informazioni statistiche necessarie a misurare le differenze della qualità della vita nelle principali città dell’Unione. A livello nazionale, le due principali indagini sono pubblicate annualmente da Il Sole 24 Ore e da Italia Oggi. Entrambe sintetizzano in un numero indice il valore assunto da una serie di indicatori sociali relativi, per esempio, allo sviluppo della rete dei trasporti pubblici, alla fruizione dei servizi, alla presenza di aree verdi e di strutture sportive e ricreative. In queste analisi, il valore dell’indice della qualità della vita corrisponde a una media ponderata dei singoli indicatori dove i pesi sono scelti sulla base di un determinato criterio statistico.

Una recente ricerca condotta dagli autori e pubblicata in “Città italiane in cerca di qualità. Dove e perché si vive meglio” (Università Bocconi Editore) propone una metodologia alternativa per valutare la qualità della vita in 103 capoluoghi di provincia italiani. Tale metodologia è nota in letteratura come metodo dei prezzi edonici ed è stata sviluppata  tra la fine degli anni ’70 e gli anni ‘80 dagli economisti statunitensi Sherwin Rosen (1979) e  Jennifer Roback (1982). In base a questo metodo,  l’effetto di ogni singolo fattore sulla qualità della vita viene stimato attraverso delle tecniche di regressione multivariata e le stime ottenute vengono utilizzate come pesi per aggregare i diversi indicatori in un numero indice che misura il livello della qualità della vita in una determinata città.  I dati statistici utilizzati contengono informazioni sul mercato delle abitazioni e del lavoro perché la valutazione avviene in maniera indiretta attraverso l’analisi delle scelte abitative e occupazionali degli individui. L’idea di fondo è molto semplice: le caratteristiche territoriali si riflettono nei prezzi delle abitazioni e dei salari, in quanto gli individui scelgono di abitare e di lavorare nelle città che giudicano più attraenti, facendo così variare la domanda di abitazioni e l’offerta di lavoro. Pertanto, in equilibrio, salari e prezzi delle abitazioni consentono di ottenere una misura monetaria della disponibilità a pagare degli individui per vivere in una città con determinate caratteristiche (servizi, infrastrutture, qualità dell’ambiente, ecc.).

Figura 1. Indice di qualità della vita per alcune città Italiane (classifica completa in appendice)

Nell’analisi degli autori sono stati considerati una molteplicità d’indicatori relativi alle condizioni climatiche (temperatura, precipitazioni medie mensili, percentuale di umidità); ambientali (percentuale di spazi verdi nel territorio comunale, vicinanza al mare, grado di inquinamento); servizi (istruzione, attività e luoghi d’interesse culturale, trasporti); caratteristiche socio-demografiche (percentuale di crimini violenti, percentuale di laureati, grado di partecipazione politica e percentuale di residenti stranieri); caratteristiche economiche (reddito pro-capite e tasso di disoccupazione). Per stimare l’impatto di questi indicatori sulla qualità della vita, sono stati utilizzati i valori delle abitazioni registrati dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI) dell’Agenzia del Territorio, che fornisce un campione rappresentativo delle compravendite di abitazioni avvenute nelle 103 città tra il 2004 e il 2010. Oltre a questi dati, è stato utilizzato il campione della Fondazione Rodolfo De Benedetti sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti riportati dall’Inps e relativi al biennio 2001-2002.

I risultati mostrano notevoli differenze tra le province, sia per l’indice complessivo che per i sotto-indici relativi a clima, ambiente, servizi, società ed economia. La prima classificata è Pisa con un valore normalizzato dell’indice pari a 5.241 euro.[2] Questo significa che, in media, gli individui sono disposti a pagare 5.241 euro all’anno per vivere in una città con le caratteristiche di Pisa piuttosto che in una ipotetica città aventi le quantità medie dei nostri indicatori. Considerando che in Italia il reddito medio annuo si aggira intorno ai 22.000 euro, la disponibilità a pagare per poter usufruire delle caratteristiche di una città come Pisa equivale a circa un quarto del reddito medio annuale. L’ultima classificata è Enna con un valore dell’indice negativo, pari a -6.922 euro, perché non offre un livello di caratteristiche pari alla città con caratteristiche medie. Tale valore quantifica la perdita di benessere derivante dal fatto di vivere in una città con minori risorse e corrisponde all’ammontare monetario necessario per compensare una persona che vive a Enna. Passare dall’ultima alla prima classificata comporta un miglioramento della qualità della vita che possiamo quantificare in 12.163 euro, che equivalgono a più della metà del reddito medio annuo individuale.

Più in generale, in base alle preferenze rivelate dai prezzi di mercato delle abitazioni e dalle retribuzioni, le città dove si vive meglio sono quelle del centro-nord caratterizzate da una più elevata qualità dei servizi e da migliori condizioni economiche: Trieste, Bologna, Ancona, Firenze, Pesaro, Siena. La dolce vita è qui. Ad eccezione di Siena che conta 54.000 abitanti, sono tutte città di medie dimensioni ovvero con una popolazione compresa tra i 100.000 e i 500.000 abitanti.

Come negli Stati Uniti, esiste una relazione prima crescente e poi decrescente tra qualità della vita e dimensioni delle città per cui le città di medie dimensioni risultano maggiormente vivibili rispetto a città troppo piccole o troppo grandi. Per spiegare il modello vincente offerto dalle città di medie dimensioni, occorre notare come la dimensione di una città comporta dei vantaggi ma anche degli svantaggi. Numerose forze di agglomerazione rendono infatti attraenti le città di grandi dimensioni. Queste offrono una maggiore varietà di servizi e talvolta maggiori opportunità lavorative. D’altro canto, i processi di agglomerazione, se mal gestiti, possono trasformarsi in fenomeni di congestione, che si traducono in maggior traffico e inquinamento atmosferico, caratterizzati anche da problematiche sociali come elevati tassi di criminalità e difficoltà di integrazione della popolazione straniera. Le città di medie dimensioni riescono a bilanciare con maggior efficacia queste diverse componenti, beneficiando dei fattori di agglomerazione senza soffrire di quelli di congestione.

Le città del Mezzogiorno, in particolare le province della Sicilia, chiudono la classifica perché in sostanza le migliori condizioni climatiche non sono sufficienti a compensare la scarsità di servizi e le peggiori condizioni del tessuto economico.

L’applicazione del metodo edonico per la misurazione della qualità della vita è un’impresa tutt’altro che semplice, data la difficoltà di reperire i dati microeconomici necessari. Per colmare questa lacuna, sarebbe auspicabile avviare un sistema di monitoraggio, di raccolta e di aggiornamento periodico dei dati statistici analogo al Programma Audit. Nonostante le difficoltà, gli autori ritengono che la semplicità concettuale e la centralità attribuita alle preferenze delle persone, rappresentino un vantaggio comparato significativo rispetto ai metodi tradizionali per la misurazione della qualità della vita.

Emilio Colombo, Università degli Studi di Milano-Bicocca

Alessandra Michelangeli, Università degli Studi di Milano-Bicocca

Luca Stanca, Università degli Studi di Milano-Bicocca

 

Bibliografia

Guala C. (2000), Metodi della ricerca sociale. La storia, le tecniche, gli indicatori. Roma: Carocci.

Rosen S. (1979), Wage-Based Indexes of Urban Quality of Life. In: Mieszkowsi P., Stratzheim M. (eds.), Current Issues in Urban Economics. Baltimore: John Hopkins Press. 74-104.

Roback J. (1982), Wage, Rents, and the Quality of Life. Journal of Political Economy, 90, 6: 1257-78.

Appendice: la classifica completa


Note

[1] Alcune indagini sulla qualità della vita condotte a livello locale sono sintetizzate in Guala C. (2000).

[2] Il valore normalizzato dell’indice esprime la disponibilità a pagare in più  (in meno) per vivere in una città con livelli superiori (inferiori) di caratteristiche rispetto alla città “virtuale” che ha un livello delle caratteristiche pari al loro valore medio. Virtuale perché non è detto che questa città esista realmente, è un artificio statistico per facilitare la lettura dei risultati.

 

4 Responses to La qualità della vita nelle città italiane: alla ricerca della dolce vita

  1. L’articolo viene citato dal Centro Studi Sintesi al seguente link:

    http://www.centrostudisintesi.com/?p=2875

  2. Purtroppo, come coordinatore di un’associazione consumatori, la Polidream-Assoutenti Foggia, devo confermare i dati della ricerca. Viviamo, parlo della città di Foggia dove operiamo, una realtà che, forse, supera il “gelo” dei numeri, restituendo una situazione, se mai fosse possibile, più drammatica.
    Oltre alla carenza di servizi, attrezzature, iniziative ed ad un malcostume diffuso in ogni attività, si aggiunge quello che , per noi, è diventata una missione: la mancanza di consapevolezza dei propri diritti e la conseguente nostra informazione.
    Sul nostro Blog all’indirizzo http://www.assoutentifoggia.com/ cerchiamo di informare il più possibile sui diritti di cui godono, come cittadini e consumatori, tutti i foggiani. Pensando che il riscatto di una città passi anche, e soprattutto, attraverso il fornire i mezzi idonei per tutelarsi e chiedere il rispetto dei propri diritti. Anche davanti alla P.A.
    Ad esempio, il nostro post sulla delibera dell’ AGCOM, la 73/11/CONS, http://www.assoutentifoggia.com/2012/05/telefoni-e-tv-esistono-i-rimborsi.html , ha aiutato molti cittadini-consumatori a combattere l’arroganza e l’indifferenza che, sempre più spesso, le compagnie telefoniche riversano sui loro utenti.
    Le grandi rivoluzioni passano per “piccoli” gesti e, se tutto il terzo settore, così fondamentale nelle città dalla qualità della vita più alta, farà un salto di qualità nell’incidere sulla nostra città, allora la situazione non potrà che migliorare.
    Ringrazio il sito per l’ospitalità concessa alle nostre opinioni.

    Il Coordinatore di Polidream-Assoutenti Foggia
    Arch. Michele Pietrocola

  3. L’articolo viene citato dal Centro Studi Sintesi al seguente link:

    http://www.centrostudisintesi.com/chetan/?p=2932

  4. [...] Vai alla fonte [...]

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