Giornale on-line dell'AISRe (Associazione Italiana Scienze Regionali) - ISSN:2239-3110
 

Nuovi orizzonti di ricerca per le Scienze Regionali

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di: Francesca S. Rota

EyesReg, Vol.10, N.4, Luglio 2020. Numero Speciale: “Nuovi orizzonti di ricerca per le Scienze Regionali” – EDITORIALE

Motivazione e genesi del numero speciale

In occasione dell’uscita del decimo volume della rivista, la Redazione di EyesReg (Chiara Agnoletti, Marco Alderighi, Simonetta Armondi, Dario Musolino, Paolo Rizzi, Carlo Tesauro e la sottoscritta) ha deciso di lanciare una Call per un numero speciale di frontiera, dedicato agli approcci innovativi della ricerca, dentro e fuori le scienze regionali. Da qui il contenuto del presente numero, il cui obiettivo è offrire una selezione significativa di contributi di indagine, che siano di ispirazione e stimolo innovativo, senza barriere disciplinari. Se infatti la ricerca di nuovi strumenti e quadri interpretativi è la missione ultima di ogni ricercatore, la spinta a superare i confini disciplinari è nella natura stessa delle scienze regionali.
Illustri esponenti del panorama scientifico nazionale in campo economico, politico, filosofico della pianificazione, hanno così aderito alla proposta della Redazione, facendosi testimoni di nuovi orizzonti di ricerca, ricchi e suggestivi, e contribuendo con grande disponibilità alla costruzione del numero. La diversità dei quadri di riferimento e dei linguaggi, ha infatti richiesto a tutti gli autori un impegno aggiuntivo di riallineamento, finalizzato a ottenere una comunicazione complessivamente organica e corale, sia pur nella varietà delle tematiche e dei contenuti affrontati. Una comunicazione che riesce ad arrivare a tutti, indipendentemente dagli studi di cui ciascuno è portatore, e che mantiene sempre un tono “piano” altamente comprensibile. In breve, la costruzione di questo numero speciale è stato un impegno non facile, ma alla portata di una rivista come EyesReg, che in dieci anni è riuscita a portare i temi della ricerca regionalista all’attenzione di una platea sempre più ampia e diversificata di lettori.

La multidisciplinarietà delle Scienze Regionali

Le Scienze Regionali, lo si è detto, tradizionalmente si connotano per la dimensione interdisciplinare. Come scriveva Giovanni Rabino nel 2010, le Scienze Regionali vanno sempre declinate al plurale, in quanto convergenza di una molteplicità di discipline e contesti di ricerca ed applicazione: dall’economia urbana e regionale alla sociologia, dalla geografia alle scienze politiche, alla pianificazione e all’urbanistica. In questo trovano la loro forza, ma anche la loro debolezza. Roberta Capello, dalle colonne di questa stessa rivista, in un articolo intitolato “Il futuro delle Scienze Regionali tra crisi e opportunità” (EyesReg, Vol.6, N.4, Luglio 2016) esortava gli scienziati regionali a non rimanere “ancorati a paradigmi passati o ormai noti, cadendo nel ripetitivo e nel nostalgico”, ma a “ricercare le novità, sia concettuali che metodologiche, anche in altre discipline, sapendole sfruttare per superare limiti nei propri ambiti di ricerca”. Rispetto alle discipline istituzionalizzate, il raggruppamento delle Scienze Regionali presenta infatti il vantaggio di aver trovato nel territorio e nelle sue diverse articolazioni spaziali (regioni e metroregioni, città, sistemi locali del lavoro ecc.) un comune oggetto di analisi.
Dal territorio le Scienze Regionali possono quindi ripartire per realizzare appieno quella stessa multidisciplinarietà che, oltre ad essere in esse connaturata, è sempre più spesso indicata tra i criteri chiave nella valutazione delle proposte progettuali finanziabili dall’ente pubblico. In questo caso, il tipico elemento di debolezza delle scienze regionali in Italia, ossia l’assenza di uno specifico settore scientifico-disciplinare identificativo (da cui è conseguita una certa marginalizzazione del pensiero regionalista), diventa un punto di forza, lasciando gli scienziati regionali più liberi di aprirsi a sperimentazioni e collaborazioni con altre discipline.

I nuovi orizzonti della ricerca: approcci, strumenti e ruoli innovativi

I contributi che compongono questo numero speciale dedicato ai nuovi orizzonti di ricerca per le Scienze Regionali possono essere suddivisi in tre gruppi.
Nel primo gruppo ricadono i contributi di natura più “filosofica”, maggiormente attinenti ai modi in cui il lavoro di ricerca è impostato, in generale o con riferimento a una tematica prevalente.
Nel secondo gruppo sono inclusi i contributi di natura più “operativa”, orientati a presentare funzionamento e prospettive di specifiche tecniche di analisi quantitativa dei dati.
Nel terzo gruppo rientrano i contributi di natura più “politica”, nel senso di contributi che si focalizzano sulla missione sociale della ricerca e, in particolare, sul contributo che essa può dare alla riflessione politica e pubblica.

L’approccio di ricerca

Sono due i contributi del numero che affrontano in modo specifico nuovi orientamenti di ricerca, verso cui indirizzare la riflessione economica, sociale e territoriale.

Il contributo di Pierluigi Sacco e Sabrina Pedrini intitolato “Cultural commons: una nuova frontiera dello sviluppo socio-economico locale” è un manifesto per una nuova centralità della cultura. Cultura che si chiede venga finalmente messa al centro della visione di sviluppo, riconoscendole il ruolo fondamentale di new common e parte di un universale “diritto di cittadinanza”. Il nuovo modello di sviluppo a base culturale proposto dagli autori è generativo di “nuovi spazi di libertà”. Un modello capace di conferire a individui (e decisori) gli strumenti cognitivi, le competenze critiche e i set valoriali da cui muovere per reagire agli shock e sperimentare nuovi percorsi di crescita. Un modello la cui utilità è oggi tanto più evidente, dopo che per effetto della pandemia in molti hanno cominciato a interrogarsi su come modificare gli attuali stili di vita e i modelli organizzativi.
Il contributo di Filomena Maggino e Leonardo Alaimo intitolato “Misurare lo sviluppo sostenibile: un esercizio complesso” enfatizza l’importanza dell’azione della misurazione nel processo di formazione e acquisizione della conoscenza. Partendo dal caso dello sviluppo sostenibile, gli autori mettono in evidenza le difficoltà connesse con la quantificazione di quello che è, a un tempo, uno dei principi ispiratori delle contemporanee politiche di sviluppo e oggetto complesso di riflessione teorica. Punto di partenza è l’osservazione di come la misurazione sia un argomento spesso considerato residuale, nonostante il suo fondamentale ruolo cognitivo. La conoscenza scientifica si sviluppa attraverso il complesso dialogo tra logica e evidenza, tra teoria e osservazioni, attraverso meccanismi teorico-formali e empirici che sono entrambi indispensabili, ma difficili da gestire nella loro necessaria ed inevitabile interazione.

L’analisi dei dati

In questo gruppo rientrano tre contributi, in cui esperienze di ricerca empirica condotte in diversi ambiti di studio (dalla modellazione ad agenti in economia, all’analisi testuale alla ricerca epidemiologica) offrono significativi spunti per comprendere le potenzialità di analisi e comunicazione dei risultati connesse con la modellazione matematica e il ricorso alla tecnologia digitale.
Il contributo di Pietro Terna intitolato Matematica e simulazione per la morfologia e la dinamica spaziale” introduce al mondo affascinante della simulazione, attraverso un esercizio di simulazione attinente. Attraverso le potenzialità di calcolo delle routine matematiche il ricercatore ha la possibilità di riprodurre, in chiave semplificata e stilizzata, il funzionamento del mondo reale e osservarne le modificazioni al variare dei parametri che ne regolano, per l’appunto, il funzionamento, e che vengono usati dal ricercatore nell’impostare il modello di simulazione. Solo in apparenza simili al funzionamento di un videogioco (sul modello dell’ormai iconico SimCity, diventato virale negli anni ’90) i modelli a agenti sono costruiti dal basso, descrivendo comportamenti individuali e inserendoli, in modo anche eterogeneo, in agenti che agiscono e interagiscono in un ambiente. Attraverso lo strumento informatico-computazionale è quindi possibile osservare gli effetti individuali (micro) e aggregati (macro) che emergono dall’attività degli agenti. Come si chiarisce fin dalle prime righe del contributo, non si tratta di fare delle previsioni, ma di sfruttare i potenziali della modellizzazione matematica e della simulazione numerica per ragionare sui possibili sviluppi di un dato fenomeno osservabile.
Il contributo di Francesca Greco intitolato “Le nuove frontiere metodologiche nell’era dei big data: L’Emotional Text Mining” muove dalla diffusione di Internet e dalla centralità assunta dai social media, in quanto snodi principali di documentazione dei comportamenti di platee sempre più estese di individui. In particolare, l’articolo si concentra sul funzionamento e sulle potenzialità dello strumento dell’Emotional Text Mining, evidenziandone altresì le sfide e le difficoltà. Come osserva l’autrice, nell’era dei big data, il problema non è tanto quello della disponibilità e della raccolta delle informazioni, quando dei modi per organizzare queste informazioni (spesso ridondanti, eterogenee e non strutturate) e trasformarle in conoscenza.
Il contributo di Michele Marra, Paola Capra, Cecilia Nessi, Marco Dalmasso, Giuseppe Costa intitolato “La falsa democraticità del virus: un Health Inequalities Impact Assessment (HIIA) della pandemia e delle politiche di distanziamento sociale” propone di applicare, con riferimento a una dinamica di salute pubblica, una metodologia di valutazione della portata e distribuzione degli impatti connessi con il manifestarsi di un dato processo che in genere trova massima applicazione in ambito economico e di scienza/analisi delle politiche pubbliche. Nell’articolo, lo strumento di impact assessment è proposto per analizzare le disuguaglianze di salute causate dalla pandemia e suggerire un’agenda di priorità per la sorveglianza, la ricerca e la pianificazione della risposta sanitaria e sociale nell’eventualità di nuove pandemie.

La funzione sociale della ricerca

Riprendendo il tema di una interessante tavola rotonda organizzata da Fabio Sforzi nella Conferenza AISRe 2019 dell’Aquila, in questo gruppo rientrano i contributi che si focalizzano sull’efficacia e la qualità della comunicazione dei risultati della ricerca.

Il contributo di Luciano Canova intitolato “La rivoluzione gentile degli incentivi comportamentali” è dedicato a illustrare come l’adozione di comportamenti virtuosi da parte di noi tutti possa essere più efficacemente perseguita attraverso fini tecniche di persuasione che non attraverso l’imposizione di regole e la minaccia di ammende. Il termine comunemente usato per definire questo approccio così radicalmente nuovo nella costruzione delle politiche pubbliche, è anche emblematico: in letteratura e nella comunicazione mediatica si parla infatti di nudge, traducibile in italiano con la perifrasi “spinta gentile”. Il fine è quello di una società più sostenibile e virtuosa, non solo nei risultati, ma anche nei processi messi in campo per ottenere i risultati voluti.
Il contributo di Aldo Cilli intitolato “Visione strategica per la ristrutturazione del territorio. Il caso dell’Abruzzo” si concentra sull’uso che il decisore politico può e deve fare dell’analisi territoriale. Lo strumento del visioning associato a forme innovative di rappresentazione cartografica e territoriale possono infatti portare in evidenza, sintetizzandoli e tematizzandoli / gerarchizzandoli, un sistema di elementi complessi difficilmente osservabili. Nella trattazione proposta dall’autore, la riforma degli enti locali in Abruzzo diventa allora il “pretesto” per mostrare la potenza comunicativa e progettuale delle rappresentazioni cartografiche.

Il contributo di Elena Giglia intitolato “Open Science: la scienza per la società” espone come le potenzialità di Internet e del web in materia di produzione scientifica rendano oggi possibile una svolta epocale, ormai non più procrastinabile. Più specificatamente l’articolo si sviluppa attorno ai concetti di Open Science e Open Access, utilizzati dall’autrice per identificare modi alternativi, ma oggi sempre più strategici e paradigmatici, di condividere e comunicare i risultati scientifici.
Open Science significa mettere a disposizione il prima possibile ogni passaggio del ciclo della ricerca. “Open Science” è un concetto-ombrello, che comprende tutte le possibili categorie di prodotti e oggetti che presentano carattere “Open” (software, pubblicazioni, dati ecc.). Di nuovo, anche in questo caso, la pandemia ha consentito di cogliere meglio alcune criticità e potenzialità latenti, dimostrando come la presenza di un sistema distribuito di comunicazione e di intelligenza collettiva sia un prerequisito irrinunciabile per affrontare le importanti sfide comuni che l’umanità si troverà ad affrontare, a partire da quelle associate al covid-19.

Concludendo o forse no

I contributi di questo numero offrono “punti di osservazione” inediti, attraverso cui gli scienziati regionali possono conoscere nuove prospettive e orizzonti di ricerca. Come degli “spioncini” posti sulle pareti ancora troppo solide di separazione tra gli ambiti disciplinari, questi articoli consentono di dare un’occhiata a cosa si muove dall’altra parte, per capire che il mondo è più ampio di quello di cui abbiamo esperienza e che ci sono e ci saranno sempre nuove opportunità da esplorare. Buona lettura.

Francesca S. Rota, IRCrES CNR – Istituto di Ricerca sulla Crescita economica sostenibile

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