Giornale on-line dell'AISRe (Associazione Italiana Scienze Regionali) - ISSN:2239-3110
 

La crescita che non c’è: spopolamento e invecchiamento nelle aree terremotate

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di: Cecilia Reynaud, Sara Miccoli, Francesca Licari e Elena Ambrosetti

EyesReg, Vol.10, N.1, Gennaio 2020: Numero Speciale “Nuove sfide per lo sviluppo delle aree interne

Introduzione

In seguito a una calamità naturale, i territori perdono popolazione a causa dell’innescarsi di una dinamica negativa di tipo sia naturale sia migratorio (Ambrosetti e Petrillo, 2016). La dinamica naturale viene segnata oltre che dall’improvviso aumento del numero di morti, rispetto all’ammontare totale della popolazione, anche da una diminuzione delle nascite, spesso dovuta al rinvio della decisione di avere un figlio. Tra le modificazioni più rilevanti indotte nello stile di vita dei residenti dalla perdita delle case e/o del lavoro vi è il trasferimento della dimora abituale. Questo avviene sia nel breve periodo sia nel medio anche a causa della lentezza della ricostruzione.

Numerosi studi si sono occupati degli effetti dei disastri naturali sulle popolazioni e sulle società (per esempio: Wang, 2019; Pesaresi, 2017). Nell’indagare i mutamenti successivi a questi eventi parte della ricerca scientifica si è dedicata anche allo studio e all’effetto di eventuali fattori di vulnerabilità pre-esistenti nei territori e nelle popolazioni colpite da calamità naturali (Ambrosetti e Petrillo, 2016). Le conseguenze di un evento calamitoso possono infatti avere effetti diversi, connessi non solo al grado di intensità del fenomeno stesso, ma anche alle caratteristiche sociali ed ambientali delle popolazioni e dei territori coinvolti (Piguet 2010).

Il terremoto de L’Aquila del 2009 ha colpito zone montane che, come avviene nella gran parte del territorio italiano non urbanizzato, erano già soggette ad un processo di spopolamento e di invecchiamento alimentato da condizioni di forte emigrazione, bassissima fecondità ed alta speranza di vita (Reynaud e Miccoli, 2018). La nostra ipotesi è che il terremoto abbia portato a delle conseguenze sul piano demografico in grado di enfatizzare il processo di spopolamento già in atto. Dal momento che spopolamento e invecchiamento appaiono come processi legati tra loro, si ipotizza che il terremoto e le sue conseguenze sul processo di spopolamento possano aver determinato anche un’accelerazione del processo di invecchiamento di queste popolazioni.

In questo lavoro, ci si propone quindi di analizzare l’evoluzione della popolazione prima e dopo il  terremoto, mettendo in luce le eventuali discontinuità, e di considerare le caratteristiche demografiche dei comuni colpiti dal sisma. L’obiettivo è quello di verificare se e come l’evento sismico ne abbia enfatizzato le ‘vulnerabilità’.

Dati e metodi

A partire dai dati Istat sulla Ricostruzione Intercensuaria della popolazione per età e sesso dal 1° gennaio 2002 al 1° gennaio 2011 e quelli sulla Popolazione Residente per età, sesso e stato civile dal 1° gennaio 2012 al 1° gennaio 2018, è stata analizzata l’evoluzione della popolazione dei comuni del cratere sismico. In questo studio sono stati considerati i comuni che hanno risentito effetti distruttivi, secondo la scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS), di intensità superiore o uguale al VI grado. Questi, secondo il decreto n. 3 del 16 aprile 2009 sono 49. Inoltre sono stati calcolati i tassi medi annui di incremento continuo della popolazione secondo la formula:

La struttura per età della popolazione è stata analizzata attraverso l’indice di vecchiaia (Iv) e l’indice di invecchiamento (%P65+), dove:

I saldi naturali fanno riferimento al bilancio demografico dell’Istat, mentre i saldi migratori sono stati calcolati con i dati delle iscrizioni e cancellazioni anagrafiche per trasferimento di residenza.

Evoluzione demografica

Dei 49 comuni che dal sisma del 2009 hanno risentito effetti distruttivi, 37 si trovano nella provincia de L’Aquila, di cui rappresentano il 34%, 5 nella provincia di Pescara e 7 in quella di Teramo. La popolazione di questi comuni al 1.1.2009 era nel complesso pari a circa 130.000 residenti.

Si tratta quasi esclusivamente di comuni montani (fanno eccezione Cugnoli e Torre de’ Passeri, nella provincia di Teramo) e prevalentemente piccoli (al 1.1.2009, 29 avevano meno di 1.000 residenti; 12 tra i 1.000 e i 2.000, 6 tra i 2.000 e i 3.500, 1 circa 5.500 residenti e 1 circa 69.000). Se si escludono L’Aquila e Montorio al Vomano, sono inoltre comuni con un grado di urbanizzazione pari allo ‘scarsamente popolato’, secondo la definizione Eurostat e sono cioè comuni definiti rurali. Nei quattro anni precedenti al terremoto (2005-2008), molti (30) di questi comuni erano già soggetti ad un processo di spopolamento, con un tasso di incremento medio annuo negativo pari a -1,6‰ (-0,01‰ nell’insieme dei comuni del cratere sismico).  Sia la popolazione italiana sia quella della regione Abruzzo, invece, in questi 4 anni hanno registrato un incremento, anche se molto contenuto, con un tasso pari al 4,8‰ quello italiano e a 5,0‰ quello della regione.

A seguito del terremoto, i comuni del cratere sismico subiscono uno shock demografico tanto che la loro popolazione diminuisce per i due anni immediatamente successivi con un tasso pari a -11,2‰. In realtà negli anni seguenti si registra una forte crescita della popolazione, ravvisabile come un recupero che nel 2018 riporta l’ammontare di popolazione ai livelli precedenti al terremoto (fig. 1).

Fig. 1 – Popolazione totale nei comuni del cratere sismico al 1° gennaio. Anni 2002-2018, valori in migliaia

Fonte: nostra elaborazione su dati Istat

Questo è dovuto in parte allo shock di mortalità, in parte all’evoluzione demografica successiva al terremoto, caratterizzata principalmente da cambiamenti nei flussi migratori. Il saldo naturale, che risulta negativo già all’inizio del periodo di analisi, è particolarmente elevato solo nell’anno del terremoto (a causa del numero di morti) con una successiva contrazione nei primi anni successivi dovuta ad una leggera ripresa delle nascite (fig. 2).

Fig. 2 – Nascite, morti e saldo naturale nei comuni del cratere sismico. Anni 2002-2017

Fonte: nostra elaborazione su dati Istat

Le migrazioni mostrano uno shock più significativo: oltre al picco negativo rilevato nell’anno del terremoto in cui non ci sono state iscrizioni anagrafiche, negli anni successivi il saldo migratorio si attesta su valori molto più contenuti e talvolta negativi a causa di un numero elevato di cancellazioni anagrafiche (fig. 3).

Fig. 3 – Iscrizioni, cancellazioni anagrafiche e saldo migratorio nei comuni del cratere sismico. Anni 2002-2017

Fonte: nostra elaborazione su dati Istat

Il decremento della popolazione che si verifica nel periodo considerato è, quindi, in maggior misura da attribuire al saldo migratorio.

Invecchiamento e spopolamento

In Italia, dagli anni ’50 molti territori hanno sperimentato e stanno sperimentando un processo di spopolamento dato da un saldo naturale negativo a cui si affianca un saldo migratorio negativo. Parallelamente, la diminuzione costante del numero delle nascite e l’aumento della speranza di vita alterano la struttura per età e determinano un importante processo di invecchiamento. I 49 comuni del cratere sismico presentavano una popolazione fortemente invecchiata già prima del terremoto (1.1.2009), con un indice di vecchiaia complessivo pari a 184 anziani per 100 giovani e una percentuale di anziani superiore al 22%, in confronto alla media italiana che era pari, rispettivamente, a 144 e 20%. Tali valori risultano particolarmente elevati soprattutto se confrontati con quelli del Mezzogiorno (118 e 18%)del totale della regione Abruzzo (163 e 21%)  o della provincia de L’Aquila (177 e 21%).

L’incremento del processo di invecchiamento è stato particolarmente intenso: al 1.1.2018 l’indice di vecchiaia è giunto a 202 anziani per 100 giovani e gli anziani costituiscono il 24% della popolazione. Tali indicatori sono arrivati rispettivamente a 168,9 e 22,6% nel complesso della popolazione italiana e a 187,6 e 23,6% nel complesso della popolazione della regione Abruzzo (tab. 1).

Il contesto demografico risulta particolarmente invecchiato e la crescita della popolazione sembra risentire di questo alto livello di invecchiamento, segnale di una vulnerabilità già esistente: la relazione tra livello di invecchiamento e crescita di popolazione è netta e negativa. Per i comuni del cratere sismico, il coefficiente di correlazione tra l’indice di invecchiamento registrato al 2009 e il tasso di incremento demografico medio annuo dal  1.1.2009 al 1.1.2018 è pari a -0,657; a alti livelli di invecchiamento hanno corrisposto in media livelli negativi di crescita di popolazione. Questa relazione, già verificata in letteratura (Golini, 2001; Reynaud e Miccoli, 2018) è fortemente significativa, se si considera che nello stesso periodo la correlazione negli altri comuni della regione Abruzzo è pari a -0,564, dal 1.1.2009 al 1.1.2018. Inoltre l’invecchiamento sembra essere stato amplificato dal terremoto e dalla conseguente evoluzione della popolazione dato che la correlazione tra l’indice di invecchiamento relativo al 1.1.2018 e i tassi di incremento registrati tra il 1.1.2009 e il 1.1.2018 è ancora più alta e pari a -0,724. 

Tab. 1 – Indice di vecchiaia e di invecchiamento (%P65+) per area territoriale. 1.1 2009 e 1.1.2018

  1.1.2009                1.1.2018      
Iv %P65+ Iv %P65+
Cratere Sismico 184,4 22,2 201,8 24,3
L’aquila 176,6 21,8 197,3 23,7
Abruzzo 162,9 21,4 187,6 23,6
Mezzogiorno 115,1 17,8 149,2 20,5
Italia 144,1 20,3 168,9 22,6

Fonte: nostra elaborazione su dati Istat

Conclusioni

L’analisi condotta sui 49 comuni colpiti dal terremoto de L’Aquila del 2009 restituisce un quadro complesso, in cui gli effetti del terremoto si sono intrecciati e si intrecciano in contesti di fragilità demografica già esistenti. Indubbiamente, il terremoto ha causato importanti mutamenti nei movimenti migratori. Le dinamiche si sono inserite in una condizione di forte vulnerabilità preesistente: il livello di invecchiamento era già molto intenso. Se da una parte, le dinamiche naturali e migratorie realizzatesi successivamente al terremoto hanno avuto un forte impatto sull’evoluzione della popolazione e sulla struttura per età, la distorsione della struttura in termini di invecchiamento ha esacerbato le tendenze negative della crescita della popolazione stessa.

Nel breve periodo non sembra essere confermata l’ipotesi che il terremoto abbia accelerato il processo di spopolamento, in quanto sembra essersi realizzato un incremento di popolazione nel complesso dei comuni considerati, dovuto al processo di ricostruzione. Questo però non ha rallentato il processo di invecchiamento che sicuramente pone una riflessione sulla sostenibilità futura di una popolazione così anziana, soprattutto nei piccoli comuni.

Questi comuni, all’indomani del terremoto, si sono trovati ad affrontare le conseguenze di un tale evento, in termini di mutamenti di tipo demografico, economico e sociale, scontando già delle fragilità, almeno demografiche. Tali fragilità, che possono essere analizzate più approfonditamente, dovrebbero essere considerate dalla politica nazionale e regionale nel processo di ricostruzione e di sostegno a tali popolazioni. L’aumento del numero di anziani in proporzione ai giovani e l’incremento di iscrizioni anagrafiche, prevalentemente di stranieri, sono fenomeni su cui la politica non può rimanere “cieca”.

Cecilia Reynaud, Sara Miccoli, Francesca Licari, Elena Ambrosetti

Bibliografia

Ambrosetti, E., Petrillo, E. R. (2016), Environmental disasters, migration and displacement. Insights and developments from L’Aquila’s case. Environmental science & policy, 56: 80-88.

Golini, A., Mussino, A., Savioli, M. (2001), Il malessere demografico in Italia: una ricerca sui comuni italiani, Bologna: il Mulino.

Pesaresi, C. (2017), I comuni del cratere sismico, prima e dopo il terremoto del 2009. Considerazioni sui movimenti demografici in atto. Semestrale di Studi e Ricerche di Geografia, 24(1): 69-84.

Piguet, E. (2010), Linking climate change, environmental degradation, and migration: a methodological overview. Wiley Interdisciplinary Review: Climate Change, 1(4): 517–524.

Reynaud, C., Miccoli, S. (2018), Depopulation and the aging population: The relationship in Italian municipalities. Sustainability, 10(4): 1004.

Wang, C. (2019), Did natural disasters affect population density growth in US counties?. The Annals of Regional Science, 62(1): 21-46.

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