Giornale on-line dell'AISRe (Associazione Italiana Scienze Regionali) - ISSN:2239-3110
 

Il ruolo degli spazi rurali per lo sviluppo sostenibile delle città

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di: Massimo Rovai

EyesReg, Vol.2, N.4 – Luglio 2012.

Recentemente si sta diffondendo l’opinione (da noi condivisa), che in alcune realtà urbane, le politiche e gli strumenti di pianificazione siano insufficienti per gestire gli attuali processi di sviluppo socio-economico. In questo momento, le principali critiche all’intervento pubblico in materia di uso del territorio concernono i presupposti su cui esso è costituito. Si ritiene infatti, erroneamente, che il consumo di suolo sia funzionale allo sviluppo economico e che sia una scelta inevitabile, soprattutto in un periodo di crisi, per accompagnare la crescita delle esigenze abitative e produttive. In molti territori l’applicazione di tali principi ha portato al superamento della carrying capacity (Zetti, 2010) con l’erosione irreversibile di capitale naturale non più in grado di assicurare risorse fondamentali per adeguati livelli qualitativi di benessere delle comunità locali che, di fatto, sono sempre più dipendenti da altri territori.

L’attuale modello di sviluppo e di pianificazione è basato, di fatto, su un’estrazione di valore dal capitale naturale con ritmi tanto elevati da eccederne le normali capacità di bio-generazione e secondo un meccanismo che finisce per imporre elevati tassi di dipendenza delle zone ad elevata bio-capacità rispetto alle aree a forte capacità di trasformazione e consumo delle risorse naturali. Questa circostanza ricorre per esempio nel rapporto tra città e campagne e si accompagna spesso a processi di delocalizzazione e rilocalizzazione degli apparati produttivi verso le zone più dotate di risorse naturali. I rischi connessi al global warming rappresentano l’esito più evidente di questo processo e spingono verso la ricerca di modelli innovativi sia nell’ambito della produzione, sia nelle relazioni tra territori e soggetti.

Uno degli effetti più evidenti dell’uso inefficiente di suolo favorito dall’assenza di opportuni strumenti di pianificazione è l’urban sprawl; un termine coniato, per la prima volta negli Stati Uniti nella prima parte del XX secolo per descrivere lo sviluppo di insediamenti residenziali con bassa densità abitativa solitamente costituiti da villette monofamiliari con giardino (The Sierra Club, 1999; USHUD, 1999; Johnson, 2001). Dal punto di vista morfologico-spaziale, al termine urban sprawl si associano configurazioni particolari del territorio con insediamenti residenziali e infrastrutture che, pur localizzate nei pressi della città, non si caratterizzano per quella continuità e densità che si trova, ad esempio, nelle periferie urbane. Si è di fronte ad una ragnatela di insediamenti, che si diramano dalla città per svariati chilometri spesso interconnessi da una fitta trama di infrastrutture e viabilità che lascia, nel sottofondo, una campagna sempre più frammentata e destrutturata che perde, progressivamente, la sua identità produttiva ed ambientale a causa sia della crisi strutturale del settore agricolo, sia delle difficoltà nel praticare l’agricoltura in contesti ad alta presenza antropica.

Come evidenziato dall’European Environmental Agency (EEA, 2006), in ambito europeo, l’espansione urbana è rilevante non tanto in termini assoluti ma se rapportata all’evoluzione della popolazione: lo spazio pro-capite consumato nelle città europee è più che raddoppiato negli ultimi cinquant’anni e, negli ultimi venti anni, in molti paesi dell’Europa occidentale e orientale, le aree edificate sono aumentate del 20% a fronte di una crescita del 6% della popolazione. In Toscana, ad esempio, si evidenzia una tendenza a seguire un modello insediativo riconducibile all’urban sprawl, con un incremento (10,7%) delle aree verdi inutilizzate a seguito dell’abbandono dell’attività agricola nel tessuto peri-urbano e che tende a concentrarsi nelle aree di pianura (79,8%) rispetto alla collina e alla montagna (Agnoletti, 2009). Se si considera che le aree pianeggianti sono anche quelle di maggior pregio agronomico (essendo più fertili e più facilmente coltivabili), è evidente che il consumo di suolo compromette, progressivamente, la capacità di approvvigionamento locale di prodotti alimentari rendendo ancor più evidente lo squilibrio di forza tra le aree urbane e le aree rurali (o agricole).

Una situazione che deve fare riflettere sull’opportunità di rivedere l’attuale modello di pianificazione territoriale per cogliere al meglio la sfida imposta dalla sostenibilità ambientale e sociale dello sviluppo, nel cui ambito in questi ultimi anni sta acquisendo una crescente importanza il tema della sovranità alimentare, ossia lo sviluppo di specifiche strategie per assicurare ai cittadini di un determinato territorio un’offerta alimentare adeguata e sicura sotto il profilo quali-quantitativo e, possibilmente, prodotta in loco.[1]

Più in generale, si avverte la necessità di un cambiamento di paradigma per dare maggiore coerenza ad una pianificazione territoriale veramente sostenibile, attenta alle istanze delle comunità locali ed efficace nell’erogare e riprodurre beni comuni (Ostrom et al., 1999) che, sfuggendo alla regolazione del mercato, soffrono della pressione esercitata dagli interessi di breve periodo e di natura privata. La costruzione di un rapporto di maggiore equilibrio tra la pressione antropica e l’uso delle risorse costituisce, infatti, la base stessa della persistenza delle comunità sul territorio e la precondizione capace di assicurare un orizzonte di vita in equilibrio tra bisogni e dotazione di capitale naturale (Arrow et. al., 1995).

Ciò significa guardare con nuova attenzione alle problematiche della pianificazione e dello sviluppo economico e, in tal senso, può essere utile ricorrere ad un approccio bio-regionale (Iacoponi, 2003; Magnaghi, 2010) o sovra-locale nell’ambito della quale, le aree rurali – sia quelle più periferiche, sia quelle sempre più residuali all’interno del tessuto urbano diffuso – assumono un ruolo strategico nel garantire adeguati livelli di sostenibilità ambientale a quelle urbane. In tale ottica, infatti, il perseguimento della sostenibilità è sempre più il frutto di un rapporto di co-produzione tra natura e impiego di risorse che deve svilupparsi attraverso un processo capace di coinvolgere in modo attivo molteplici soggetti in ambito urbano e rurale.

In tal senso, il ricorso alla teoria degli Ecosystem Services (di seguito ES) può costituire un elemento importante di rinnovamento degli approcci alla pianificazione territoriale (Costanza, 1992: “Ecosystem services consist of flow of materials, energy, and information from natural capital stocks which combine with manufactured and human capital services to produce human welfare”. Secondo la teoria degli ES, il suolo è definito come una risorsa (patrimonio) multifunzionale in grado di assicurare una serie di servizi (funzioni) intimamente connessi al benessere della popolazione (collettività); servizi che, di fatto, sono dei beni comuni la cui produzione / riproduzione deve essere assicurata / garantita dal decisore pubblico e che non possono essere derogati ad altri territori perché indispensabili laddove le persone svolgono le proprie attività (Rovai et al., 2010).

Il concetto di ES è utile per evidenziare, ad esempio, il trade-off tra le trasformazioni irreversibili del suolo da agricolo ad urbano e la conseguente perdita e/o riduzione di specifiche funzioni pubbliche e ambientali (produzione di cibo, riproduzione della fertilità del terreno, ciclo delle acque, produzione di paesaggio, ecc.) che il suolo stesso svolgeva prima della sua trasformazione e che, una volta superata una certa soglia, finisce per influenzare il benessere stesso della collettività. I benefici che le persone ottengono direttamente o indirettamente dagli ES incidono su alcune funzioni (sicurezza contro la fame e le malattie, la produzione di beni materiali e servizi, la salute, la possibilità di sviluppare buone relazioni sociali, la libertà di scelta e di azione, l’inclusione sociale) che concorrono al benessere e alla qualità della vita delle persone.

Molte aree urbane non sembrano essere più in grado di assicurare adeguati livelli di occupazione, reddito e qualità della vita ai cittadini e, dall’altro lato, il loro effetto attrattivo nei confronti delle aree rurali determina un progressivo depauperamento del capitale sociale e naturale nelle aree rurali stesse, minando le basi per lo sviluppo sostenibile. Pertanto, in un modello di sviluppo territoriale effettivamente sostenibile è necessario definire un nuovo ‘patto’ tra aree urbane e rurali fondato sulla metafora della rete, capace di sancire un rapporto di complementarità tra spazi strettamente interdipendenti, dove lo sviluppo sostenibile può essere perseguito attraverso un migliore equilibrio tra la crescita del benessere della società e la capacità produttiva e riproduttiva degli ecosistemi propri degli spazi rurali (Di Iacovo et al., 2010).

Se, da un lato, è importante comprendere e accrescere quelle funzioni positive che le aree rurali possono assicurare al sistema urbano, dall’altro è altrettanto vero che l’agricoltura ha un ruolo fondamentale nella ricerca della sostenibilità locale perché, attraverso processi di co-produzione tra uomo e natura, l’agricoltura, oltre ad assolvere la funzione primaria di produzione di cibo, può rafforzare l’offerta di altri ES (assorbimento di CO2, biodiversità, paesaggio, ecc.) utili per il territorio.

In tale prospettiva la pianificazione ha, quindi, bisogno di introdurre nella propria cassetta di attrezzi concetti e strumenti capaci di costruire un rapporto di maggior equilibrio tra obiettivi di consumo e capacità di carico delle risorse disponibili in un ambito territoriale come, ad esempio:
• strumenti più efficaci nel misurare il costo-opportunità delle perdite di suolo e controllare l’intensità delle trasformazioni;
• processi tecnico-organizzativi capaci di esaltare l’offerta di ES da parte del sistema rurale e agricolo;
• strumenti di governance innovativi finalizzati a “premiare” i comportamenti virtuosi degli enti locali che sviluppano strategie efficaci in difesa del consumo di suolo e di valorizzazione degli spazi rurali.

Ciò consentirebbe di costruire utili interazioni tra territorio urbano e rurale e di guardare con un occhio di maggiore respiro e durata ad una pianificazione effettivamente sostenibile.

Massimo Rovai, Università di Pisa

Bibliografia

Agnoletti C. ( 2009) Le trasformazioni territoriali e insediative in Toscana. Analisi dei principali cambiamenti in corso. IRPET. Firenze

Arrow K., Bolin B., Costanza R., Dasgupta P., Folke C. Holling C. S., Jansson B., Levin S.,

Mäler K. G., Perrings C., Pimentel D. (1995), “Economic Growth, Carrying Capacity, and the
Environment”, Science, vol. 268, n. 5210, pp. 520-521

Costanza R. (1992) Ecological Economics. Columbia University Press. New York. NY. 525 pages. ISBN: 0-231-07563-4.

Di Iacovo F., Rovai M., Meini S. (2010). Spazio rurale ed urbano: alla ricerca di nuovi equilibri. In: Il Valore della Terra di Perrone C., Zetti I. (a cura). Franco Angeli Editore. Milano. ISBN: 978-88-568-3648-6

European Environment Agency (EEA) (2006). Urban sprawl in Europe “The ignored challenge”. Rapporto n° 10/2006. EEA e OPOCE

Iacoponi L. (2003) Ambiente, Sviluppo e Società. L’impronta ecologica localizzata delle bioregioni Toscana Costa e Area Vasta di Livorno, Pisa e Lucca. ETS. Pisa.

Johnson M.P. (2001) Environmental Impacts of Urban Sprawl: A Survey of the Literature and Proposed Research Agenda. Environment and Planning A 33(4): 717 – 735.

Magnaghi A., Fanfani D. (2010) Patto città campagna – Un progetto di bioregione urbana per la Toscana centrale. Alinea. Firenze.

Millennium Ecosystem Assessment (MEA). (2005). Ecosystem and human well-being: synthesis. Island Press Washington.

Ostrom, E., Burger J., Field C. B., Norgaard R. B. and Policansky D. (1999). Sustainability—revisiting the commons: local lessons, global challenges. Science 284:278–282.

Rovai M., Di Iacovo F., Orsini S. (2010). Il ruolo degli Ecosystem Services nella pianificazione territoriale. In: Il Valore della Terra di Perrone C., Zetti I. (a cura). Franco Angeli Editore. Milano. ISBN: 978-88-568-3648-6

The Sierra Club, (1999). The dark side of the American Dream: the costs and consequences of suburban sprawl. The Sierra Club, San Francisco, CA; http://www.sierraclub.org.

USHUD. (1999) `The state of the cities 1999: third annual report., US Department of Housing and Urban Development. Washington DC.

Zetti I., (2010) L’insediamento ben temperato. Carrying capacity e capitale territorial. In: Il Valore della Terra di Perrone C., Zetti I. (a cura). Franco Angeli Editore. Milano. ISBN: 978-88-568-3648-6

Note

[1] Ciò avrebbe anche la funzione di mitigare gli effetti del global warming conseguenti alla globalizzazione delle filiere agro-alimentari e ai modelli di agricoltura che poggia i sui vantaggi competitivi sulle grandi economie di scala.

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