Giornale on-line dell'AISRe (Associazione Italiana Scienze Regionali) - ISSN:2239-3110
 

Dinamiche turistiche e di sviluppo urbano negli insediamenti del territorio costiero calabrese

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di: Giuseppe Bonavita

EyesReg, Vol.2, N.6 –  Novembre 2012.

Osservando le tendenze di sviluppo turistico della Regione Calabria emerge, in parziale contrapposizione con un dato di generale flessione delle presenze, un sensibile aumento nella quota percentuale su base nazionale: nel 2000 la Calabria assorbiva l’1,5% del movimento turistico in Italia, nel 2010 tale quota è salita al 2,2% nonostante si registri dal 2007 un decremento in termini assoluti. Il dato attuale, dal quale si evince come oltre il 90% del movimento turistico regionale sia indirizzato esclusivamente verso le fasce costiere (SIT Regione Calabria 2012), è il risultato di un modello insediativo turistico: quello delle seconde case, che ha assunto un carattere generalizzato in un periodo relativamente recente e rispetto al quale la morfologia del territorio, ha inciso insieme ad altrettanto influenti fattori storici, economici e demografici. La configurazione attuale di gran parte del territorio costiero è il risultato di una pressione urbanizzatrice prodottasi secondo un andamento non lineare, per tutta la seconda metà del ‘900, sviluppatasi quindi per impulsi successivi in intervalli temporali differenti.

Tale dinamica correlata alla presenza di flussi stagionali direzionati, in origine, verso località note per le peculiari caratteristiche architettoniche e paesaggistiche, si è successivamente ridistribuita su aree scarsamente antropizzate e naturalisticamente intatte, producendo un’indistinta conurbazione di fabbricati per residenze stagionali, al cui interno, i nuclei originari, pur continuando ad evocare l’immagine di una essenzialità culturale ed architettonica riconoscibile e marcatamente identitaria, rivestono un ruolo del tutto marginale e solo nominalmente identificativo. Almeno quattro occorrenze principali hanno inciso sull’attuale configurazione dell’urbanizzato costiero regionale. La prima è intrinsecamente legata al target del prodotto turistico in Calabria: i fattori di positioning riferiti alla collocazione del prodotto nel mercato ed alla percezione dei consumatori rispetto all’offerta nazionale, delineano un segmento di domanda strutturato su un livello lowcost, che si alimenta, del movimento interno e degli gli spostamenti regionali a carattere prossimale, provenienti in misura maggiore da Campania, Puglia e Sicilia. Un flusso significativo giunge anche da Lazio e Lombardia, che pur non rientrando tra le regioni limitrofe, generano un periodico spostamento di utenti che mantengono legami familiari nella regione d’origine.

Il dato sulla presenza di stranieri, dal quale si rileva un deciso aumento rispetto alla distribuzione totale delle presenze (+15% rispetto al 2010), è in generale poco significativo in termini assoluti ma risulta estremamente rilevante in chiave di marketing. Il flusso generato da paesi UE, in prevalenza Germania e Francia, si direziona verso località che sono riuscite a mantenere intatto il loro carattere originario, sia per la parte storico-architettonica dell’abitato, sia per l’integrità del contesto ambientale, confermando la linea seguita dalle politiche regionali di promozione, avviate proprio in questi paesi e incentrate prevalentemente sul carattere culturale – identitario e sulle qualità naturalistiche della regione.

Parallelamente alle strategie di promozione, l’assunzione di un modello di riqualificazione e di sviluppo delle potenzialità turistiche offerte dai circa 700 km di costa della regione, non può più prescindere dal recupero di quei fattori ambientali e paesaggistici ancora integri sui litorali di Tropea, Scilla, Praia e caratteristici di molte altre aree della Calabria. Per rispondere a tali esigenze e creare un’ “identità turistica” (Regione Calabria 2010) che vada oltre la semplice riscoperta di itinerari e tradizioni, è prioritario pianificare interventi mirati alla ricentralizzazione delle funzioni ricettive e dei servizi nei centri abitati storici. Contemporaneamente, si rende necessaria una radicale trasformazione dell’esteso e scriteriato spazio urbano generato dalla produzione edilizia, che dagli anni ’70 in poi, in seguito all’impennata della domanda di alloggi stagionali, ha mortificato la natura calabrese, disseminando le coste e le città e molti paesi di costruzioni informi e deturpanti (Zoppi, 2005).

Nei caratteri delle nuove conurbazioni si evidenzia così, un secondo fattore di connotazione (in negativo) dell’urbanizzato costiero calabrese: una completa discontinuità da ogni elemento formale e segnico derivabile dall’abitato antecedente, che misura nelle stratificazioni del costruito, un’insanabile deriva verso manifestazioni insediative esogene ai contesti in esame. Nella realizzazione dei nuovi edifici si è progressivamente dissolto ogni segno di continuità con il tessuto storico, risultando come unici fattori in grado di orientare lo sviluppo del costruito, la vicinanza dal mare, l’aderenza allo stereotipo dell’alloggio unifamiliare e l’economicità del manufatto. Quest’ultimo fattore, invero assai più evidente rispetto agli altri, risulta estremamente incidente nella qualificazione complessiva dello spazio urbano. Le prevedibili conseguenze si manifestano soprattutto nell’ordine di una diffusa serialità dei fabbricati e dello spazio pubblico nonché nel repentino degrado di entrambi con conseguente e successivo aggravio delle spese di gestione e manutenzione sostenute dal privato quanto dal pubblico.

In un’ottica di marketing territoriale, il complesso di tali fattori si ripercuote sul customer value percepito dal fruitore del prodotto turistico andando a penalizzare in maniera generalizzata tutto il territorio. In un periodo di congiuntura economica, si rileva che le località costiere che hanno assorbito meglio il prevedibile calo di presenze, sono rappresentate da nuclei abitati che, estendendo in epoca non recente le propaggini urbane fino alla fascia costiera, hanno perseguito, per via di peculiari condizioni morfologiche e storiche, uno sviluppo urbano integrato e limitato nel tempo, formalizzando un passaggio graduale da un tessuto insediativo di tipo storico ad una tipologia di insediamento meno segregata rispetto all’agglomerato di origine. Tale condizione pare infatti andare a vantaggio di una maggiore integrazione compositiva e tipologica dei nuovi fabbricati rispetto all’esistente, senza tralasciare l’importanza che rivestono gli scambi e l’interazione tra fruitori stagionali e residenti (Govers, 2011).

Come appare dai grafici in Figura 1, le località posizionate al di sopra della retta di regressione tra il rapporto abitazioni-abitanti sono quelle che meno hanno perseguito uno sviluppo integrato della città turistica, la cui dimensione ed entità caratterizzante sta annullando ogni legame con il contesto locale e paesaggistico. L’analisi dei cluster in merito al rapporto incrementale tra i due fattori considerati, evidenzia modalità di comportamento che distinguono tra: località che rispettivamente si avviano verso una condizione urbana più consolidata; comuni strutturati quasi esclusivamente sulla residenzialità stagionale; ed altri identificati dal cluster A, che presentano uno sviluppo più equilibrato ed in parte ancora collegato con i trend demografici. Tra questi ultimi, un nutrito gruppo di località costiere, con riferimento al dato sulle presenze stagionali, pur trovandosi in un periodo di flessione del mercato, continua a mantenere buoni livelli di fruizione e di fruibilità turistica, anche per via della qualità dei servizi assicurati sul territorio da amministrazioni che riescono a gestire un modello di città nel complesso più razionale ed efficiente.

Figura 1. Dinamiche demografiche e sviluppo urbano negli insediamenti turistici del territorio costiero calabrese. (Fonte: elaborazione propria su dati ISTAT)

Perseguire, per necessità o per scelta, uno sviluppo orientato verso un’urbanizzazione organica all’impianto esistente, contrapposta alle politiche di addizione di nuovi comparti edificatori, significa anzitutto riappropriarsi di quei caratteri originari che stanno alla base dei valori del luogo, riproducendoli nella costruzione di uno spazio che è identitario in quanto proprio dei residenti e attrattivo in quanto prodotto di una testimonianza storica e culturale. L’approccio metodologico specifico presuppone un’analisi delle dinamiche interne ed esterne che a più riprese hanno agito sullo sviluppo del territorio, tuttavia preziose indicazioni possono essere ricavate dall’osservazione delle modalità attraverso le quali i turisti vivono la città ed i suoi spazi e come tali modalità si integrino (o talvolta, confliggano) con quelle della popolazione locale (Ruggiero 2012). Le conseguenti finalità progettuali, da attuarsi essenzialmente alla scala urbana e paesaggistica, dovrebbero tendere all’integrazione tra flussi urbani e turistici attraverso la condivisione di spazi funzionali e luoghi ad elevata percettività sociale e identitaria. La politica di sviluppo del turismo è sinergica con quella complessiva di sviluppo della città, gli interventi rivolti a migliorare la qualità della vita in ambito urbano, o la stessa competitività delle città, possono attrarre persone, capitali, visitatori (Law, 2002) e con ciò favorire anche uno spontaneo processo di rigenerazione il cui successo è intrinsecamente legato alla capacità di promuovere la creatività delle persone e dei luoghi (Carta,1999).

I comuni che più hanno conseguito uno sviluppo urbano delineato strettamente sulla funzione turistico – balneare stanno pagando il prezzo più alto della “crisi”, sia dal punto di vista economico che sul piano ambientale. Con particolare riferimento al calo della domanda complessiva di alloggi per vacanze ed alla conseguente contrazione dei canoni mensili nelle località più richieste, è divenuto impossibile sottrarre all’incuria e al disfacimento ampie porzioni di superficie ormai urbanizzata e inutilizzata per buona parte dell’anno.

Altre due condizioni hanno inciso sullo sviluppo del litorale calabrese. Oltre alla morfologia prevalentemente accidentata del territorio che ha influito significativamente sulle direttrici di espansione urbana, ciò che ha impedito la progettazione spontanea o pianificata della “transizione” tra modelli insediativi passati e recenti, pare essere stata la rapida progressione temporale degli impulsi di sviluppo urbano intercorsi dagli anni ’60 ad oggi. Dall’analisi condotta sulla totalità dei comuni costieri regionali, esclusi i comuni di Reggio Calabria, Catanzaro, Crotone e Lamezia Terme, emergono due momenti estremamente indicativi per la comprensione delle trasformazioni del territorio.

Il primo momento vede lo storico e costante decremento di popolazione dovuto al parziale abbandono dei centri costieri a causa dei flussi migratori, con conseguente arresto di ogni processo di sviluppo urbano.

La seconda fase proseguita nel corso degli ultimi trent’anni, registra un incremento di oltre il 140% del numero di abitazioni edificate a fronte di una crescita demografica di residenti del solo 11% (Figura 2).

Figura 2. Serie storiche sull’andamento del rapporto tra abitanti e abitazioni nel territorio costiero calabrese. (Fonte: elaborazione propria su dati ISTAT)

La recente e improvvisa trasformazione edificatoria delle aree ha stravolto completamente ogni rapporto consolidato tra spazio pubblico e privato, tra usi e funzioni ma ha soprattutto interrotto il basilare rapporto tra popolazione e spazio urbano, salvo osservare gli effetti sul territorio e sul paesaggio di un progressivo sviluppo del turismo di massa (Lanzani, 2003). In tali contesti si denota uno scollamento tanto più evidente quanto più si indaga nelle forme che ha assunto l’insediamento turistico rispetto al preesistente: laddove tale fenomeno appare più chiaro, e cioè intorno ai centri minori posti in prossimità delle località più note e frequentate, è possibile rilevare, man mano che ci si allontana dal nucleo originario, uno scenario che si configura sempre più come uno spazio temporaneo pensato per vivere e per durare solo pochi mesi all’anno, strutturalmente inadatto ad ospitare qualsiasi altro tipo di residenzialità. Contemporaneamente, una conseguente maggiore disponibilità, in un numero ristretto di mete più richieste e che hanno conservato un’offerta di maggiore qualità, sta già penalizzando in maniera evidente un modello di turismo che pur sfruttando molto il territorio, per assecondare la domanda di abitazioni, non si è posto l’obiettivo di creare un “prodotto” in grado di orientare esso stesso le esigenze dell’utenza stagionale, oltre a quanto espresso dal Piano strategico di marketing turistico, questa ricerca fornisce un contributo specifico in merito a quello che è il reale problema della gestione del territorio e cioè l’assenza di una strategia per la salvaguardia e la costruzione della qualità dei luoghi.

Il quadro contemporaneo ha fatto maturare una diversa spazialità dei valori economici e sociali che ha trasformato la funzione e la percezione dei luoghi sia nel quotidiano che nell’esperienza turistica. Una differente ripartizione (su base economica ma anche culturale) della domanda sta quindi alterando più in fretta della crisi stessa alcuni processi. Il numero delle presenze stabili diviene sempre più contenuto a vantaggio di nuove forme di turismo pendolare, in luoghi che non sono più pensati per chi li abita, ma che possiedono come prerequisito fondamentale, l’accessibilità nei collegamenti e nei servizi offerti. Per assecondare le richieste di una nuova domanda bisogna ricostituire l’integrità paesaggistica e architettonica propria dei “borghi marinari”, cercando di riannodare i fili di uno sviluppo urbano sviluppatosi senza alcuna memoria e formalmente segregato rispetto agli insediamenti originari.

La diffusione di modelli insediativi del tutto privi di contenuti, rappresenta infatti uno degli ostacoli maggiori alla trasformazione dell’offerta turistica in Calabria.

Giuseppe Bonavita, Università della Calabria

Riferimenti bibliografici

Regione Calabria, Assessorato al Turismo (2011), XI Rapporto sul Turismo in Calabria, KS Edizioni, Cosenza.

Zoppi S., Prefazione. In Tarditi E. (a cura di), L’illusione turistica, contraddizioni, opportunità e paradossi del caso Calabria, Rubettino Editore, Soveria Mannelli.

Govers R., Go F.M. (2011), “International Place Branding Yearbook 2011” in Managing Reputational Risk, Palgrave, London.

Ruggiero L., Scrofani L. (2012), Turismo e competitività urbana, Franco Angeli, Milano.

Law C.M. (2002), Urban Tourism: The Visitor Economy and the Growth of Large Cities, Continuum Book, London.

Carta M. (1999), L’Armatura culturale del territorio: il patrimonio culturale come matrice di identità e strumento di sviluppo, Franco Angeli, Milano.

Lanzani A. (2003), I paesaggi italiani, Meltemi Editore, Roma.

Regione Calabria, (2010). Piano Strategico di Marketing Turistico. Disponibile su:
http:// www.consiglioregionale.calabria.it

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