Giornale on-line dell'AISRe (Associazione Italiana Scienze Regionali) - ISSN:2239-3110
 

Circuiti urbani di produzione e fruizione artistica

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di: Carlo Salone

EyesReg, Vol.2, N.4 – Luglio 2012.

Il filone di cui questo breve saggio dà conto riguarda le politiche per l’arte contemporanea sviluppate a Torino in anni recenti, di cui s’intende valutare il grado di territorializzazione e la capacità d’innescare meccanismi di sviluppo e d’integrazione alla scala urbana[1]. Le politiche per l’arte contemporanea fanno parte di un insieme più vasto di politiche che assumono la cultura, da un lato, come leva su cui costruire il vantaggio competitivo urbano, dall’altro lato come strumento per forme inclusive di rigenerazione urbana. Anche per effetto dell’estendersi di pratiche simboliche e culturali nelle strategie postfordiste di produzione capitalistica, si è assistito a un evidente proliferare di politiche urbane che mettono la cultura, e l’arte in modo particolare, al centro della riflessione sulla rivitalizzazione e lo sviluppo della città (o di parti di essa). A questo riguardo, evidenze empiriche dimostrano come città tra loro anche molto diverse abbiano migliorato il proprio posizionamento internazionale attraverso l’inserimento in reti internazionali e filiere di carattere cultural-artistico.

Tuttavia, l’esito positivo delle politiche urbane per l’arte contemporanea costituisce un risultato tutt’altro che certo: al pari di altre forme di intervento culture-based, esse sono infatti aperte a esiti potenzialmente molto diversi tra loro: dalla gentrificazione di quartieri “difficili” all’inclusione di gruppi sociali deboli e marginali nella vita collettiva; dal rafforzamento delle vocazioni e delle specificità locali, all’omologazione e disneyficazione dello spazio urbano attraverso la creazione di “playscapes” o luoghi di incontro della movida notturna. Nella prospettiva di questo lavoro, si ipotizza che esso dipenda dal grado di territorializzazione raggiunto dalle politiche stesse, ossia dalle modalità del loro ancoraggio o radicamento nel territorio. Le iniziative intraprese non possono, infatti, limitarsi a fornire risposte anodine a una generica ed indifferenziata domanda di cultura, sulla scia di un limitato set di esperienze che si pretendono “esemplari” (emblematico il caso di Bilbao). Al contrario, esse devono costruire proposte che poggiano sulla valorizzazione di risorse endogene. È questa, d’altro canto, una esigenza ribadita anche a livello europeo. La riforma della politica di Coesione europea e le indicazioni provenienti dal Rapporto Barca (2009), in particolare, invitano a considerare con attenzione la necessità di allestire politiche place-based, aderenti cioè alle risorse contestuali e prodotte dall’interazione tra gli attori del sistema locale.

Produzione culturale e sviluppo urbano

La letteratura sul tema del ruolo della cultura, materiale e immateriale, quale veicolo privilegiato per promuovere lo sviluppo economico offre una vasta gamma di sensibilità e analizza la questione sotto diversi profili: dagli studi pionieristici di Scott (2000) e Florida (2002), che si focalizzano, rispettivamente, sulle determinanti dell’economia culturale delle città e sulle classi creative quali fattori competitivi urbani, sono molti i contributi che interpretano il proliferare di attività connesse con la cultura come la dimensione dominante dello sviluppo di molte polarità urbane in contesti di vecchia industrializzazione. Non mancano, inoltre, riflessioni teoriche che mirano alla traduzione del “paradigma della creatività” in approcci operativi all’interno della pianificazione urbana, con l’obiettivo di determinare le condizioni favorevoli all’insediamento di settori “creativi” (Landry, 2005). In realtà, la mera creazione di “quartieri” e spazi architettonici per le funzioni culturali non sembra essere sufficiente a garantire il successo delle politiche di sviluppo urbano fondate su questa risorsa (Bridge, 2006). Soltanto attraverso effettivi processi di territorializzazione di queste politiche che coinvolgano le filiere produttive e le reti di soggetti locali, esse sono in grado di produrre dinamiche positive e durature di sviluppo (Eu-polis, 2010).

Il programma Contemporary Art Torino Piemonte

Tra gli assi strategici individuati per accompagnare la transizione post-fordista di Torino, quello della cultura rappresenta un elemento di indubbia rilevanza (Associazione Torino Internazionale, 2000 e 2006). Al suo interno riveste un ruolo preminente lo sforzo di fare della città un luogo privilegiato per l’arte contemporanea, facendo leva sulla storica presenza di artisti, musei, gallerie e istituzioni qualificate, nonché su una lunga tradizione di investimenti da parte di attori pubblici (Comune, Provincia e Regione) e privati (fondazioni bancarie in primis). Tutto ciò ha portato a definire la presenza a Torino di un sistema dell’arte contemporanea ricco e articolato, anche se “sfuggente” rispetto al tentativo di definirne la rilevanza dimensionale (Associazione Torino Internazionale e IULM, 2011). In questo contributo si presentano i primi risultati di un lavoro di ricerca teso a indagare le modalità di territorializzazione delle iniziative, non necessariamente di matrice pubblica o coordinate tra loro, che gli attori facenti parte del sistema torinese e piemontese dell’arte contemporanea hanno messo in campo per sostenere la produzione e fruizione culturale alla scala urbana. A questo riguardo, un’interessante occasione di studio è certamente offerta dal programma Contemporary Art Torino Piemonte, al cui interno rientrano le principali iniziative e i principali attori che si dedicano alla promozione dell’arte contemporanea nei suoi diversi linguaggi e nelle sue diverse articolazioni: tra produzione e formazione artistica, organizzazione di eventi e mercato collezionistico.

Dopo aver effettuato un regesto delle iniziative incluse nel programma, la ricerca si è soffermata sull’analisi di due manifestazioni particolarmente emblematiche: i) Artissima, la fiera internazionale d’arte contemporanea, giunta nel 2011 alla sua 18 edizione; ii) Paratissima, la versione off (alternativa e di contrapposizione critica) della precedente, organizzata (almeno nelle ultime edizioni) nel quartiere di San Salvario, secondo il modulo delle street parade, come iniziativa autonoma di un gruppo di “creativi indipendenti”.
Proprio per il suo carattere di “evento di dimensione urbana”, incentrato sulla valorizzazione delle relazioni tra spazio urbano e arte, tra residenti e artisti, tra la quotidianità della vita del quartiere e eccezionalità della produzione artistica contemporanea, Paratissima si è rivelato essere un interessante caso di studio per l’analisi dei processi di ancoraggio e radicamento delle politiche di sviluppo basate sulla cultura. Focalizzando quindi l’attenzione sull’ultima edizione di questa manifestazione (2-6 novembre 2011) e sulle relazioni che essa ha sviluppato con gli attori, le risorse e gli spazi del quartiere di San Salvario si è condotto uno studio approfondito finalizzato a esplicitarne le ricadute in termini sociali, culturali e identitari. Il fine è comprendere, per quanto possibile, come queste iniziative si ancorino o radichino nel sistema territoriale locale attraverso l’attivazione di specifici circuiti produttivi, cognitivi e di apprendimento, ponendo un’attenzione particolare all’identificazione dei meccanismi economici, istituzionali e di potere che alimentano l’espressione artistica della contemporaneità e alle questioni di giustizia sociale/spaziale nell’accesso alla cultura. L’ipotesi è che attraverso forme collettive e partecipate di fruizione del bene/capitale culturale si possano generare positivi processi di costruzione sociale di un’identità urbana, che allontanano altresì i rischi di gentrificazione e disneyficazione.

Sul piano empirico, si è realizzata una campagna di interviste con le diverse categorie di attori coinvolti nella realizzazione di Paratissima: organizzatori, sponsor, artisti/curatori, volontari, visitatori e i gestori dei locali e delle strutture private (bar, ristoranti, studi, esercizi commerciali ma anche centri di natura sanitaria o religiosa) che vengono utilizzate come gallerie non convenzionali durante la manifestazione.

Conclusioni e riflessi sulle policies

L’analisi condotta con riferimento all’ultima edizione di Paratissima ha portato a evidenziare degli effetti solo in parte riconducibili allo schema interpretativo comunemente utilizzato per spiegare gli eventi culturali di matrice off. Attraverso Paratissima si sono generati processi di fruizione collettiva dell’arte che hanno contribuito in modo significativo al processo di costruzione sociale dello spazio urbano e della sua identità. Si è in pratica creato un legame reciproco e molto forte tra l’immagine, la rappresentazione esterna di Paratissima e quella del quartiere di San Salvario. Nello stesso tempo, però, essa ha contribuito a un processo di parziale gentrificazione (o, meglio, di disneyficazione) interna al quartiere, favorendo la creazione di playscapes che hanno interessato, in modo particolare, la porzione nord-occidentale del quartiere.

La tesi qui sostenuta è che le ragioni di queste ricadute, certamente inaspettate rispetto agli intenti degli organizzatori, interessati a creare una vetrina alternativa per giovani artisti emergenti, vadano ricercate nel processo di territorializzazione seguito da Paratissima. Da un lato, la scelta di trasformare gli spazi commerciali del quartiere in spazi espositivi ha attivato una positiva commistione tra circuiti esistenti e nuovi circuiti di fruizione dello spazio urbano. Le relazioni economiche, sociali e identitarie preesistenti sono diventate il veicolo per diffondere modalità nuove e creative di fruizione e rappresentazione del quartiere. Attraverso Paratissima l’arte contemporanea smette di essere confinata entro gallerie, musei ed eventi à la page come Artissima, ma viene messa a disposizione del pubblico vasto, negli spazi del vissuto quotidiano, diventando così una nuova leva di connotazione del quartiere e dei suoi attori, nonché l’occasione per fare interagire le diverse comunità locali di San Salvario: i frequentatori notturni e i commercianti diurni, gli operatori del territorio e i residenti, i vecchi residenti e i nuovi residenti “creativi”.

Tuttavia, questi processi non avvengono in modo ubiquitario, ma si realizzano con maggiore intensità laddove si concentra una quota rilevante di capitale culturale e relazionale, e dove l’identità del territorio si è costruita in modo più forte (anche attraverso tensioni, conflitti e problemi). Ne consegue, dal punto di vista delle politiche, un ammonimento rispetto alla pretesa di poter realizzare ovunque iniziative di sviluppo locale basate sull’arte contemporanea e la necessità di introdurre, nella pianificazione di questi eventi, elementi di attenzione per la dimensione spaziale dell’evento stesso.

Carlo Salone, Università di Torino

Bibliografia

Associazione Torino Internazionale (2000), Primo Piano Strategico. Associazione Torino Internazionale, Torino.

Associazione Torino Internazionale (2006), Secondo Piano Strategico. Associazione Torino Internazionale, Torino.

Associazione Torino Internazionale, IULM (2011), Arte Contemporanea a Torino. Rapporto 2010. Allemandi, Torino

Bridge G. (2006), “Perspectives on Cultural Capital and the Neighbourhood”, Urban Studies, 43, 4, pp. 719–730

EU-POLIS (2011), Torino e i territori piemontesi fra locale e globale. Politiche, reti e ancoraggi territoriali nella prospettiva place-based per la nuova programmazione 2014-2020, Inception report. EU-POLIS, Torino.

Florida R. (2002), The rise of the creative class: and how it’s transforming work, leisure, community and everyday life. Basic books, New York.

Landry C. (2000), The Creative City: A Toolkit for Urban Innovators. Earthscan Publishers, London.

Landry C. (2005), The Creative City and the Art of City-Making. Comedia, London.

Scott A.J. (2000), The Cultural Economy of Cities. Sage Publications, London.

Note

[1] Questo contributo s’inserisce nel quadro della ricerca “Torino e i territori piemontesi fra locale e globale al 2020”, condotta da EU-POLIS e finanziata dalla Compagnia di San Paolo. In particolare, il presente contributo riassume alcuni dei risultati del caso di studio sulla territorializzazione delle politiche urbane per l’arte contemporanea, sviluppato dall’autore insieme a Francesca S. Rota.

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