Giornale on-line dell'AISRe (Associazione Italiana Scienze Regionali) - ISSN:2239-3110
 

Trasformazioni digitali e infrastrutturazione del territorio

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di: Romano Fistola

EyesReg, Vol.1, N. 2 – Luglio 2011.

Il rapporto fra nuove tecnologie info-telematiche e organizzazione della città e del territorio, che vede circa un ventennio di studi ed approfondimenti, subisce oggi accelerazioni repentine a causa dell’introduzione di tecnologie sempre più pervasive, integrate, adattive, ubique e connotate da sistemi di interazione che hanno oramai superato la modalità user friendly (per indirizzarsi verso interfacce naturali, che sfruttano direttamente le potenzialità umane: voce, mani, etc.) e che produrranno effetti e profonde modificazioni nel modo di agire e di interagire nella città. Il processo di “virtualizzazione funzionale” (Fistola, 2001), attraverso il quale le attività urbane migrano dallo spazio fisico al ciberspazio a-referenziato, connota sempre più l’attuale condizione urbana. L’interazione fra dimensione reale e dimensione digitale della città è un fenomeno che evolve in maniera complessa e mutante ed appare difficile formalizzarne le caratteristiche ed i trend di sviluppo (Mitchell, 1995).

Le modificazioni, che possono considerarsi quali esternalità del fenomeno, stanno interessando tutte le strutture e le infrastrutture territoriali e producono profonde mutazioni nei sistemi sociali degli insediamenti umani. Considerando l’elevata penetrazione territoriale dell’accesso alla rete Internet, in particolare in Europa, tenendo conto dello sviluppo dei processi di convergenza tecnologica (che consentono l’accesso alla rete anche da dispositivi mobili) e prendendo atto della consistente riduzione dei costi dei dipositivi, appare possibile affermare che le nuove “città digitali” rappresentano una realtà concreta e definiscono un “assetto” parallelo che potrebbe essere utilizzato, attraverso opportuni processi di governo, per definire una nuova “città integrata”. Non operare in maniera integrata su tali processi di trasformazione potrebbe far si che, alcuni fra i principali elementi di riferimento e di regolazione dell’assetto territoriale: la distribuzione, l’intensità d’uso e la specificità tipologica delle attività, potrebbero mutare radicalmente (fuori da ogni controllo) mettendo ulteriormente in crisi qualsiasi tentativo di governo del sistema urbano e territoriale.

L’approfondimento sul rapporto fra rapporto fra Nuove Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (NICT) e trasformazioni urbane e territoriali è oramai giunto ad una fase “matura” un punto nel quale, considerando il numero di contributi presenti nella letteratura internazionale, sarebbe lecito aspettarsi un “riversamento” delle definizioni della ricerca nel campo operativo in particolare in un ambito disciplinare, come quello urbanistico, nel quale la necessità di nuove procedure, tecniche e strumenti di governo dell’evoluzione del sistema urbano, è diffusamente percepita.

In altre parole delle potenzialità dell’inclusione delle NICT all’interno della città, quali fattori catalizzatori di sostenibilità e vivibilità del sistema urbano vi è, all’interno della comunità scientifica (e non solo) una diffusa consapevolezza. Ciò che colpisce è, al contrario, come tali indicazioni siano prevalentemente, rimaste inapplicate (a volta del tutto ignorate) da parte dei decisori e degli amministratori della città e del territorio, in una sorta di indifferenza al cambiamento in atto. Rispetto a tale inerzia amministrativa va ancora sottolineata la capillare la diffusione sociale delle NICT che produce sostanziali mutamenti nei comportamenti e nelle interazioni fra individui (basti pensare che il popolo di Facebook rappresenta la terza popolazione mondiale circa 450.000.000 individui).
L’informazione rappresenta il bene di riferimento dell’economia mondiale. Le nuove economie metropolitane fondano su di essa la propria esistenza producendo, elaborando e trasferendo giornalmente enormi quantità di dati. Internet costituisce una concreta struttura di supporto per tutte le attività umane ed in alcuni casi per la sopravvivenza stessa degli insediamenti collettivi.

I “numeri” della rete sono oramai enormi ed in continua crescita.
• dal 2000 al 2010 gli utenti Internet sono cresciuti di oltre il 300%;
• ogni mese su internet transitano 8 Exabyte di dati (un Exabyte corrisponde ai dati contenuti da 250 milioni di DVD), nel 2011 si stima che diventeranno 28 Exabyte;
• il volume di dati trasmessi e ricevuti attraverso la rete da 20 case americane alla fine del 2010 è stato equivalente all’intero traffico Internet che transitava sulla rete nel 1994;
• nel 2008 il traffico generato dalle utenze residenziali è stato maggiore di quello generato dalle utenze business, e crescerà complessivamente del 58% entro la fine del 2011;
• la quantità di dati scambiati su internet crescerà ad un ritmo annuo che oscillerà tra il 50% ed il 100% a causa, soprattutto, di applicazioni “pesanti” come video e giochi multiplayer. Ciò significa che la massiccia quantità di banda che richiedono potrebbe portare alla saturazione del sistema Internet, almeno per come lo conosciamo oggi, entro il 2011.iut300%

Considerando quanto appena esposto è oramai largamente condiviso il principio che individua nelle reti telematiche a larga banda un key-factor per lo sviluppo socio-economico del territorio.
La presenza di tali infrastrutture assicura la possibilità, per la collettività, di accedere alle nuove forme di info-comunicazione e, per le imprese, la potenzialità di prender parte a nuovi processi economici e produttivi che si generano e si sviluppano, a volte, esclusivamente nella nuova economia digitale. La rapida crescita di tutte le componenti socio-economiche che hanno trovato nella net-economy un eccezionale supporto e veicolo di sviluppo, ha addirittura condotto a casi “particolari” di intrapresa atipica che tuttavia l’esplosione della “bolla dot-com” del 2000 ha definitivamente cancellato dal mercato.

Oggi si è in una situazione forse ideale per lo sviluppo concreto del territorio legato alle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione in considerazione di alcune condizioni:
– la tenuta del comparto tecnologico che ha risentito relativamente della crisi globale;
– la diffusione delle “etiche digitali” che hanno consentito la definizione di nuovi processi produttivi di beni e servizi;
– la totale reingegnerizzazione digitale di molte grandi multinazionali ma anche di molte SME che sono conseguentemente riuscite a snellire i processi produttivi, partecipare a network innovativi di imprese ed accedere a nuovi mercati anche remoti;
– l’abbattimento dei costi di acquisizione dei dispositivi e delle tariffe di accesso alla rete;
– la convergenza tecnologica che consente di accedere alla rete attraverso la televisione o mediante i telefoni cellulari, anche in tecnologia “push” (sempre connessi);
– lo spostamento verso il digitale dei servizi di fonia con una forte tendenza verso il VoIP (voice over IP) che consente un notevole contenimento dei costi;
– la diffusione sociale della tecnologia con il conseguente superamento di alcune barriere storiche che in parte escludevano categorie di utenti dall’uso digitale per motivi di età o di conoscenza.

La condizione necessaria per tale sviluppo è la presenza sul territorio delle infrastrutture di comunicazione telematica. Anche in questo caso va rilevato, nel nostro Paese, un pericoloso atteggiamento di “indifferenza” o forse di sottovalutazione. L’Italia, ai primi posti nel mondo per diffusione di dispositivi per la telefonia mobile, sembra mostrare qualche difficoltà nel varare iniziative di supporto alla realizzazione di tali infrastrutture, in particolare a causa di “tentennanti” politiche governative che in alcuni casi hanno agito da fattore di inerzia anche verso interessanti iniziative imprenditoriali per il cablaggio in fibra ottica del territorio, portate avanti dai maggiori provider di TLC quali ad esempio Vodafone.

La domanda incrementale di accesso a procedure che impegnano considerevoli quantità di banda, quali la comunicazione audiovideo, la videoconferenza multipoint, lo streaming video, il gioco multiplayer in rete, etc., non potrà avere risposta, da parte delle società di TLC se non predisponendo nuovi canali ad alta velocità peraltro indispensabili alla trasmissione di contenuti nella nuova era della convergenza digitale. Probabilmente la definizione dei contenuti rappresenta il campo di attività che impegnerà molte società info-telematiche nell’immediato futuro.

Lo scenario della società digitale mostra trend di partecipazione sempre maggiore ai social networks, la costruzione di città digitali nelle quali è possibile accedere ai servizi della città reale superando le quotidiane difficoltà presenti nella dimensione fisica, la disponibilità di interi mondi virtuali (quali Second Life o EVE on line) verso i quali un numero crescente di individui (più di 10 milioni) sembra tendere per a sostituirli a quelli reali e nei quali è oramai possibile guadagnare soldi “veri” attraverso la costruzione e vendita di contenuti digitali (Ludlow 2010). In tale panorama tendenziale la disponibilità di reti a banda larga rappresenta un elemento basilare nell’offerta insediativa che i territori, in particolare quelli metropolitani, dovranno predisporre. Sulla qualità di tale offerta si fonderà molta della competizione fra territori nella definizione di iniziative di marketing territoriale e attrazione di investimenti. Per dirla con Derrick De Kerckove: “non esiste virtualità senza materialità”, e la città sembra obbedire in pieno a tale norma.

In sintesi i processi di trasformazione urbana e rigenerazione indotta dalla rete vanno attentamente analizzati e studiati alfine di predisporne opportune procedure per il governo. Contrariamente a quanto si pensava qualche anno fa, le nuove tecnologie info-telematiche sembrano rappresentare un fattore di “complessificazione” urbana in quanto incidono, in misura quantitativa e qualitativa, sulle relazioni possibili fra gli attori e fra questi e le funzioni urbane (Moss e Townsend 2000). La tecnologia va considerata un elemento endogeno del processo di governo del territorio e non una componente additiva. Ciò che in tale panorama appare oramai indifferibile è, accanto all’intervento infrastrutturale, la predisposizione di approcci, tecniche e metodi innovativi per riuscire a governare ed orientare la diffusione tecnologica facendo in modo che possa divenire un concreto elemento di supporto allo sviluppo sostenibile del territorio.

Romano Fistola, Università del Sannio e Università di Napoli “Federico II”

Bibliografia

De Kerchove, D. (1997), Connected Intelligence: the arrival of the web society, Somerville House, USA.

Fistola, R. (2008), “The Digital Urban Plan: A New Avenue for Town and Country Planning and ICT”, in Aurigi, A. E De Cindio, F., Augmented urban spaces: articulating the physical and electronic city, Ashgate, London.

Fistola R. (2000), “Funzioni e trasformazioni urbane. Per una pianificazione della città digitale”, XX Conferenza Italiana di Scienze Regionali: Crescita regionale ed urbana nel mercato globale, Palermo 20-22 settembre 2000.

Fistola, R. (2001) (ed.), M.E-tropolis funzioni innovazioni trasformazioni della città, Giannini, Napoli.

Ludlow, P. (2010), “Teste da ingegneri e cuori da umanisti. E’ questo il futuro”, in: La Stampa.it, 13.01.2010.

Mitchell, W. (1995) City of Bits: Space, Place and the Infobahn, MIT Press, Cambridge Mass.

Moss, M. L. e Townsend, A. M. (2000), “How telecommunications systems are transforming urban spaces”, in Wheeler, J. O., Aoyama, Y. e Warf, B. eds. Cities in the Telecommunications Age: the fracturing of geographies, Routledge, London.

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