Gli integratori di conoscenza a supporto della produttività delle PMI

di: Ombretta Buzzi, Giuseppe Confessore

EyesReg, Vol.7, N.5, Settembre 2017

 

Il periodo di crisi dell’economia italiana si misura oramai in anni, se non in decine di anni; da tempo il nostro Paese cresce del 50% rispetto alla crescita degli altri grandi paesi europei con i quali possiamo confrontarci. Se in tutta Europa in dieci anni gli investimenti fissi lordi sono diminuiti del 10%, in Italia essi sono diminuiti del 30% (Commissione Europea, 2017).

Siamo tutti d’accordo che la principale correlazione per la mancata crescita del nostro PIL è da rilevare con la mancata crescita degli investimenti, privati e pubblici. Ma è opportuno sollevare la questione, su cui non c’è unanimità di risposta, relativa a se favorire gli investimenti per far crescere principalmente la domanda interna oppure se favorire principalmente le esportazioni e la competitività internazionale dalle quali far trainare la crescita della domanda interna.

Quale che sia la risposta, gli investimenti da favorire sono in ogni caso quelli che permettono la crescita della produttività, che dal secolo scorso è bloccata come se fosse una “costante universale” delle scienze economiche.

La crescita della produttività porterà alla crescita del PIL; ma la produttività cresce con investimenti direzionati verso l’innovazione industriale: di prodotto, di processo e organizzativa. Le aziende dei settori tradizionali soffrono oggi per avere una capacità produttiva inutilizzata che non permette il ritorno degli investimenti; è necessario quindi investire in innovazione nei settori ad alto valore aggiunto; anche quelli tradizionali, ad esempio dei settori del Made in Italy, con investimenti in innovazione possono migrare verso settori a più alto valore aggiunto.

 

Il ruolo della conoscenza tacita nei processi di innovazione

La struttura produttiva del nostro Paese, composta per oltre il 99% da micro, piccole e medie imprese che contribuiscono per oltre il 80% all’occupazione complessiva, non facilita gli investimenti in innovazione e il ruolo del decisore pubblico diventa fondamentale per agevolare un processo che diventa sempre più necessario e urgente da attuare.

Agevolare i processi di innovazione industriale nelle imprese, a maggior ragione se queste sono di piccola dimensione, vuol dire mettere a sistema la conoscenza del mondo della ricerca pubblica che in Italia, nonostante tutte le difficoltà che conosciamo, risulta eccellente in molti settori scientifici.

Un aspetto sostanziale della possibilità che un’impresa utilizzi quanto sviluppato nel mondo della ricerca, è quello di individuare un modello efficace ed efficiente per valorizzare l’incontro tra la domanda degli imprenditori e l’offerta dei gruppi di ricerca.

Come illustrato in Escoffier et al. (2012), ad oggi i processi di trasferimento della conoscenza codificata sono sufficientemente sostenuti dalle reti territoriali che comprendono ad esempio gli uffici di trasferimento tecnologico degli atenei, degli enti di ricerca, dei vari consorzi pubblico privati. Al contrario invece, i processi di valorizzazione della conoscenza tacita presente nei gruppi di ricerca, ma anche nelle stesse imprese, è poco studiata mentre la sua natura non codificata (in articoli, brevetti, rapporti tecnici, eccetera) è ritenuta una delle fonti primarie di innovazione per accrescere il vantaggio competitivo delle imprese (Kabir, 2013).

E’ quindi necessario investire su figure professionali, da noi chiamati “integratori di conoscenza”, che secondo il nostro modello sono dei catalizzatori per accelerare il processo di incontro tra domanda e offerta, operando in modo complementare alla rete di sostegno al trasferimento tecnologico presente su un territorio (Buzzi e Confessore, 2016).

Per giocare un ruolo efficace, gli integratori dovranno favorire il trasferimento e la trasformazione della conoscenza tacita espandendo e caratterizzando il cosiddetto modello SECI (Socializzazione, Esternalizzazione, Combinazione, Internalizzazione) presentato nel lavoro di Nonaka et al. (2000).

Alla base del modello c’è la considerazione che la conoscenza tacita può essere trasferita tra le persone attraverso attività di Socializzazione e poi trasformata in conoscenza esplicita, o comunque codificata, con attività di Esternalizzazione. Inoltre, la conoscenza esplicita così generata può essere trasformata in altra conoscenza esplicita mediante una Combinazione della stessa o in altra conoscenza tacita mediante forme di Internalizzazione.

Il trasferimento e la trasformazione della conoscenza può essere favorito dalla figura dell’integratore di conoscenza che dovrà operare per Socializzare con gli imprenditori e con i ricercatori al fine di poter attivare l’Esternalizzazione della conoscenza tacita, a beneficio di una successiva Combinazione che porti allo sviluppo di conoscenza esplicita utile ai processi di innovazione industriale. Come effetto collaterale, ma non trascurabile, tale processo dovrà terminare con l’Internalizzazione della nuova conoscenza esplicita in conoscenza tacita delle imprese e dei gruppi di ricerca, a beneficio dell’intero sistema economico.

Nel suo operare, l’integratore di conoscenza si dovrà rapportare continuamente con gli imprenditori per intercettare la domanda potenziale e con i ricercatori per individuare le nuove frontiere della conoscenza; per far questo dovrà saper parlare i diversi linguaggi del mondo industriale e di quello scientifico, avendo la capacità di rapportarsi con ingegneri, economisti, scienziati politici, sociologi, medici, chimici, biologi, eccetera.

 

La politica pubblica

La Politica Pubblica dovrebbe a nostro avviso prendere in considerazione la formazione di figure professionali atte a sfruttare l’enorme potenziale della conoscenza tacita insita nei mondi della ricerca pubblica e delle imprese. La figura da noi ipotizzata dell’integratore di conoscenza potrebbe essere inserita ad esempio nei profili formativi come specializzazione post laurea, prevedendo il tema della valorizzazione della conoscenza tacita all’interno dei diversi corsi di Master e Dottorato esistenti sul tema del trasferimento tecnologico.

A livello regionale sarebbe utile specializzare la figura dell’integratore di conoscenza sui temi relativi ai differenti contesti produttivi evidenziati nelle Smart Specialization Strategies di cui ogni Regione si è dotata per canalizzare le agevolazioni della programmazione europea 2014-2020. Una tale figura potrebbe potenziare l’opera di incubatori, uffici di trasferimento tecnologico, parchi scientifici, eccetera, favorendo la partecipazione di imprese e gruppi di ricerca alle progettualità nell’ambito dei Programmi Operativi Regionali come il Fondo Sociale Europeo volto alla formazione e il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale volto a potenziare il sistema imprenditoriale.

Dovrebbe inoltre essere interesse diretto delle Parti Sociali la valorizzazione di figure professionali capaci di aumentare il potenziale competitivo delle imprese al fine di garantire e aumentare l’occupazione; una spinta verso la formazione della figura dell’integratore di conoscenza potrebbe venire dall’uso dei cosiddetti fondi interprofessionali che hanno proprio l’obiettivo di supportare la formazione dei dipendenti delle imprese. Aumentare la sensibilità e le competenza sul tema della conoscenza tacita permetterebbe alle imprese di potersi interfacciare efficacemente con gli integratori di conoscenza.

Ombretta Buzzi e Giuseppe Confessore, Consiglio Nazionale delle Ricerche

 

Riferimenti bibliografici

Buzzi O., Confessore G. (2016), Rendere efficace il trasferimento tecnologico per le PMI italiane: l’incontro tra domanda e offerta di tecnologia e la necessità dell’ “integratore di conoscenza”, L’industria, XXXVII, 1: 167-200.

Commissione Europea (2017), Relazione per paese relativa all’Italia 2017 comprensiva dell’esame approfondito sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici, Bruxelles, SWD (2017) 77.

Escoffier L., La Vopa A., Loccisano S., Puccini M., Speser P. (2012), Technology transfer and knowledge transfer activities in Italy: a detailed analysis, The Quarterly Review of Corporation Law and Society, Waseda University, 32: 153-186.

Kabir, N. (2013), Tacit Knowledge, its Codification and Technological Advancement, The Electronic Journal of Knowledge Management, 11, 3: 235-243.

Nonaka I., Toyama R., Konno N. (2000), SECI, Ba, and Leadership: a unified model of dynamic knowledge creation, Long Range Planning, 33, 1: 4-34.

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